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Corte d'Appello

Lucca, stalking contro l'ex moglie: confermata la condanna per un ristoratore

di Luca Tronchetti

	Il palazzo di Giustizia a Novoli dove si trova la Corte d'Appello
Il palazzo di Giustizia a Novoli dove si trova la Corte d'Appello

Resta la pena di 5 anni e 8 mesi anche per estorsione

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LUCCA. La Corte d’Appello di Firenze conferma la condanna in primo grado nei confronti del ristoratore lucchese di 48 anni originario della Campania accusato di stalking ed estorsione ai danni della ex moglie. Cinque anni e otto mesi all’oste che si trova ancora agli arresti domiciliari dopo la sentenza di primo grado (7 gennaio 2025, giudice monocratico Riccardo Nerucci) e nei cui confronti pendono ancora tre procedimenti penali al tribunale di Lucca legati a un’altra accusa di stalking e alla violazione del divieto di avvicinamento che gli era stato imposto in fase d’indagine dal giudice. L’uomo (di cui omettiamo il nome a difesa della vittima) dovrà risarcire alla ex moglie una provvisionale di 13mila euro che si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Florenzo Storelli.

I fatti contestati

La clamorosa vicenda risaliva al periodo tra il novembre 2022 e l’agosto 2023 quando il rapporto tra la coppia si era concluso. L’ormai ex ristoratore all’epoca aveva lasciato la moglie e non lavorava più nel locale dove svolgeva le mansioni di dipendente, ma avanzava cospicue pretese economiche. Per l’accusa sosteneva di essere comproprietario del noto ristorante del centro storico appartenente però da anni alla famiglia della donna. Lei all’inizio aveva risposto negativamente alle sue richieste, ritenute del tutto infondate e a quel punto lui, com’è emerso al processo, aveva iniziato a renderle la vita impossibile. Si era fatto dare dei soldi dall’ex moglie terrorizzata dalle sua minaccia di dar fuoco al locale.

Nuove vessazioni

L’ex coniuge aveva proseguito nelle sue continue pretese di denaro. Secondo gli inquirenti, inoltre, pedinava la donna, si presentava sotto casa o nel suo ristorante minacciando scenate davanti ai clienti e le mandava messaggi minatori insistenti. Ad un certo punto la decisione della proprietaria del locale di rivolgersi ai carabinieri denunciando quella situazione ormai insostenibile. Per il quarantottenne ristoratore era scattato il divieto di avvicinamento. Pochi mesi dopo però, il giudice delle indagini preliminari, ravvisando la pericolosità del comportamento dell’uomo, aveva modificato la misura trasformandola in ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari. Dopo altri sei mesi il gip aveva alleggerito la misura cautelare, disponendo il divieto di avvicinamento con tanto di braccialetto elettronico. Un dispositivo che suona un allarme nel caso che si avvicini a meno di 500 metri dalla vittima. l
 

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