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La storia

Ma è vero che Harry Kane era pronto a giocare nel Livorno? Cosa è successo nella pazza estate del 2013

di Redazione web

	Harry Kane 
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Harry Kane 

Non si arrivò mai a una trattativa vera e propria, ma l’ipotesi venne realmente valutata. Si parlò di un possibile prestito con diritto di riscatto, anche se tutto rimase allo stadio dei contatti preliminari

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Oggi è il re del calcio mondiale. Ha appena alzato il Pallone d’Oro, riportando l’Inghilterra sul trono a 25 anni dall’ultimo successo di un calciatore inglese. Eppure c’è stato un tempo in cui Harry Kane avrebbe potuto indossare la maglia del Livorno e giocare le sue partite all’Ardenza. Una storia che sembra fantacalcio, ma che invece affonda le radici nell’estate del 2013, quando il destino del centravanti inglese non era ancora scritto.

Il Pallone d’Oro e la consacrazione definitiva

La cerimonia andata in scena al London Palladium ha certificato ciò che il mondo del calcio osserva ormai da anni: Harry Kane appartiene all’élite assoluta di questo sport. L’attaccante del Bayern Monaco ha conquistato il Pallone d’Oro 2026 davanti a Kylian Mbappé e Lamine Yamal, coronando una stagione straordinaria chiusa con 73 reti complessive tra club e nazionale. Il premio gli è stato consegnato da Ronaldo, il Fenomeno. A 33 anni, il capitano dell’Inghilterra è diventato il primo inglese a vincere il riconoscimento dai tempi di Michael Owen, che trionfò nel 2001.

Quando il Livorno incrociò il suo destino

Per capire quanto incredibile sia stata la parabola di Kane bisogna riavvolgere il nastro fino al 2013. Il Livorno aveva appena conquistato la promozione in Serie A e stava cercando rinforzi per affrontare il campionato. Fu in quel contesto che emerse il nome del giovane attaccante del Tottenham. A raccontarlo fu anni dopo l’allora presidente amaranto Aldo Spinelli, spiegando come il nome di Kane fosse saltato fuori durante alcuni colloqui con Franco Baldini, in quel periodo dirigente degli Spurs. Non si arrivò mai a una trattativa vera e propria, ma l’ipotesi venne realmente valutata. Si parlò di un possibile prestito con diritto di riscatto, anche se tutto rimase allo stadio dei contatti preliminari.

Un ragazzo che allora conoscevano in pochi

Oggi il nome di Kane è sinonimo di gol e record, ma nell’estate 2013 la situazione era molto diversa. L’attaccante inglese aveva appena compiuto 20 anni e arrivava da una serie di prestiti non particolarmente esaltanti tra Norwich e Leicester. Il suo valore di mercato era lontanissimo dalle cifre astronomiche che avrebbe raggiunto negli anni successivi: secondo le ricostruzioni dell’epoca il suo cartellino era valutato intorno ai 500mila euro. Al Livorno serviva un attaccante pronto per la Serie A e la scelta finale ricadde su un altro profilo.

La scelta di Emeghara

Gli amaranto decisero infatti di puntare su Innocent Emeghara, arrivato dal Siena. Una decisione che, osservata con gli occhi di oggi, rappresenta una delle più clamorose sliding doors del calcio moderno. Emeghara disputò una stagione dignitosa, ma non bastò a evitare la retrocessione del Livorno. Kane, invece, rimase al Tottenham e da quel momento la sua carriera prese una direzione completamente diversa.

L’ascesa dell’uragano Kane

La stagione 2013-2014 fu il punto di svolta. Dopo anni trascorsi in prestito, il Tottenham decise di credere definitivamente in lui. Cominciò così la trasformazione del giovane attaccante inglese in uno dei bomber più prolifici del calcio europeo. Negli anni successivi Kane è diventato il simbolo degli Spurs, il miglior marcatore della storia del club londinese e il capitano della nazionale inglese. Ha trascinato l’Inghilterra nelle grandi competizioni internazionali e si è imposto come uno degli attaccanti più completi della sua generazione. Il passaggio al Bayern Monaco ha poi aggiunto nuovi capitoli alla sua carriera, fino alla stagione perfetta che lo ha portato sul tetto del mondo con il Pallone d’Oro.

Il grande “what if” amaranto

Nel calcio esistono storie che restano sospese tra realtà e immaginazione. Quella di Kane e del Livorno appartiene senza dubbio a questa categoria. Perché mentre oggi il centravanti inglese solleva il trofeo individuale più prestigioso del pianeta, all’Ardenza c’è chi può ancora raccontare di quando il futuro Pallone d’Oro era poco più di una promessa e il suo nome comparve sul tavolo del mercato amaranto. Una trattativa mai nata davvero, un’occasione sfumata prima ancora di prendere forma. Ma anche uno di quei racconti che rendono il calcio affascinante: il sottile confine tra ciò che è stato e ciò che avrebbe potuto essere.

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