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Lucca, movida e rumori molesti: archiviazione per l'ex sindaco Tambellini e quello in carica Pardini

di Pietro Barghigiani

	La folla in area Porta dei Borghi nel centro storico
La folla in area Porta dei Borghi nel centro storico

Nessun rilievo penale per i titolari dei locali e gli amministratori denunciati da otto residenti

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LUCCA. Gli schiamazzi di notte con il rumore provocato dai clienti dei locali nella zona di Porta dei Borghi non sono un comportamento penalmente rilevante. Né a carico dei titolari dei locali, né in capo ai sindaci.

Tutti accusati da otto residenti firmatari di una denuncia di non aver provveduto, a vario titolo, a limitare i decibel, fonte di disagio e fastidio notturno.

Lo ha deciso il gip Raffaella Poggi respingendo l’opposizione alla richiesta di archiviazione avanzata dal pm. Gli otto titolari dei pubblici esercizi erano difesi dagli avvocati Elena Tori, Marco Treggi e Florenzo Storelli. L’ex sindaco Alessandro Tambellini dall’avvocato Carlo Di Bugno e l’attuale primo cittadino, dalla legale Lodovica Giorgi.

Disturbo della quiete pubblica per i privati e omissione di atti di ufficio per gli amministratori le accuse mosse dai cittadini. Su entrambi le contestazioni il giudice ha ritenuto insussistenti le basi per arrivare a un giudizio e ha disposto l’archiviazione. I residenti chiedevano al Comune un’ordinanza per limitare i rumori fuori dai locali.

«Il fenomeno descritto negli atti – costituito da una presenza serale e notturna di persone in area urbana, con episodi occasionali di rumorosità e schiamazzi – ha invero connotazioni “ordinarie” in quanto reiterato e strutturale, e quindi ontologicamente incompatibile con la nozione di contingibilità elaborata dalla giurisprudenza amministrativa – si legge nell’ordinanza di archiviazione – La circostanza che l’amministrazione fosse a conoscenza della situazione, avendo adottato nel tempo misure e provvedimenti ordinari di gestione, esclude altresì il requisito dell’urgenza, intesa come necessità di un intervento immediato e non differibile». Per il giudice manca anche il requisito «del pericolo attuale e concreto per la pubblica incolumità o la sicurezza urbana. «Risultando piuttosto prospettato un disagio diffuso e intermittente, che la giurisprudenza qualifica come fisiologico nei contesti urbani ad alta vocazione commerciale e non idoneo, di per sé, a legittimare il ricorso a strumenti extra ordinem» chiosa Poggi.

Per quanto riguarda il comportamento di Palazzo Orsetti, dai tempi di Tambellini a quelli di Pardini, si dà atto che la Procura ha svolto ulteriori approfondimenti investigativi e sviluppato considerazioni basate sugli atti già in suo possesso. «In particolare, risultano acquisiti accertamenti tecnici e documentazione Arpat relativi a verifiche fonometriche effettuate nella zona indicata dagli opponenti nei primi mesi del 2026 i quali non hanno evidenziato superamenti sistematici dei limiti di legge, né consentito di attribuire in modo univoco le immissioni sonore all’attività di uno o più specifici esercizi commerciali. Tali risultanze hanno confermato l’assenza di dati oggettivi idonei a dimostrare una rumorosità penalmente rilevante riferibile direttamente alla gestione dei locali». L’impegno del Comune, anche attraverso il contratto con una vigilanza privata per limitare gli eccessi in zona, è stato riconosciuto dal giudice.

Sopralluoghi di municipale e carabinieri avevano registrato una situazione caratterizzata da presenza diffusa e variabile di persone in area pubblica, «con rumori e schiamazzi non riconducibili all’attività dei singoli esercizi, né tali da evidenziare una tolleranza colpevole o una sistematica inerzia in capo ai gestori» ancora l’ordinanza di archiviazione.

Il gip sottolinea che il titolare sconfina nel penale solo quando si dimostra «che l’esercente abbia omesso un intervento concretamente esigibile e causalmente idoneo a impedire un disturbo riconducibile alla frequentazione del locale, restando esclusa ogni forma di responsabilità oggettiva per condotte estemporanee, imprevedibili o svoltesi in spazi pubblici non soggetti al loro controllo (va da sé che detta posizione di garanzia non può estendersi ai fatti posti in essere oltre l’orario di chiusura del locale) ». Se ci sono tante persone fuori dal locale che parlano a voce alta (e spesso il locale è già chiuso) e aumentano i decibel non è colpa dell’esercente, né del Comunel

P. B.

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