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Livorno

Il caso

Livorno, per due mesi alloggia all’hotel Granduca e non paga il conto da 5mila euro

di Stefano Taglione

	L'hotel Granduca di Livorno
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L'hotel Granduca di Livorno

L’uomo, un 50enne livornese, aveva pagato il primo semestre poi è diventato moroso: «Abbiamo dovuto chiamare i carabinieri per allontanarlo»

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LIVORNO. Ha scroccato due mesi di ospitalità (ma non solo: pure cene e colazioni) al Granduca fino a raggiungere un conto "monstre" di cinquemila euro. Ovviamente mai pagato. Anzi: sarebbe rimasto a dormire ancora se i carabinieri, allertati dal proprietario, non l’avessero costretto ad andarsene.

Protagonista della vicenda un cinquantenne livornese, ora denunciato, che ha lasciato solo debiti nel conosciutissimo albergo di piazza Micheli, in centro. Di casa nella struttura ricettiva praticamente dall’inizio dell’anno, da otto mesi, il primo semestre l’ha saldato con versamenti puntuali ogni 20 giorni, poi ha smesso di farlo. Accumulando solo debiti.

Il racconto

A raccontare quanto accaduto è Gianni Vignoli, figlio del titolare Giovanni e per Confcommercio responsabile degli albergatori labronici. È stato lui due giorni fa ad allertare il 112 per far sì che l’ospite, dopo due mesi a "scrocco" diventato ovviamente sgradito, fosse costretto a prendere una decisione. «Qualcosa di incredibile - commenta l’imprenditore - visto che da giorni ci diceva che avrebbe pagato l’indomani. Io sarei anche intervenuto prima, ma sapevo che per i primi sei mesi aveva pagato regolarmente, poi i miei dipendenti non mi avevano aggiornato della situazione debitoria, altrimenti giunto a una morosità di 500 euro gli avrei chiesto il saldo». Invece il corrispettivo è lievitato di ben dieci volte, a cinquemila. «Quando gli abbiamo pregato di saldare o andarsene e ha capito che non poteva più prendere tempo - prosegue Vignoli - ha dato in escandescenze e siamo stati costretti a chiamare i carabinieri. A quel punto, con i militari dell’Arma nella nostra struttura ricettiva, ha radunato le sue cose e se ne è andato».

La denuncia

Il responsabile della società, Gianni Vignoli, ieri mattina ha presentato denuncia in caserma. Il reato ipotizzato è quello di insolvenza fraudolenta, lo stesso che ad esempio è stato contestato nel corso degli ultimi mesi alle varie persone che in città si sono rese protagoniste delle cene non pagate nei ristoranti, ad esempio ai cinque ragazzi fuggiti dopo aver mangiato al "Royal Sushi" di via Filzi, a Shangai, o alla tavolata da otto che se ne è andata dopo aver consumato al "Dollino" di piazza Grande del ristoratore Fabio Corsi. Un illecito penale che prevede la reclusione fino a due anni o la multa fino a 516 euro.

«Non sarà semplice recuperare questa somma - sottolinea Gianni Vignoli - anche perché bisogna prima capire, anzi sperare, che abbia qualcosa di intestato, ad esempio un immobile, un’auto, un fondo pensione oppure che percepisca uno stipendio. Il fatto che per sei mesi avesse pagato, in un certo qual modo, ci dava delle garanzie. Poi ha smesso. Non è facile per noi albergatori riuscire a far fronte a queste situazioni, ai miei colleghi non so veramente che consiglio dare: penso che non si possa davvero far nulla, solo denunciare e sperare poi che questi soldi rientrino, perché praticamente per gli ultimi due mesi queste persona l’abbiamo sovvenzionata io e la mia famiglia».

Per questo, il padre, ieri ha presentato querela nella caserma di viale Fabbricotti, alla stazione dell’Arma di Livorno centro. «Abbiamo stampato la fattura, con tutte le prestazioni che non ha pagato nell’ultimo periodo di pernottamento nella nostra struttura - conclude Vignoli - in modo da consentire agli inquirenti di avere chiara la situazione dei debiti e di cercare di recuperare il corrispettivo dei servizi erogati».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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