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Trappole a luci rosse

Lucca, estorsione sessuale per i video hard: «Paga o mettiamo tutto online»

di Pietro Barghigiani
Lucca, estorsione sessuale per i video hard: «Paga o mettiamo tutto online»

Un 36enne a processo, la vittima del ricatto ha speso oltre 15mila euro

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LUCCA. La conoscenza su Facebook, gli scambi di confidenze e poi l’inizio di una relazione virtuale fatta di conversazioni sempre più intime fino all’invio, reciproco, di foto e video hard.

Lui, 49enne di Capannori, non sapeva di essere finito in una rete di truffatori che si celava dietro il volto piacente, e non solo quello, di una sedicente Brigitte.

La presunta conquista aveva un prezzo, niente a che vedere con l’infatuazione creduta dall’uomo. Ci ha messo poco meno di un anno per capirlo e dopo aver perso quasi 15mila euro. Vittima di un ricatto sessuale orchestrato da persone che si sono mosse sui social senza mai apparire e anche con telefonate dirette al bersaglio da spennare, dopo aver smesso di pagare l’uomo aveva presentato in questura una querela contro ignoti. Era sfinito e anche preoccupato dalle continue richieste di denaro per non rendere pubblici i suoi filmati hard.

Dagli accertamenti della polizia su cellulari, chat e carte Postepay si è arrivati a contestare il reato di estorsione a un 36enne della Costa D’Avorio, Abdoulaye Bamba, residente in provincia di Lecco. L’uomo è stato rinviato a giudizio dopo che, nei mesi scorsi, l’avviso di chiusura delle indagini era stato inviato anche a una connazionale, beneficiaria di un pagamento del 49enne, la cui posizione nel frattempo è stata stralciata.

Bamba era intestatario di una carta Postepay su cui erano arrivati 950 euro del capannorese. Il sospetto è che il giro sia molto più ampio con ruoli definiti tra chi adesca chi cerca avventure online e poi altri che si prestano a ricevere i pagamenti.

La storia nasce nell’estate 2021 con un copione identico a quelli raccontati in decine di casi in cui si restaimpigliati nella rete delle lusinghe sessuali con un finale che degenera nel ricatto.

Il 49enne, sposato, conosce su Facebook una donna e inizia una relazione sempre più piccante. Lei chiede dei soldi, lui glieli versa su carte Postepay. La cosa sta bene a entrambi. Poi lei gli presenta un’amica e inizia un ménage à trois sempre virtuale, ma reale nei contenuti con invio di foto, video e, soprattutto, soldi.

L’uomo si rende conto che il gioco, iniziato come diversivo sexy, prende la forma della trappola quando, nel giugno 2022, decide di non pagare più le due amiche che chiedono denaro per altri regali e addirittura per saldare la notula di un notaio legata a un’eredità. Bugie ripetute nel tempo che non trovano più credito nell’uomo che, passati pochi giorni, riceve la telefonata di un italiano che si presenta come un rappresentante di YouTube. «La informo che stanno caricando sul canale foto e video in cui lei compare in situazioni intime – è l’esordio -. La voglio aiutare. Paghi subito 7mila euro e blocchiamo tutto».

Per dimostrare che non millanta, il sedicente operatore di YouTube gli invia immagini e filmati, gli stessi che il capannorese aveva mandato alle due amiche. In uno appare anche lui mentre fa sesso con la moglie.

Per non avere storie versa 950 euro su una Postepay intestata all’imputato, come ricostruiranno gli investigatori. Ma vuole capire cosa è successo. E così contatta su WhatsApp Brigitte e l’amica per chiedere a entrambe come sia stato possibile che il materiale che aveva inviato a loro stia per finire su YouTube. Una delle due gli risponde che le avevano rubato il cellulare e anche lei era sotto ricatto. “Ti conviene pagare» è il consiglio. Intanto, il tizio che si spacciava per esponente di YouTube torna alla carica e chiede altri soldi, altrimenti sarebbero stati diffusi sui social i video hot dell’uomo con la consorte e non solo.

Durante le telefonate il 49enne gli chiede all’interlocutore-ricattatore di incontrarsi di persona, ma la richiesta cade nel vuoto.

È chiaro l’incastro organizzato ai suoi danni e l’unica soluzione è bussare alla porta della questura per denunciare la più classica delle estorsioni sessuali al tempo del web vissuto a luci rosse.

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