Orti urbani a Livorno, si punta a far rinviare di almeno 30 giorni lo sgombero
Ieri (4 novembre) l’incontro tra sindaco e custode giudiziario, si attende la decisione della giudice. Nell’ultimo atto della giunta l’indicazione di passare da quattro a tre edifici nell’area
LIVORNO. Dopo che il primo tentativo di sgombero degli Orti urbani si è chiuso con un rinvio, il comitato ha rilanciato per oggi (5 novembre) alle 16, sempre in via Goito, un’assemblea pubblica.
Intanto ieri mattina il sindaco Luca Salvetti e l’assessore al sociale Andrea Raspanti hanno incontrato a Pisa i vertici dell’Istituto vendite giudiziarie, custode dei sei ettari acquistati all’asta (ma non ancora trasferiti, in quanto occupati) dall’Impresa Frangerini.
Da quell’incontro è trapelata l’intenzione del custode giudiziario di chiedere alla nuova giudice dell’esecuzione, Laura Pastacaldi, di rinviare lo sfratto per un tempo che consenta di sviscerare le questioni che sono ancora aperte.
Una su tutte: come è stato evidenziato anche martedì dopo il sopralluogo agli Orti degli incaricati dell’Istituto, l’area di via Goito è completamente aperta, senza recinzioni, e per garantire che resti libera anche dopo lo sgombero servirebbe un intervento importante di chiusura e sorveglianza. A carico di chi? I creditori? L’acquirente?
C’è poi l’atto che è stato approvato in extremis dalla giunta comunale per tentare l’ultimo confronto con il comitato degli Orti urbani. Un atto che mette per scritto ulteriori indirizzi sul progetto previsto per l’area. Sindaco e assessori lo hanno approvato anche con l’obiettivo dichiarato di raggiungere l’intesa, o qualcosa di simile con gli occupanti, che hanno però già risposto più volte che sull’area verde di via Goito non sono disposti a trattare: al Comune chiedono di spostare gli indici edificatori altrove.
Resta il fatto che di nodi da sciogliere ce ne sono ancora parecchi, con i vari soggetti impegnati su fronti diversi. Così, a quanto risulta al Tirreno, nella giornata di ieri l’Istituto vendite giudiziarie ha depositato in tribunale una relazione in cui chiede almeno trenta giorni di rinvio dello sgombero. È attesa ora la decisione della giudice dell’esecuzione, Laura Pastacaldi.
Sulla carta per ora resta l’ultima decisione (la 278) approvata lunedì dalla giunta comunale. Tredici pagine che si presentano anche come una sorta di memoria storica dell’area degli Orti: dal regolamento urbanistico di fine anni Novanta agli atti approvati da giunta e consiglio comunale in era 5 Stelle, fino al Piano operativo della giunta Salvetti. Delibere, verbali delle commissioni, pure la nota stampa in cui il sindaco, dopo l’aggiudicazione a Frangerini, dichiarò: «Guai a chi osa dire che sapevamo, o che peggio ancora eravamo d’accordo (...) chi lo fa verrà inseguito legalmente dal sottoscritto fino in capo al mondo...».
Guardando alla sostanza degli indirizzi scritti «per la risoluzione serena della vicenda e la massima salvaguardia dell’ambiente», si parla di: «ridurre la superficie fondiaria occupata da edifici e pertinenze private rispetto al massimo ammesso nel Piano operativo», con la possibilità quindi di cedere al Comune più dell’80 per cento dell’area privata previsto oggi; «limitare l‘ingombro a terra degli edifici in una percentuale di circa il 2 per cento dell’intera area»; «contenere il numero dei lotti edificabili, preferenzialmente riducendoli da 4, massimo ammesso dal Piano operativo, a 3», quindi costruire un palazzo in meno; «mantenere l’area verde che sarà ceduta all’Amministrazione nella sua conformazione attuale, risanata dove necessario per la fruizione pubblica e l’accessibilità universale, preferibilmente con caratteristiche di verde naturaliforme»; «disporre che l’area sarà gestita dal Comune con entrata immediata in possesso e in collaborazione con tutte le realtà che vorranno partecipare a un progetto condiviso»; prevedere che «la parte coperta dagli immobili sarà compensata con desigillazioni e rinaturalizzazioni da effettuarsi in città nelle zone da individuare a cura dell’amministrazione, anche visto il proprio Atlante della depavimentazione dei suoli urbani».
Agli atti c’è anche la lettera indirizzata al sindaco da Stefano Frangerini, che in sintesi conferma la disponibilità «a un dialogo volto a individuare soluzioni migliorative sotto il profilo ambientale e in termini di consumo di suolo netto e compensato», fermo restando che il progetto dovrà essere «finanziariamente sostenibile».
Con queste premesse ieri in Comune si è riunita la maggioranza: una riunione plenaria, come si dice in politichese, aperta non solo ai gruppi consiliari ma ai partiti. E l’incontro è andato avanti fino a tarda sera.
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