Lucca, fanno sesso con una ragazza in auto: tre condannati, uno va a processo
Pena di 3 anni e mezzo, per tutti l’accusa è violenza sessuale di gruppo
LUCCA. Tre condanne a 3 anni e mezzo con rito abbreviato e un rinvio a giudizio. Per tutti gli imputati il reato contestato era quello di violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza.
È il dispositivo della sentenza letta ieri mattina dal gup Alessandro Dal Torrione nel procedimento che, in origine, aveva visto la Procura chiedere l’archiviazione, l’allora gip Antonia Aracri disporre l’imputazione coatta e il pm chiedere l’assoluzione.
Il giudice ha deciso diversamente nel processo innescato dalle dichiarazioni di una ragazza - costituita parte civile - che aveva denunciato di aver subìto violenze in auto.
Il contesto di quella sera da cui tutto ha avuto inizio, era cominciato con un primo rapporto a tre consensuale. Poi nel corso della serata al gruppo si erano uniti altri due giovani con la ragazza, sui sedili posteriori dell’auto, costretta a subire altri approcci pesanti non desiderati.
I tre condannati e l’amico a processo sono quattro giovani lucchesi, di età di poco superiore ai 20 anni.
La ragazza ne conosceva due in particolare. E con loro aveva deciso, senza costrizioni, di avere un rapporto intimo.
Ma questa è solo la prima parte di una vicenda che in un passaggio originario, attraverso l’incidente probatorio, aveva convinto la Procura (pm Paola Rizzo) a chiedere l’archiviazione non ravvisando la consumazione di reati.
Gli imputati (difensori Gianmarco Romanini, Nicola Barsotti, Stefano Saani e Laura Silvestri) hanno sempre respinto l’accusa di aver costretto l’amica a subire rapporti sessuali contro la sua volontà.
Quella sera, dopo il sesso a tre consumato consensualmente, il gruppo era passato da un locale e aveva incontrato altri due ragazzi. I cinque avevano poi deciso di fare un giro in auto da Lucca verso la Piana.
Sarebbe stato questo il momento in cui, chi era sui sedili posteriori, avrebbe imposto un atto sessuale alla ragazza.
Un’azione vissuta dalla giovane come una costrizione e diventata una denuncia conclusa in primo grado con tre condanne e il rinvio a giudizio di chi non ha scelto riti alternativi confidando di poter ottenere un proscioglimento dalle accuse che, al contrario, saranno ribadite di nuovo in aula dalla Procura davanti al collegio del Tribunalel
Pietro Barghigiani
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