Comune-parroco, duello sui rifiuti: consigliera allontanata dalla chiesa
Il sindaco: «La Tari va pagata». Don Giuseppe: «Cambiano interpretazione»
COREGLIA. La fede non c’entra. I soldi sì. Non siamo alle epiche battaglie, condite da dispettucci reciproci, rese celebri dalle gesta di Peppone e Don Camillo. Il deterioramento dei rapporti tra Comune e parroco ha alzato un muro al momento neanche scalfito. Al punto che il religioso diserta le iniziative dell’istituzione laica e rende l’accoglienza siberiana ai rappresentanti municipali invitandoli a uscire dalla chiesa nel caso volessero tenere la fascia tricolore. La disputa riguarda il pagamento della Tari, la tassa sui rifiuti. Il Comune la pretende per le canoniche delle otto parrocchie guidate da don Giuseppe Andreozzi che risponde picche. Ballano alcune migliaia di euro.
«È la legge, il Comune esegue» chiarisce il sindaco Marco Remaschi, ex Pd ed ex Azione, con un passato nella Margherita, non proprio un mangiapreti. «Il Comune spieghi perché fino all’anno scorso interpretava la legge in un altro modo» replica il parroco. L’ultimo episodio riguarda la celebrazione di Santa Cecilia nella chiesa di San Michele a Coreglia Antelminelli. Il Comune, invitato dal presidente della “Filarmonica Catalani”, aveva inviato una consigliera. La rappresentante si era presentata con la fascia tricolore. Un gesto rifiutato da don Giuseppe che l’aveva stoppata senza indugio. «Confermo che ho detto a questa persona di togliersi la fascia, altrimenti me ne sarei andato – afferma il parroco – . Il Comune era stato invitato dalla banda, non da me». La consigliera, incredula, ma rispettosa, ha lasciato la cerimonia. E dire che i colloqui sono in corso da tempo per chiarire se e quanto le parrocchie devono versare al Comune.
«Si tratta di una questione che può benissimo essere risolta nelle giuste sedi, fossero anche quelle della giustizia tributaria, ma assolutamente non dovrebbe incrinare i secolari e corretti rapporti fra Chiesa e Comune» prosegue Remaschi che ricorda gli “atti ostili” manifestati in occasione della processione di San Lorenzo, patrono di Piano di Coreglia, a Coreglia capoluogo lo scorso 7 maggio per le festività legate a San Michele, a Gromignana, Tereglio.
Per l’“allontanamento” dalla chiesa, l’amministrazione non vuole sollevare ulteriori polemiche e cerca di ricondurre il «motivo del contendere ad un ragionevole, razionale ed esaustivo confronto, rispettoso dei ruoli e della legge». Ma, ribadisce il sindaco, anche in ragione «del plateale comportamento scorretto tenuto in pubblico dal Curato, riteniamo doveroso e corretto rendere conto alla popolazione e ai fedeli, le ragioni della propria assenza in forma ufficiale a cerimonie, riti e momenti di fede, che da secoli si professano nelle chiese del nostro Comune». Remaschi premette che vuole recuperare un rapporto con don Giuseppe e al tempo stesso difende l’operato dei propri uffici accusati «a nostro avviso ingiustamente – di agire in maniera “illegittima” e “ideologica”. Mitigare da parte del Comune i costi che le parrocchie sopportano nelle loro lodevoli attività sociali, è una scelta, una autonoma volontà, una facoltà; riscuotere i tributi a tutti, in maniera puntuale e legittima, è un dovere». Che i rapporti non siano pacifici lo conferma senza tentennamenti il parroco schierato nella battaglia contro una Tari suo dire non dovuta. «Finché le cose non si chiariranno ognuno starà nel suo – spiega don Giuseppe nel mettere i paletti tra parrocchia e Comune – . Lo dico serenamente. Si vuole pretendere che le canoniche siano le seconde case del parroco? Se due, tre volte l’anno ospito famiglie che vogliono festeggiare un evento, e non possono permettersi un ristorante, e poi lasciano un’offerta divento un’impresa commerciale? Con questo ragionamento allora tassiamo anche le chiese visto che si raccolgono le offerte. Il sindaco si adoperi per risolvere i problemi, non per fare denunce pubbliche».l
Pietro Barghigiani
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