«Siamo usciti di casa e l’abbiamo trovata davanti alle finestre»: a Livorno scoppia la protesta per l’antenna di 34 metri
Una cinquantina di residenti si sono riuniti in via del Pino per chiedere la rimozione della maxi struttura. Presentato un ricorso al Tar: «Temiamo per il paesaggio e la nostra salute»
Montenero, la protesta dei residenti contro l’antenna di 34 metri
È quello che è accaduto una mattina d’autunno a un gruppo di famiglie che vivono in via del Pino, a Montenero basso. «Siamo usciti di casa e quando siamo rientrati abbiamo trovato questo...», alza gli occhi al cielo Susanna Della Maggiore, agente immobiliare che da queste parti non ha bisogno di presentazioni.
È a casa Della Maggiore-Scavazzon (Giuseppe, ingegnere, ex presidente della Circoscrizione) che ieri mattina si è accesa la protesta che ha coinvolto almeno una cinquantina di persone, tra residenti di via del Pino e livornesi in arrivo anche da altri quartieri della città. Perché questo è, se si vuole, un problema democratico, che può toccare da vicino chiunque, che viva in collina o in un palazzo in città. «Non ne possiamo più di queste antenne, sono anche sui campi di calcio dei bambini, le fermino e prendiamocela anche con noi stessi che siamo sempre al cellulare», ripetevano ieri alcuni degli intervenuti da “fuori”.
«A sette metri dal giardino»: le contestazioni sul paesaggio
L’antenna, in questo caso, è stata piazzata ad appena sette metri dal giardino della casa più vicina. Così gli abitanti si sono riuniti in un comitato. Della Maggiore legge un testo che riassume la posizione: «C’è una struttura alta oltre 34 metri, eretta all’interno di un grande uliveto, in un’area classificata dallo stesso Comune come zona E4, pedecollinare, ad elevata dotazione ecologica». È un «atto di autentico deturpamento paesaggistico, trattandosi di un elemento metallico e invasivo calato in un territorio che le stesse norme urbanistiche comunali riconoscono come area di pregio ambientale da tutelare». «L’antenna – ripete – emerge con forza tra gli ulivi e la vegetazione, sovrastando ogni elemento naturale circostante. È immediatamente visibile da tutti i punti di vista pubblici, anche se posti a notevole distanza, rendendo impossibile ignorarne la presenza nel paesaggio». E «la sproporzione tra i 35 metri di acciaio e il contesto residenziale immerso nel verde è immediata e innegabile».
I timori per la salute e le onde elettromagnetiche
Ma soprattutto, sottolinea Della Maggiore, «chi ci dà sicurezze sulla nostra salute da qui a qualche anno?». «Non mettiamo in dubbio – ripete – che sia stato fatto tutto secondo le regole, che ci siano le autorizzazioni, ma chi ci dà la certezza che non ci saranno effetti sulla nostra salute nel tempo, con queste onde elettromagnetiche?».
Gli abitanti della zona, dove tra l’altro, per contro, «non si può più costruire neanche uno spillo», hanno già provato a contrastare l’entrata in funzione dell’antenna presentando un ricorso, ancora pendente, davanti al Tar. Lo ha presentato, per conto di varie famiglie, l’avvocato Francesco Atzeni, anche lui residente qualche metro più avanti.
Il ricorso al Tar contro l’impianto Inwit
Il legale ha ripercorso le tappe di questa vicenda. Il terreno privato di fronte è di proprietà della famiglia dell’imprenditore edile Alberto Ricci, ex presidente della Confindustria livornese. In una porzione del suo terreno sono partiti più di un anno fa, a settembre, i lavori di Inwit, gigante italiano nel settore delle infrastrutture digitali e wireless per le telecomunicazioni. I lavori, però, sono partiti senza fare troppo rumore, dal basamento, e nessuno si era immaginato il seguito. «Nessuno ci ha mai avvisato, il maxi palo è stato montano in un giorno, il 14 novembre scorso». La prima antenna di Vodafone è stata poi attivata solo poche settimane fa, il 16 agosto.
Prima gli avvocati hanno quindi presentato una diffida a tutti i soggetti coinvolti – dal Comune al privato proprietario del terreno, fino al gestore – poi hanno presentato ricorso al Tar. «La richiesta di sospensiva – ripercorre l’avvocato – è stata respinta perché l’antenna non era ancora attiva, ora stiamo aspettando che venga fissata la prima udienza».
Autorizzazioni e regolamento comunale: la protesta dei cittadini
Da una parte, viene evidenziato, fa ben sperare una recente sentenza del Consiglio di Stato sullo stesso tema. Dall’altra è stato eccepito un difetto di tardività, perché tutte le autorizzazioni sono state date da tempo. «Quindi – è la lamentela – questi cittadini cosa avrebbero dovuto fare per difendersi, guardare tutti i giorni l’Albo pretorio?».
Un incontro col Comune c’è stato, con l’assessora Silvia Viviani e con i tecnici degli uffici, che si sarebbero però in sostanza detti impotenti. «Ci sentiamo abbandonati, allora a cosa serve il regolamento comunale per questi impianti?».
In effetti il regolamento c’è, con una mappa delle possibili localizzazioni sul territorio (e le autorizzazioni richiedono il parere vincolante di Arpat). Ma le antenne sono comunque considerate strategiche per il Paese dalla legislazione nazionale. E oggi a Livorno, sparsi sui tetti dei palazzi o montati in cima a maxi pali, ci sono più di 200 impianti per la telefonia cellulare (stazioni radio base).
«Rischia di azzerare il valore delle case»: la richiesta di rimozione
«Quest’antenna rischia anche di azzerare il valore delle case», ripete intanto un altro residente, Leonardo Baroncini.
Si punta a far rimuovere la maxi antenna, non sarà facile. Tra i presenti anche Marco Cannito, storico volto di Città Diversa: «Quella giudiziaria non è l’unica via. Ente pubblico, comitato e parte privata trovino una via per parlare».
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