Il prefetto di Livorno sferza il sindaco: «Il lavoro non si misura solo coi numeri, ma con i contratti stabili»
Giancarlo Dionisi, senza mai nominarlo, replica a Luca Salvetti sulla buona lettura dell'andamento dell’economia locale: «La quantità di addetti non è l’unico parametro per valutarla. Soprattutto non basta rivendicare la tenuta del sistema se le difficoltà di trovare un impiego adeguatamente tutelato continuano a esporre chi lavora a maggiori rischi»
LIVORNO. «Il lavoro non si misura soltanto con il numero degli occupati, ma anche con la stabilità dei contratti, le retribuzioni e le condizioni di sicurezza. E soprattutto non basta rivendicare la tenuta dell’economia se le difficoltà di trovare un impiego adeguatamente tutelato continuano a esporre chi lavora a maggiori rischi». Nella settantaseiesima giornata in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro il prefetto Giancarlo Dionisi lancia un messaggio che suona anche come una replica all’intervento pubblicato dal Tirreno del sindaco Luca Salvetti dopo la presentazione del rapporto annuale della Camera di commercio della Maremma e del Tirreno sull’andamento dell’economia provinciale.
L’inquilino numero uno del Palazzo del Governo richiama la necessità di non confondere la crescita, spesso virtuale o insignificante, degli indicatori economici, con quella reale. «Non serve magnificare risultati economici di portata modesta o presentare singoli indicatori come la prova di una ripresa se le persone continuano a incontrare difficoltà nel trovare un impiego stabile, adeguatamente retribuito e sicuro», afferma. E ancora: «Anche nel racconto pubblico della nostra città occorre maggiore concretezza: i risultati si misurano nelle condizioni di vita delle famiglie, nelle assunzioni, nelle prospettive offerte ai giovani». Parole che arrivano mentre Salvetti, commentando il rapporto camerale, aveva parlato di un sistema produttivo «resiliente», capace di reagire a un quadro nazionale difficile. Il primo cittadino aveva sottolineato l’aumento dell’occupazione complessiva dell’1,1% nel 2025 e quello del lavoro femminile, cresciuto del 2,7%, insieme alla tenuta dei servizi, del turismo, del commercio e dell’artigianato.
Dionisi, senza mai nominare il sindaco, non nega direttamente questi indicatori, ma ne contesta l’interpretazione come prova sufficiente di una ripresa. Il suo è un invito a guardare oltre le percentuali, verificando quanto il miglioramento si traduca in opportunità reali e in lavoro di qualità. Il confronto si fa più esplicito quando il prefetto richiama il tema del «lavoro buono», sul quale negli ultimi mesi si è concentrata l’attenzione delle istituzioni. «Un manifesto del lavoro buono a che serve, se non produce impegni verificabili e cambiamenti concreti? Quale risposta offre a chi un lavoro non riesce a trovarlo o deve accontentarsi di condizioni insufficientemente tutelate?», si chiede. E aggiunge che enunciare principi condivisibili comporta la responsabilità di darvi seguito, altrimenti «anche le parole migliori rischiano di diventare una rappresentazione rassicurante, distante dalla realtà».
Per il prefetto l’aumento degli occupati non esaurisce la questione: occorre capire quale lavoro venga offerto, con quali garanzie e prospettive di continuità. Un problema che riguarda in particolare chi non ha alternative e rischia di accettare condizioni peggiori pur di conservare un reddito. «Quando il lavoro scarseggia, chi non ha alternative è più debole e può sentirsi costretto ad accettare condizioni peggiori, minori garanzie e maggiori rischi», osserva.
La sicurezza, dunque, non può essere affidata soltanto ai controlli, alla formazione e al rispetto degli obblighi normativi. Deve essere accompagnata da un mercato del lavoro capace di offrire possibilità di scelta. «Chi dispone di alternative può rifiutare condizioni inaccettabili. Chi teme di perdere l’unico reddito della famiglia può invece essere spinto a una contrattazione al ribasso».
Il secondo fronte del ragionamento riguarda lo sviluppo del territorio e le grandi opere. Qui il messaggio del prefetto è rivolto alla necessità di superare le contrapposizioni politiche e istituzionali che possono rallentare gli investimenti. «Ogni investimento deve essere valutato con rigore, nel rispetto dell’ambiente, della legalità e della sicurezza», premette. Ma, una volta affrontate le criticità, non ci si può fermare: «Non possiamo permettere che gelosie istituzionali, rivalità politiche o il timore di riconoscere ad altri il merito di un risultato finiscano per frenare opportunità importanti per il territorio».
Il richiamo riguarda anche le prospettive della Darsena Europa, infrastruttura strategica per il porto e per l’economia livornese, del quale è commissario. «Livorno deve mettere a frutto le proprie competenze e la propria vocazione industriale e marittima. Le grandi opere devono tradursi in occupazione dignitosa e sicura. A chi cerca lavoro interessa costruire un futuro, non assistere alla disputa su chi possa intestarsi un successo». Il prefetto allarga poi il discorso alla sanità pubblica, indicando la necessità di una prospettiva concreta per il nuovo ospedale o per una profonda ristrutturazione e un ammodernamento di quello esistente.
La tutela dei lavoratori, sottolinea, non si esaurisce nella prevenzione degli infortuni: comprende anche la possibilità di ricevere diagnosi tempestive, cure adeguate e percorsi di riabilitazione accessibili dal Servizio sanitario nazionale. «Servono strutture, personale e servizi accessibili, capaci di accompagnare le persone anche dopo un infortunio o una malattia professionale», afferma Dionisi. «Meno celebrazioni di risultati che le famiglie faticano a riconoscere, più collaborazione – conclude l’inquilino numero uno del Palazzo del Governo – per creare lavoro, proteggerne la dignità e tutelare la salute di chi lo svolge».
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