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Impianto a Salanetti, il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Comune di Porcari

di Pietro Barghigiani
Impianto a Salanetti, il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Comune di Porcari

A livello amministrativo il progetto non incontra ostacoli: i motivi del no all’ente porcarese

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CAPANNORI. Nessun superamento della soglia del materiale recuperato che avrebbe fatto scattare l’obbligo dell’autorizzazione integrata ambientale ed esiste un mercato in cui ricollocare i prodotti trattati dall’impianto. Il Consiglio di Stato respinge il ricorso del Comune di Porcari che aveva impugnato la sentenza del Tar con cui erano state rigettate le istanze dell’ente protagonista della battaglia contro il progetto di realizzare a Salanetti, sul territorio di Capannori, un centro per recuperare pannoloni, pannolini e assorbenti e anche gli scarti tessili. Secondo il Comune la produzione arriverebbe a 200 tonnellate trattate ogni giorno superando la soglia delle 75 t/g oltre la quale sarebbe stata necessaria l’Aia e con un rischio idraulico incompatibile per quel tipo di struttura nell’area. Per la linea dei pannoloni e assorbenti, i giudici scrivono che esiste la triturazione dei sacchetti, la sterilizzazione in autoclave e l’essiccazione. Non è compostaggio, né digestione anaerobica. Insomma, non svolgerebbe attività che fanno scattare l’Aia. Per la linea tessile è tutto a secco: selezione manuale/automatica e pressatura.

C’è poi la parte del potenziale mercato dei prodotti che uscirebbero dall’impianto. Per il Comune i fiocchi di cellulosa sarebbero invendibili, i tessili non hanno mercato certo. E le lettere di intenti non sono contratti. «La stessa Arpat che prevede di smaltire l'End of Waste (cessazione fine rifiuto, ndr) invenduto dopo 6 mesi dimostra che è finto recupero» era uno dei temi del ricorso. Il Consiglio di Stato ribatte che per i fiocchi di cellulosa esiste già un decreto ministeriale (DM 62/2019) che attesta di per sé un mercato per cellulosa e plastiche eterogenee. «La legge non chiede contratti vincolanti, chiede che esista un mercato» si legge nella sentenza. Per gli scarti tessili l’Arpat nella conferenza dei servizi del 14 luglio 2025 ha dato parere positivo con prescrizioni: lotti tracciati ed etichettati, -20% di stoccaggio il primo anno, max 6 mesi di permanenza (9 mesi solo per le balle pressate di tessile, perché occupano meno spazio), relazione annuale su chi ha comprato cosa. Inoltre il progetto è finanziato dal Pnrr (ma i fondi europei non ci sono più, «quindi il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica ha già valutato che serve all'economia circolare».

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