Il procuratore di Livorno risponde a Perini: «Inaccettabile il suo attacco al pm»
Maurizio Agnello dopo l'attacco del consigliere di Fratelli d'Italia al pubblico ministero che lo indaga per oltraggio a Salvetti: «Le polemiche politiche non devono passare nelle aule di tribunale»
LIVORNO. «L’attacco al pubblico ministero è un tentativo di delegittimazione personale inaccettabile, che peraltro mette a rischio l’incolumità personale del magistrato additato pubblicamente come fazioso». A dirlo è il procuratore capo di Livorno Maurizio Agnello, che interviene così dopo la presa di posizione del consigliere comunale di Fratelli d’Italia Alessandro Perini a seguito di un’inchiesta aperta nei suoi confronti per oltraggio al sindaco Luca Salvetti.
Il referendum
Perini, dopo aver saputo di essere indagato dalla procura per oltraggio e diffamazione aggravata per aver detto «Idiota, cretino, hai bevuto» al sindaco Luca Salvetti dopo la commissione sulla sicurezza tenutasi il 19 gennaio scorso, sulle pagine del Tirreno ha attaccato il pubblico ministero titolare dell’inchiesta: Niccolò Volpe, «un magistrato – ha detto Perini – che, come rappresentante dell’Anm, Associazione nazionale magistrati, è stato tra i più attivi sostenitori livornesi del “No” alla riforma dell’ordinamento giudiziario». «Francamente – risponde il procuratore Agnello – mi sfugge la connessione fra l’esito delle indagini condotte dal collega Volpe e le iniziative alle quali egli ha partecipato nel corso della campagna referendaria a sostegno del no. Come peraltro hanno fatto tanti altri magistrati, giudicanti e requirenti, in particolare confrontandosi con gli avvocati)».
Le accuse
Perini ha poi sostenuto che «per l’accusa di aver dato dell’“idiota” a Salvetti rischio fino a sei anni ma la parte in cui in cui Salvetti mi ha pubblicamente accusato di essere un criminale, è stata valutata con la massima indulgenza. È difficile, davanti a valutazioni così diverse, non avere la sensazione che siano stati usati due pesi e due misure. Per Volpe fa niente se le querele contro di me si sono rivelate infondate». «La procura di Livorno – risponde il procuratore capo di Livorno – assume le sue determinazioni avendo come unico punto di riferimento la legge e formula le sue consequenziali richieste al giudice, che le valuta e decide se accoglierle o meno e gli indagati e imputati godono di tutte le garanzie per difendersi nelle sedi competenti. Sarebbe oltremodo opportuno che le polemiche politiche, specie quelle più accese, non trasmigrassero nelle aule di un tribunale e non assorbissero le forze di una Procura impegnatissima, per esempio, nel contrasto alla violenza di genere. Concludo sottolineando che tutte le iniziative assunte dai sostituti sono sempre pienamente condivise dal procuratore che ne assume, unitamente al titolare del procedimento, la responsabilità di fronte alle altre parti processuali ed alla collettività. Quindi qualsivoglia critica va rivolta innanzitutto al sottoscritto».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
