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Lucca, stessi turisti ma meno... affamati: nei ristoranti consumi in calo

di Michele Masotti
Turisti in centro a Lucca (foto d'archivio)
Turisti in centro a Lucca (foto d'archivio)

Tra le cause le ondate di calore con i locali della città costretti a rivedere i menu. Ma anche minor disponibilità economica con clienti che consumano un piatto in due

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LUCCA. Le presenze in città sono rimaste, a grandi linee, le medesime dell’estate 2025, un risultato non scontato considerando l’attuale scenario geopolitico, ma i consumi sono calati. Parlare di inversione di tendenza sarebbe di certo un esercizio affrettato ed eccessivo. La “fotografia” scattata, però, nei giorni scorsi da Confcommercio Lucca-Massa Carrara invita ad analizzare nella sua interezza l’attuale stagione, ritenuta dagli addetti ai lavori atipica. Tra emergenza caldo, rincari energetici, tensioni mediorientali e anche la disputa dei mondiali di calcio, che hanno tenuto impegnate per un mese le comitive di inglesi, tedeschi, francesi e spagnoli, di motivi che hanno favorito una certa contrazione dei consumi in molti settori ce ne sono stati diversi.

Mix di cause

Aver lasciato alle spalle il weekend ferragostano consente agli operatori del settore di tracciare un bilancio parziale su una stagione alle battute finali. «Speriamo di trovare conforto dalle settimane del Settembre Lucchese ma, al momento, rispetto allo scorso anno abbiamo constatato un calo dei consumi – afferma il presidente provinciale di Fipe ristoratori Antonio Fava – è un dato di fatto che non riguarda soltanto la nostra categoria. Allo sviluppo di questo scenario hanno contribuito una serie di fattori: situazione internazionale, aumento dei costi energetici, mondiali di calcio e soprattutto il grande caldo. A Ferragosto abbiamo registrato degli ottimi numeri anche grazie ai molti italiani non andati all’estero». Secondo Fava l’emergenza caldo non è stata l’unica causa di questa diminuzione dei consumi. «Sicuramente ha giocato un ruolo importante, costringendo i ristoratori a cambiare in corsa d’opera i menù proponendo piatti più freschi, con un conseguente calo di ordinazioni di pietanze magari tradizionali come i tordelli– sintetizza il numero uno di Fipe – Le alte temperature hanno fatto sì che molti clienti abbiano preferito cercare refrigerio nei ristoranti in collina. Servono sicuramente delle azioni di rigenerazione urbana capace di pensare la città come un luogo di aggregazione sostenibile».

Niente pessimismo

Stefano De Renieri, titolare del ristorante “Il Mecenate” in via del Fosso, invita ad aspettare prima di tracciare un bilancio definitivo sulla stagione. «Abbiamo ancora davanti settembre, ottobre e il Lucca Comics – avverte – Magari potrebbe darci una mano un clima più mite, una buona proliferazione di funghi e altri aspetti. Attenderei metà novembre prima di fare un’analisi. Ho notato, comunque, un calo di consumi legato alla qualità: tanti clienti, giusto per fare un esempio, hanno preso un piatto in due. I motivi possono essere riassunti nei rialzi energetici, nelle continue tensioni internazionali e anche nel gran caldo. Mi auguro che queste temperature siano un’eccezione perché se dovessero diventare la regola di ogni estate, servirebbero delle contromisure». De Renieri parla senza mezzi termini di una stagione estiva atipica. «A memoria non ricordo tre mesi di alta stagione, eccezion fatta per il biennio contrassegnato dal Covid, condizionati da fattori diversi tra loro ma altrettanto impattanti – conclude il ristoratore, custode della tradizionale cucina lucchese – Di questa situazione ne hanno risentito perlopiù i ristoranti frequentati esclusivamente dai turisti. Coloro, invece, che possono contare pure su una clientela affezionata di lucchesi hanno avuto riscontri differenti. Sarà che sono ottimista di natura, però classificherei l’estate 2026 alla voce particolare. Non vedo all’orizzonte inversioni di tendenza rispetto al recente passato».
 

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