Lucca, le mani russe sulla tenuta da sogno – Chi è il nuovo proprietario
La famiglia Fontana, Dino e il figlio Eugenio, hanno trovato l’accordo sulla base di circa 5 milioni e mezzo di euro
MONTECARLO. La voce, tra i vigneti del colle di Montecarlo, girava già da qualche mese. E a fine marzo, nello studio del notaio Marzio Villari di Querceta, è stata messa nero su bianco: la famiglia Fontana ha ceduto l’intera tenuta del Buonamico a una società con molti interessi, soprattutto in Versilia, nel settore del turismo. Una società i cui proprietari sono "schermati" da una fiduciaria, ma fanno capo all’imprenditore di origini russe Vitaly Bezrodnykh.
Una storia di nomi pesanti
Dino Fontana, insieme al figlio Eugenio, era diventato proprietario del Buonamico, una delle tenute più importanti dell’area del Doc di Montecarlo, nel corso del 2009. Si tratta di nomi pesanti dell’imprenditoria lucchese: la famiglia è infatti quella dell’azienda olearia Salov, dalla quale però Dino ed Eugenio erano usciti da diversi anni. E nomi pesanti erano anche quelli dei precedenti proprietari: Egiziano Maestrelli ed Aldo Grassi, i vertici dell’ultimo periodo d’oro della Lucchese tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta. Una volta acquistata la tenuta, i Fontana misero in campo investimenti importanti, a partire dal rinnovo dei vigneti e dall’acquisizione di altri appezzamenti confinanti. Oltre a mosse significative dal punto di vista del marketing e della distribuzione, portando i loro prodotti sia nei ristoranti più gettonati che sugli scaffali della grande distribuzione.
Il nuovo capitolo
La società che ha acquisito l’intero capitale sociale della "Tenuta del Buonamico srl" è la Vers Italia con sede a Camaiore: l’accordo con i Fontana è stato raggiunto per un controvalore di circa 5 milioni e mezzo di euro sulla base del bilancio chiuso allo scorso 31 dicembre. Da considerare - come avviene di solito in queste compravendite - che gli acquirenti si faranno carico dei mutui ipotecari esistenti sui beni dell’azienda. Se questo è quanto scritto negli atti firmati nello studio del notaio Villari, più complicato è capire l’identikit dei nuovi proprietari. Al tavolo con i Fontana si è infatti seduto l’amministratore unico di Vers Italia Marco D’Ascoli, che però ricopre soltanto un ruolo tecnico e amministrativo nella compagine. Il 100% delle quote della società appartengono alla "Vers Properties", una società anonima con sede in Lussemburgo. Si tratta di un’architettura di partecipazioni del tutto lecita e che viene spesso adoperata per non far figurare in prima persona i reali proprietari, sulla falsariga di quanto avviene nel diritto italiano con le società fiduciarie. La Vers Italia, però, è tutt’altro che sconosciuta alle cronache, così come il suo proprietario: si tratta, come accennato, di Vitaly Bezrodnykh, finanziere che agisce (anche) nel campo delle criptovalute in particolare tra Singapore, Stati Uniti e San Salvador. E con una predilezione per la Toscana.
Una serie di compravendite
A partire dal 2022, infatti, la società si è impegnata in un’importante serie di compravendite, in particolare sulla costa della Versilia. Lo schema è sempre quello: Vers Italia è di fatto una holding di partecipazione in altre società che detengono materialmente gli immobili e le attività. Si parte con "La Romanina srl", proprietaria di una villa sul lungomare di Poveromo a Marina di Massa, per proseguire verso Forte dei Marmi, con il bagno Royal, l’Hotel Tirreno in viale Morin e l’hotel Belvedere in via IV novembre. Altri due alberghi sono nel "paniere" sul lungomare di Lido di Camaiore: si tratta dell’Alba sul Mare e del Valdinievole. Un altro albergo, ma stavolta a Viareggio, è quello che si trova in viale Einaudi, di fronte alla Fossa dell’Abate: si tratta dell’immobile realizzato a suo tempo dall’imprenditore pisano ed ex presidente della Lucchese Andrea Bulgarella e gestito dalla società Viareggio Touring. Sempre a Viareggio, la Vers Italia ha rilevato le quote delle società che possiedono il centro congressi, il ristorante e lo stabilimento balneare del Principe di Piemonte, un tempo in mano pubblica per poi finire nel crack della Viareggio Patrimonio e, di conseguenza, all’asta fallimentare.
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