Il mito
Altopascio, genitori assolti in appello dall’accusa di picchiare la figlia
In primo grado vennero condannati a 2 anni, la bimba fu anche allontanata da casa
ALTOPASCIO. Condannati in primo grado a due anni con la condizionale per maltrattamenti nei confronti della figlia, all’epoca studentessa alle medie, in appello la coppia di genitori è stata assolta con la più ampia delle formule: il fatto non sussiste.
A sei anni dai fatti che videro anche l’allontanamento della ragazzina dalla famiglia per essere seguita in un centro dove aveva concluso l’anno scolastico da remoto, la vicenda segna un epilogo opposto a quello definito in primo grado a Lucca. Difesi dall’avvocato Ilenia Vettori, i genitori hanno sempre respinto le accuse di violenze fisiche e psicologiche sulla figlia ora più che maggiorenne e che nel tempo è rientrata nella famiglia di origine straniera.
Tutto nasce alla fine di gennaio del 2020 quando la studentessa si reca a scuola e confida in lacrime alle insegnanti di non voler tornare a casa e di aver bevuto candeggina e preso due pillole per la disperazione di dover subire le botte del padre e della madre. La portano al pronto soccorso dove esce con un referto che esclude l’ingestione di candeggina e si segnala un’escoriazione a un gomito. Il malessere è evidente, ma le prove del reato non chiarissime. La prognosi è di 10 giorni. Prima di quell’episodio la ragazza aveva confessato a una professoressa di vivere in una situazione di terrore domestico con un papà violento che la picchiava e che il suo desiderio era quello di lasciare quella casa. Sentita in occasione dell’incidente probatorio torna sulle vicissitudini casalinghe. Un episodio, in particolare, fa alterare la coppia.
Succede quando scoprono che la ragazza ha un profilo Instagram. Un effetto scatenante che fa infuriare i genitori che la sgridano e, è la denuncia della ragazza, la percuotono con una scopa. Opposta la ricostruzione della coppia non creduta in primo grado e accolta nella loro versione dei fatti in Corte d’Appello. Per loro la ragazza non si era ambientata bene e viveva con disagio un inserimento difficile dal Paese di origine. Di qui le tensioni familiari e quei fraintendimenti, complice anche una difficile comunicazione in casa, culminati con il gesto del gennaio 2020 che dette il via alla procedura conclusa con l’allontanamento, durato quasi un anno, e poi il processo ai genitori. Assolti con una sentenza che cancella le accuse di maltrattamenti verso la figlia.
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