Cristiano Lucarelli, vince l’amore per la maglia: cosa è stato decisivo nella decisione di non lasciare
Cristiano Lucarelli decide di andare avanti ma nella sua testa restano molti dubbi. Decisivo l’affetto di amici e di tanti tifosi veri. L’ambiente però deve cambiare
LIVORNO. Il volto è ancora scuro. Non è il “Cristiano” che conosciamo. É un po’ come il Mansani di “Ovo Sodo” quando dice «è come se avessi mangiato un ovo sodo col guscio e tutto… non va né in su, né in giù». Ma almeno le dimissioni, quelle ufficiali davanti a Esciua, non sono state presentate. E domani, mercoledì 28, Cristiano Lucarelli sarà in panchina per la partita contro lo Spezia.
La scelta per amore
Magari domani sera, dopo la partita, sarà lui stesso a raccontare che cosa è successo e che cosa prova. Intanto però ha vinto l’amore per la maglia, quello che lo portò a rinunciare al miliardo e poi a fare scelte spesso contro corrente. Lo stesso amore che lo ha riportato alla guida del Livorno, nel nome di Igor: in assoluto la panchina più scomoda per uno come lui.
Nelle ultime 36 ore Cristiano si è confrontato a lungo col fratello, con gli amici e ha ricevuto tanti messaggi e chiamate da tifosi veri, non dai tastieristi che non vengono allo stadio dal 1950. Nella sua testa non è ancora convinto del tutto, ma quantomeno ha ritrovato un po’ di forza per ripartire.
Una scelta più di cuore che di testa, insomma. Anche per l’affetto che lo lega a questo gruppo di giocatori, tutti ragazzi che per Cristiano si butterebbero nel fuoco. Lui (insieme al fratello) li ha scelti, lui sta lavorando per farli crescere. No, voltare loro le spalle non gli sembrava giusto.
I tanti dubbi
Agli amici Cristiano però ha ribadito questo malessere. Legato in buona parte a un vento gelido che soffia alle spalle del Livorno calcio. Pochi che si scaldano il cuore per la nostra squadra, troppi che sparano su tutto e tutti invece di godersi quanto di buono si sta facendo.
I problemi in questo caso non sono legati alla società o ai rapporti con il presidente Esciua. Ma proprio al fatto che fino a oggi è stato fatto un ottimo percorso ma tutto quanto sembra non bastare mai.
Critiche e calendario
Anche perché, fermiamoci un attimo e allarghiamo l’obiettivo. Un paio di risultati negativi hanno già portato a spargere un velo di negatività sulla squadra.
Avete visto il calendario che ci attende nelle prossime 6 partite? Abbiamo domani la Coppa con lo Spezia (e ci andiamo con mezza squadra ko), poi Ostiamare in casa e a seguire un poker di fuoco: Campobasso fuori, Reggiana fuori, Ravenna in casa, Perugia fuori. Se già qualcuno storce la bocca oggi con il Livorno settimo in classifica, cosa potrebbe succedere se la squadra uscisse da queste 5 partite di campionato con pochi punti? Perché ci sta, tutti speriamo che non sia così, ma ci sta.
Oggi servirebbero meno sbalzi di umore legati ai risultati e più compattezza d’intenti con un unico obiettivo: far crescere questi ragazzi e raggiungere i playoff.
Social e spalle larghe
Oggi con i social può scrivere e criticare anche gente che schiererebbe il Livorno col 4-4-3. Non ci si può far niente. Un tempo al bar davi il famoso “storcione” a chi diceva una cavolata e finiva con una risata, ora ci si incancrenisce senza neanche guardarsi in faccia. Ma purtroppo non si può tornare indietro.
Cristiano ha le spalle larghe, nella sua vita ha già assorbito colpi ben più duri di questi. Lui dovrebbe mettersi in tasca e guardare 10 volte al giorno un bel portachiavi con “Le tre scimmie sagge” che incarnano il principio del «non vedere il male, non sentire il male, non parlare del male». Certo, per Cristiano sarebbe facile farlo a Brescia, a Salerno, a Ravenna, dove comunque a fine partita saluti tutti e te ne torni a casa a ritrovare serenità. A Livorno, lui, non stacca mai: h24, 7 giorni su 7.
É uno sforzo in più. Senza dubbio complicato per uno come lui. Ma Cristiano può e deve farcela. Soprattutto per il suo bene.
Le aspettative
Il resto lo deve fare il buonsenso. Della società, di noi giornalisti, di tutti i tifosi. Nessuno escluso. Tornando ad appropriarci del “nostro” Livorno. Magari con una parola di incoraggiamento dopo una sconfitta, invece di mettere in croce chiunque. Non è dovuto, per carità, però da un po’ troppo tempo ci manca il senso di compattezza: e questo, come disse Osvaldo Jaconi, era il nostro peggior nemico.
Il Livorno non deve vincere il campionato, non ha giocatori e budget per farlo. Abbiamo chiuso lo scorso campionato fuori dai playoff e di fronte alla domanda “c’è qualcuno di questi giocatori che terresti per puntare in alto?”, chiunque avrebbe risposto “nessuno”. Oggi abbiamo almeno 7-8 giocatori che rappresentano una base top per il futuro, abbiamo giocato a San Benedetto del Tronto con sette ragazzi under 22 (sette !), esiste un progetto tattico.
Quindi è già importante essere lì, a giocarsela sempre alla pari. Naturalmente con l’obiettivo di crescere ancora, ma questo è il primo Lucarelli a volerlo.
Forse sarebbe il caso di godersi di più ciò di buono viene fatto. Isolando chi dal divano di casa vomita sulla tastiera. Ripartiamo invece da quel “Forza ragazzi” gridato dai 150 che sabato erano a San Benedetto del Tronto. Gente che ha applaudito la squadra e doveva ancora fare 475 km di viaggio di ritorno dopo una sconfitta.
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