Livorno, ladri in un appartamento di Corea: rubato pure un Rolex da 9mila euro
Il colpo in via Bussotti in pieno giorno. La rabbia del figlio della coppia: «Mia madre ora ha paura a restare sola in casa»
LIVORNO. Per entrare potrebbero aver utilizzato una cosiddetta “chiave bulgara”, un passepartout per aprire la serratura della porta blindata senza lasciare evidenti segni d’effrazione. Poi hanno fatto irruzione all’interno mettendo quasi tutte le stanze a soqquadro: «Vestiti, materassi: era tutto sottosopra. Mia madre ora ha paura di rimanere da sola», spiega il figlio, che al Tirreno chiede l’anonimato.
È un colpo da migliaia di euro quello messo a segno nella mattinata di martedì 23 settembre nel rione di Corea, in via Bussotti, dove i malviventi hanno rubato un Rolex da novemila euro, borse di valore, una piastra per i capelli e un “chiama angeli” d’argento, un ciondolo con in fondo una sferetta indossato generalmente dalle donne incinte. Vittima un sessantenne livornese che abita in quell’appartamento con la moglie e che, tornando a casa verso mezzogiorno, ha scoperto quanto accaduto.
I ladri, probabilmente, hanno agito fra le 10,30 e le 11 di mattina. All’esterno, infatti, alcuni vicini poi ascoltati successivamente hanno dichiarato proprio verso quell’ora di aver notato una donna, forse nomade, con uno zaino sulle spalle. Ritengono che possa aver fatto da “palo” per chi poi, materialmente, ha fatto ingresso nell’abitazione. «L’unica stanza che non sono riusciti a visitare – racconta ancora il figlio – è stata quella di mia sorella. Io non abito più lì, sto da un’altra parte, ma avevo lasciato appoggiato l’orologio che poi non ho più ritrovato. Una sfortuna. Lascia l’amaro in bocca veder violata la tua intimità, la proprietà privata: mi dispiace molto soprattutto per mia mamma, che ora comprensibilmente ha paura a restare sola nel suo appartamento. Quando i ladri sono entrati non c’era nessuno».
Danneggiati anche alcuni arredi: «Per trovare non so cosa – prosegue il familiare – hanno rotto perfino un mobile, un’anta di un armadio in particolare. Ho il sospetto che siano entrati con una cosiddetta “chiave bulgara”, universale insomma, perché so che mio padre aveva regolarmente chiuso la porta blindata a mandate e segni d’effrazione dall’esterno non ne abbiamo visti. Ma non posso saperlo: non conosco le tecniche di queste persone».
Probabilmente, la serratura, seppur di ottima qualità non era di ultimissima generazione, questa almeno potrebbe essere un’ipotesi. Purtroppo in zona non ci sarebbero telecamere, quindi non sarà semplice riuscire a rintracciare i malviventi. In ogni caso, subito dopo la chiamata al 112, per il sopralluogo post-furto è intervenuto un equipaggio della Squadra volante dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, diretto dal commissario capo Gabriele Nasca, con gli agenti che hanno ascoltato gli inquilini e vicini, oltre a verificare quanto dichiarato dalla famiglia alla centrale unica delle emergenze. Appena sporta la denuncia il caso passerà alla Squadra mobile di via Fiume, coordinata dal vicequestore Riccardo Signorelli, che avrà il compito di cercare di identificare i ladri attraverso gli elementi utili per il momento a disposizione.
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