Il dolore
Via Goito, Frangerini salda il prezzo: «Non mollo, vado avanti con il progetto»
L'annuncio a pochi giorni dalla scadenza: «Ma il tribunale deve trasferirci l’area libera». La nostra intervista al costruttore
LIVORNO. La scadenza è arrivata. Entro lunedì l’imprenditore edile Stefano Frangerini deve saldare il prezzo per andare avanti con l’acquisto dell’area degli orti urbani di via Goito, dopo che a inizio estate se l’è aggiudicata provvisoriamente per un milione e 160mila euro, versando una caparra intorno ai 100mila.
Frangerini allora che fa, va avanti e salda?
«Sì, ci mancherebbe».
Risponde come se fosse scontato, però va ad acquistare l’area mentre è ancora occupata.
«No, qui c’è un distinguo da fare. Noi facciamo il pagamento, che è una parte del perfezionamento della procedura. Poi deve essere fatto l’atto di trasferimento del tribunale, che non è immediato, non so quanto tempo sarà necessario. Un conto è il pagamento, un altro è il trasferimento del bene».
Ok, ma procede comunque in direzione dell’acquisto. Si assume un bel rischio, no?
«Perché mi sia trasferita, occorre che l’area sia libera. Anche perché deve essere fatto un verbale di consegna e io non lo firmo se l’area è occupata».
Traducendo: lei si mette in regola con la procedura, poi sta ad altri assicurarsi che quei terreni le siano consegnati senza occupazioni.
«Anche perché se l’area non viene resa libera, ci sarà un inadempiente e l’inadempiente poi dovrà risponderne».
Che lei sappia a oggi il giudice è intervenuto in direzioni diverse rispetto all’ordine firmato a luglio?
«Non che io sappia».
Chi deve intervenire, il custode?
«Certo, l’Istituto vendite giudiziarie. Abbiamo un legale che sta seguendo la procedura e lo ha sollecitato affinché faccia il pubblico proclamo, liberi l’area e ce la consegni».
E come è finita?
«Per ora non abbiamo avuto riscontri».
Lei ha incontrato anche il prefetto Giancarlo Dionisi. Prima o poi, immagino, la prefettura sarà chiamata a gestire la situazione.
«Penso di sì».
Ma ci sono state novità? Vi siete più sentiti?
«No. Vede, c'è un aspetto da considerare: il prefetto dal primo novembre andrà in pensione, probabilmente non vuole entrare in questa attività. Ma è un mio pensiero. Lui ha dichiarato che sta cercando di trovare una soluzione bonaria, mi auguro che ci riesca. Vedremo chi prenderà il suo posto tra quindici giorni».
Non mi risulta ci siano più stati tavoli neanche in Comune, dopo il primo incontro con il sindaco Luca Salvetti e il comitato. Sbaglio?
«No».
Ma il progetto a oggi qual è?
«In che senso, scusi».
Dopo quell’incontro è venuta fuori la possibilità di ridurre intorno al 10 per cento la parte che resterà privata, spostando tutte le edificazioni in un’unica area. È ancora questa l’ipotesi in campo? Oppure state andando avanti seguendo semplicemente l’ultima scheda di piano approvata dal Consiglio comunale?
«Noi abbiamo iniziato a lavorare al Piano attuativo. Al tavolo in Comune abbiamo dato la nostra piena disponibilità, quindi stiamo andando avanti seguendo le linee guida del progetto con più soluzioni, in modo da poter avere varie scelte, anche con incidenze sul suolo diverse».
Sempre però con 4.500 metri quadri di superficie edificabile, come indicato dal Piano operativo. A quanti appartamenti potrebbero corrispondere?
«Dai 40 ai 50, dipende dal taglio, dai 60 ai 120 metri quadri, ma le sto rispondendo in modo molto indicativo».
Non mi dirà a quali prezzi pensate di venderli, immagino. Dipenderà dalle soluzioni costruttive.
«Esatto. Anche se oggi costruire con gli standard previsti costa molto. Stiamo parlando di case in classe energetica elevata, con materiali rispettosi dell’ambiente, produzione di energia da fonti rinnovabili. Ovviamente resta poi valida la cura del verde che sarà consegnato al Comune, secondo la convenzione da stipulare».
Ma chi glielo fa fare di andare avanti in questa situazione? Chi si oppone all’operazione è stato molto chiaro, non mollerà di un centimetro, a meno che non si cambi area.
«Perché io dovrei mollare? Siamo di fronte a dei soggetti che occupano illegalmente uno spazio e non sono legittimati a farlo. Ci sono schede urbanistiche che specificano quello che si può fare di quest'area: noi applichiamo quanto previsto dalle norme urbanistiche e quindi andiamo avanti con un progetto che restituisce alla città un bene che oggi è parzialmente inaccessibile, per quanto se ne dica».
In che senso?
«È antropizzato per più del 50 per cento, con attività agricole illegali. Ne viene fatto un uso di fatto privato, mentre invece l’area diventerà in gran parte pubblica, del Comune. Guardi, mi piacerebbe che fosse compreso che se si parla di ambiente, siamo dalla stessa parte. Noi stiamo comprando un'area, che qualcuno ci deve dare libera, e nel frattempo sviluppiamo il progetto cercando di ridurre al minimo l'impatto, con un prodotto innovativo e coerente con quelle che sono le linee guida dal punto di vista della qualità, della sicurezza e dell’ambiente».
Prima ha detto che se l’area non verrà liberata ci sarà un inadempiente e l'inadempiente poi dovrà risponderne. Siete pronti a fare causa? Contro chi?
«Questo lo vedremo. Capiremo quali saranno le circostanze, quale sarà la situazione, se ci saranno i presupposti oppure no. Noi non andiamo a cercare una causa, noi andiamo a cercare lavoro per i nostri 50 dipendenti. Anche perché si prevede una forte crisi del settore e questo è il primo motivo per il quale acquistiamo l'area, per creare un volano di lavoro che ci consenta di impiegare il personale. La demagogia del profitto è degli anni Sessanta: oggi senza profitto non c'è sostenibilità e non ci sono posti di lavoro. Quindi sì, ci siamo presi una grossa responsabilità e un rischio. Ma andiamo avanti».
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