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Livorno

Violenza in centro

Livorno, accoltellato in via Cairoli: «In tre volevano rapinarmi» – Ferito a pochi centimetri dalla giugulare

di Stefano Taglione

	Due volanti della polizia in via Cairoli
Due volanti della polizia in via Cairoli

L’uomo è stato assistito subito dai volontari della Misericordia e portato d’urgenza al pronto soccorso. Ai poliziotti che indagano su quanto accaduto ha raccontato la paura e di non conoscere coloro che lo hanno picchiato

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LIVORNO. Stava passeggiando lungo via Cairoli, in pieno centro, quando è stato avvicinato da tre persone che volevano rapinarlo del telefonino e del portafogli. Poi è stato accoltellato al collo, con la lama che solo per pochi centimetri non gli ha reciso la giugulare. Momenti di paura poco prima delle 23 di domenica scorsa (20 settembre) nel cuore della città, dove un quarantatreenne tunisino – Bilel Amdouni il suo nome – ha rischiato la morte.

L’allarme

Dopo l’agguato, gli aggressori – che lui sostiene di non conoscere – sono fuggiti. Immediato l’allarme al 112, con l’arrivo sul posto di un’ambulanza della Misericordia di via Verdi, mentre solo inizialmente erano stati allertati anche il medico e l’infermiere del 118 sull’automedica dell’Asl Toscana nord ovest, il cui intervento non è stato poi ritenuto più necessario. Il quarantatreenne è stato subito trasportato al pronto soccorso in codice rosso, il massimo livello dell’emergenza-urgenza sanitaria. Non è, per fortuna, in pericolo di vita: la lesione al collo è per fortuna solo lieve, dato che è stato infilzato solo di striscio con la lama. Ma la giugulare, la vena che porta il sangue dalla testa al cuore, è stata sfiorata. In via Cairoli sono naturalmente sopraggiunte anche le forze dell’ordine, con le volanti della polizia di Stato, per fare luce su quanto accaduto.

Il precedente

Proprio pochi giorni fa, in via del Pantalone, era avvenuto un episodio simile, con il titolare di un minimarket accoltellato con conseguenze purtroppo assai più serie e l’arresto, lo scorso fine settimana, del trentenne tunisino Ben Hamsa, ora in carcere per tentato omicidio (come si può leggere nell’articolo in basso che ricostruisce l’esito dell’interrogatorio di garanzia di ieri mattina ndr). In quel caso, a scatenare la violenza, sarebbe stato il rifiuto del commerciante nel volergli vendere una bottiglia di birra. Per questo sarebbe stato colpito alla testa e a una gamba con un’arma da taglio e da punta, come ricostruito dalla polizia di Stato, che sta indagando anche su questa violentissima aggressione avvenuta nel pieno centro cittadino.

La ricostruzione

Gli agenti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della questura, diretti dal commissario capo Gabriele Nasca, attorno alla mezzanotte fra domenica scorsa e ieri hanno poi raggiunto l’ospedale per parlare con il ferito, il quale – come avrebbe raccontato anche a chi lo ha soccorso, seppur con difficoltà a esprimersi in lingua italiana – sostiene di essere stato avvicinato da tre persone, una delle quali armata di coltello, che lo volevano rapinare mentre stava passeggiando, di sera, in via Cairoli. Trattandosi di un tentativo di rapina, così almeno ha raccontato Amdouni, le indagini sono scattate d’ufficio. Non c’è, insomma, la necessità che il quarantatreenne formalizzi querela negli uffici di viale Boccaccio. Secondo quanto da lui affermato, anche se ha sostenuto di non conoscere gli aggressori, i tre sarebbero stranieri, probabilmente tunisini o comunque nordafricani.

Le indagini

Sul caso, in stretto coordinamento con la procura, sta indagando la Squadra mobile della polizia di Stato labronica, guidata dal vicequestore Riccardo Signorelli. Elementi investigativi utili potrebbero arrivare dalle telecamere comunali presenti in centro, ma anche dagli eventuali impianti di videosorveglianza dei negozi o dei bar della zona, ammesso naturalmente che abbiano inquadrato il momento dell’agguato o l’arrivo o la fuga dei tre. Gli agenti, quindi, sono da ore al lavoro per delineare i contorni della vicenda. Si è trattato di un regolamento di conti all’interno della comunità tunisina labronica? Domanda alla quale solo l’inchiesta della procura, nel corso delle prossime settimane, potrà fornire una risposta. È assai probabile – è quanto sta emergendo dal lavoro degli investigatori – che gli aggressori conoscessero il quarantatreenne. Che non lo abbiano, insomma, rapinato a caso perché stava passando di lì. Ma saranno gli inquirenti a stabilirlo con certezza, una volta che saranno riusciti a identificare l’accoltellatore e le persone che in quel momento si trovavano insieme a lui.

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