Da Livorno a Salerno, Rotondi in mostra con Godzilla forever
L’artista labronico rompe gli schemi con le sue opere dirompenti
LIVORNO Godzilla forever. Michael Rotondi colpisce ancora. Da Livorno a Salerno, con la sua mostra personale che incuriosisce a partire dal titolo allo spazio Civico 23. Visitabile dalle 18 alle 20 dal martedì al sabato.
Il riferimento a Godzilla implica una tendenza ad accogliere situazioni di genere “catastrofico” ecologico, paesaggistico, in alcuni casi ritrattistico, il tutto condito da un vocabolario fumettistico, accompagnato, sovente, da un’impostazione leggermente scanzonata.
Cristina Tafuri in occasione della mostra scrive: “Le opere di Michael Rotondi presentano paesaggi bui, catramosi, un’atmosfera di pece che toglie vita, dove non circola aria e si è prossimi alla distruzione. Morale innanzitutto. Città fra le mura massicce, silenziose, assenza di uomini, masse volumetriche compatte e scarne dove i toni scuri si intensificano, nella ricerca violenta di una intensità plastica di fermezza totale. Rotondi dipinge su grandi carte, nell’immediatezza del suo pensiero non ha bisogno di altro supporto che quello, poi le attacca ai muri, come un attacchino che appende manifesti di morte. In questi lavori corrisponde un particolare della natura poiché il pittore ha compiuto la sua scelta, non solo di un oggetto o di oggetti particolari da disegnare, ma anche della combinazione di questi oggetti in uno spazio dato”.
Rotondi è un artista straordinariamente versatile, musicista, compositore, pittore, privilegia il disegno come forma diretta di comunicazione. La sua è una ricerca che parte dal “basso”, attenta alle dinamiche sociali e antropologiche, oltreché estetiche. È intento a mostrare, o sarebbe meglio dire a dimostrare quanto l’arte possa smuovere le coscienze nell’ambito di un attivismo politico e culturale.
La sua pittura, i suoi disegni, sono un modo di raccontare la realtà, con la potenza aggressiva di quel nero che domina su tutto e che sa permeare l’esistenza stessa delle cose. E su queste città si innalza la figura gigantesca di Godzilla, il mostro preistorico anfibio. E se, come dice l’autore, arriveremo ad una società senza più emozioni, ecco che Godzilla per sempre sarà il simbolo della complicità umana nella sua autodistruzione.
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