Il Tirreno

Lucca

L'inchiesta

Uccisi dal monossido a Porcari, la causa da un tubo della caldaia staccato

di Gianni Parrini

	La famiglia Kola deceduta la sera del 4 febbraio per le esalazioni del monossido di carbonio sprigionato da una caldaia
La famiglia Kola deceduta la sera del 4 febbraio per le esalazioni del monossido di carbonio sprigionato da una caldaia

La Procura dispone una simulazione con la riaccensione dell'impianto

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LUCCA. Passi avanti nell'inchiesta sui quattro decessi della famiglia Kola (genitori e due figli) avvenuta il 4 febbraio a Rughi di Porcari.

La pm Paola Rizzo, titolare del fascicolo per omicidio colposo al momento a carico di ignoti,  ha dato incarico ai vigili del fuoco di effettuare una vera e propria simulazione tecnica. Un accertamento ritenuto utile a chiarire due questioni che potrebbero essere dirimenti nel corso dell’indagine. Primo: come e perché si è staccato il tubo che collegava la caldaia all’esterno dell’abitazione, determinando la fuoriuscita del monossido. Un aspetto che servirà anche a chiarire eventuali responsabilità legate all’installazione e alla manutenzione della caldaia. Al momento, non risultano attestazioni formali sull’intervento eseguito: gli inquirenti stanno verificando se esistano contatti, messaggi o comunicazioni con tecnici, caldaisti o altre persone che possano aver messo mano all’impianto, anche in assenza di documentazione ufficiale. Secondo: a prescindere dal distacco del tubo, gli inquirenti vogliono capire se il foro di areazione, trovato coperto, avrebbe potuto scongiurare la tragedia qualora fosse rimasto libero, favorendo un maggior ricircolo dell’aria. In quel caso lo scenario cambierebbe.

Solo all’esito delle consulenze tecniche si potrà stabilire se la morte della famiglia Kola sia stata determinata da un guasto, da un’installazione non conforme o da altre negligenze. 

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