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Livorno

I dati

Giornata per le vittime del lavoro: otto denunce al giorno in provincia di Livorno

di Martina Trivigno

	Nella foto il braccio meccanico della gru che ha ucciso Federico Ricci (nel riquadro) nel piazzale di via Piombanti
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Nella foto il braccio meccanico della gru che ha ucciso Federico Ricci (nel riquadro) nel piazzale di via Piombanti

La fotografia è stata scattata dall’Anmil: nei primi sette mesi un aumento del 13,5%. Fra gennaio e luglio 1.726 verbali

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LIVORNO. Il dato più impressionante è quello che non fa rumore: otto malattie professionali denunciate in media ogni giorno negli ultimi sette mesi. In provincia di Livorno, tra gennaio e luglio 2026, le denunce sono state 1.726, il 13,5% in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E accanto a questo aumento ci sono 2.684 infortuni sul lavoro, cresciuti del 3,5%, e sei incidenti mortali.

È la fotografia che emerge dai dati diffusi dall’Anmil, l’Associazione nazionale fra mutilati e invalidi sul lavoro in occasione della 76ª Giornata nazionale per le vittime degli incidenti sul lavoro, che si celebra dopmenica 11 ottobre. Un bilancio che riporta al centro una questione che riguarda la sicurezza nei luoghi di lavoro, ma anche la qualità dell’occupazione, la prevenzione e la capacità di proteggere chi lavora. Le malattie professionali sono patologie causate, o aggravate, dall’attività lavorativa e dalle condizioni in cui viene svolta. A differenza degli infortuni, che si verificano in occasione di un evento preciso, possono svilupparsi gradualmente, dopo anni di esposizione a sostanze nocive, rumore, vibrazioni, movimenti ripetitivi o carichi fisici eccessivi.

Tra i casi più frequenti rientrano i disturbi muscolo-scheletrici, le patologie dell’udito e alcune malattie respiratorie. In determinati contesti possono emergere anche patologie gravi, comprese quelle legate all’esposizione prolungata ad agenti cancerogeni. E così il dato delle 1.726 denunce racconta una parte meno visibile del problema: quella dei lavoratori che si ammalano mentre lavorano o a causa del lavoro svolto in passato. «Ogni anno ci ritroviamo la seconda domenica di ottobre ad affrontare un’analisi dell’esistente, tra quanto è stato fatto e quanto ancora è al centro delle nostre battaglie, che poi sono la battaglia di civiltà di un intero Paese – commenta Giuseppe Diamanti, presidente territoriale reggente dell’Anmil di Livorno – . Alla luce del bilancio infortunistico del 2025, illustrato nella recente Relazione annuale dell’Inail, i numeri dei primi sette mesi del 2026 non restituiscono la dignità che da 83 anni la nostra associazione chiede per tutti i lavoratori del Paese e i loro familiari».

Purtroppo però, accanto alle malattie professionali, crescono anche gli infortuni: 2.684 da gennaio a luglio, 91 in più rispetto allo stesso periodo del 2025. Sei quelli mortali registrati in provincia. Tra le tragedie che hanno segnato il 2026 ci sono la morte di Federico Ricci, 50 anni, schiacciato il 23 gennaio dal braccio meccanico della gru che stava manovrando per scaricare le tegole in via Piombanti, nel quartiere Shangai; a perdere la vita il 24 febbraio è stato invece Niko Ulivieri, marittimo di 30 anni, dopo un incidente all’imboccatura del porto mentre era a bordo della pilotina; il giorno dopo, il 25 febbraio, è morto Manole Negura, un operaio di 60 anni colto da un malore mentre lavorava nell’area dell’ex centrale termoelettrica di via Salvatore Orlando.

Numeri che richiamano l’urgenza di intervenire non soltanto dopo un incidente, ma prima che si verifichi. Per l’Anmil, sicurezza e stabilità del lavoro devono procedere insieme. «La precarietà, lo stagnamento dei salari a fronte di una sempre più rapida crescita del costo della vita imposto alle famiglie, il proliferare di nuove tipologie di lavoro sulle quali continua a incombere una normativa sfuggente, i cambiamenti climatici e l’incertezza dello scenario geopolitico devono essere affrontati in maniera strutturale», sostiene Diamanti, chiedendo di contrastare il fenomeno quotidiano degli infortuni. Il presidente richiama inoltre il lavoro irregolare, nel quale, avverte, si nasconderebbero «cifre ben più elevate di quelle riportate mensilmente da Inail».

Una zona d’ombra che rende più difficile conoscere la reale portata del fenomeno e garantire ai lavoratori le tutele previste. La battaglia dell’associazione riguarda anche chi, dopo un infortunio o una malattia professionale, deve affrontare conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche. «Le testimonianze di vittime e superstiti dell’insicurezza del lavoro, che Anmil da anni porta nelle scuole, nelle aziende, nei cantieri e nei dibattiti legati al tema, raccontano oggi non solo la prevenzione e il post-infortunio, ma anche il prezzo che quotidianamente chi ha vissuto un incidente o una malattia professionale paga spesso senza un concreto supporto da parte dello Stato», conclude Diamanti. E tra le richieste dell’Anmil ci sono l’istituzione del reato autonomo di omicidio sul lavoro e la creazione di una Procura nazionale del lavoro, per rendere più uniformi e specializzate le indagini. «Sempre più persone sono costrette ad accettare patti di scorrettezza lavorativa che non solo aumentano il rischio infortunistico – conclude Diamanti – ma che le tagliano automaticamente fuori dalle forme di tutela vigenti».

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