Orti urbani a Livorno: niente rinvio, c’è lo sgombero - Respinta la richiesta della prefettura
Martedì 3 novembre le forze dell’ordine agli orti. Tentativo in extremis di questura, Comune e Frangerini per abbassare le tensioni
LIVORNO. Nessun rinvio. Il tribunale ha respinto la richiesta di proroga avanzata dal prefetto Giancarlo Dionisi dopo l’ultimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica. Così tra una manciata di giorni, martedì (3 novembre, ndr), le forze dell’ordine arriveranno in via Goito per sgomberare l’area degli Orti Urbani, occupata da quattordici anni per impedire la costruzione di nuovi palazzi.
È stata la stessa prefettura a darne notizia ieri mattina, con una nota secca: «Si comunica che la prefettura ha ricevuto dal Tribunale di Livorno (Ufficio esecuzioni immobiliari) il provvedimento di rigetto dell’istanza inoltrata il 22 ottobre dal prefetto, di differimento della liberazione degli Orti urbani con ausilio della forza pubblica. Il termine della liberazione dell’immobile rimane, pertanto, fissato per il prossimo 3 novembre».
Martedì, quindi, allo scadere dei 120 giorni fissati dal giudice, le forze dell’ordine dovranno presentarsi in via Goito e chiedere agli occupanti di uscire. Avrebbero dovuto farlo anche se l’Impresa Frangerini, che si è aggiudicata i terreni all’asta per poco più di un milione di euro, avesse deciso di rinunciare all’area e di non saldare il prezzo.
Dal comitato promettono battaglia. Pacifica, ma a oltranza. «Martedì, dalla mattina presto – fanno sapere – saremo agli orti. Non abbiamo mai accettato accordi che prevedesse un compromesso sulle costruzioni in quell’area. Quindi ci faremo trovare pronti. In modo pacifico, ma ci saremo. E non ci muoveremo da lì».
Il passaggio, è chiaro, è delicato. Delicatissimo, sotto tutti i punti di vista. Per i risvolti politici, per gli effetti pratici. Del comitato, per esempio, fanno parte anche molti anziani, che hanno già sfilato in corteo dagli orti al Comune.
Ieri, proprio mentre in prefettura si scriveva la nota, in municipio era in corso il Consiglio comunale. Il sindaco Luca Salvetti aveva appena finito di ripetere ai consiglieri delle diverse forze politiche quanto aveva già raccontato ai giornalisti il giorno prima, in una conferenza stampa convocata a sorpresa dopo le tensioni scoppiate tra lui e un manifestante che gli aveva dato del «venduto».
Il video di quei momenti, con agenti e collaboratori a cercare di sedare gli animi, ha fatto il giro dei telefoni e del web. In consiglio Salvetti ha ripetuto che «per me quell’espressione, venduto, da sindaco e soprattutto da uomo è la più grave che si possa sentire, perché equivale a dire corrotto e disonesto». E ha confermato di voler procedere con la denuncia. Ha poi aggiunto di aver «comunicato al prefetto che l’amministrazione al momento non ha potuto attivare» una nuova mediazione «per il rifiuto di chi rappresenta gli orti urbani». E ha chiuso dicendo che «io in questa vicenda ho cercato di ottenere sempre il massimo per la collettività, conscio del valore ambientale di quell’area e consapevole che uno sgombero forzato avrebbe creato una ferita nella città: sono passato sopra a illazioni, accuse, strumentalizzazione politiche e altro. Ora però il limite è stato superato, il limite della decenza e del rispetto della persona... io so in coscienza di aver fatto tutto e anche di più».
Dopo queste parole le porte della mediazione sembravano chiuse. Invece da qui a martedì, in zona Cesarini, verrà fatto un ultimo tentativo, almeno per cercare una strada utile da abbassare le tensioni in vista dello sgombero. Dopo il Consiglio, infatti, quando è stato ufficializzato il no del tribunale al rinvio, ci sono state interlocuzioni tra il nuovo questore, Michele Abenante, e il sindaco, e subito dopo tra lo stesso sindaco e Stefano Frangerini. Sul fronte amministrativo è possibile che prima di martedì la giunta provi a dare concretezza, con un atto, a un percorso che preveda il minor consumo di suolo possibile e il passaggio al pubblico di quella percentuale dei terreni vicina al 90 di cui si era già parlato al tavolo con impresa e comitato (senza però ottenere gli effetti sperati dall’amministrazione).
Si vedrà dove porterà questo tentativo. Mentre dal primo novembre, a due giorni dallo sgombero, Dionisi andrà in pensione: a prendere in mano le redini della prefettura fino a una nuova nomina sarà il suo vice, Edoardo Lombardi.
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