Morta nel crollo del balcone a Livorno, le ipotesi degli ingegneri: «Era ancorato soltanto a destra»
Gli esperti hanno osservato le foto del cedimento e le hanno confrontate con quelle di Google Maps del settembre 2025: «Un miracolo che abbia resistito così tanto»
LIVORNO. La tragedia di Roberta Celli, 56 anni, insegnante del Liceo Cecioni, non si è fermata al dolore di una città. Dopo la morte della docente, precipitata per circa dieci metri nel crollo del terrazzo di via Bonomo 51, la vicenda è diventata anche un caso di discussione tecnica. A far scattare il confronto sono state soprattutto le immagini della palazzina di tre piani: quelle pubblicate dai giornali dopo il cedimento, messe a confronto con le fotografie precedenti reperibili attraverso Google Maps.
Nel gruppo Facebook “Ingegneria e dintorni”, ingegneri da diverse città italiane hanno osservato quelle immagini e provato a formulare una prima lettura di ciò che si vede. Non sono perizie, né possono stabilire le cause del crollo, che dovranno essere accertate dagli organi competenti. Ma le loro considerazioni mostrano quanto una fotografia possa raccontare, agli occhi di un tecnico, di una struttura prima e dopo il collasso.
Rosa Anna Terzulli, ingegnera di Bari, si sofferma in particolare sul balcone del primo piano e sulla posizione dell’unità esterna del condizionatore. «Su un balcone costruito in questo modo, la disposizione del condizionatore in parallelo ai travetti è stata quanto meno improvvida», sottolinea.
Un’osservazione che apre un tema ripreso anche da Ivo Saveri, ingegnere di Genova. «L’unità esterna del climatizzatore – scrive – ha di sicuro aggiunto peso e vibrazioni a una situazione evidentemente già in parte deteriorata, che non sembra avere armature. Spesso certi carichi posizionati stabilmente in questo modo vengono sottovalutati».
Ma quanto può incidere, davvero, il peso di un condizionatore? La domanda viene posta da un utente del gruppo. Francesco Vichi, ingegnere di Pesaro, ridimensiona l’ipotesi: «Un’unità esterna del genere pesa sì e no 80 chili – evidenzia – . Mentre la mensola, anche secondo vecchie norme, doveva reggere 400 chili al metro quadrato». E aggiunge un'altra possibile chiave di lettura: «Il ferro si corrode e la sua resistenza diventa prossima allo zero se l’unico intervento che si fa è quello di coprire tutto con un po’ di vernice blu e geolite».
Più articolata l’analisi di Primo Zanca, ingegnere di Torino, che prova a leggere il modo in cui il balcone ha ceduto. «Dal lato destro – osserva – il balcone era anche ancorato alla parete e quindi ha prodotto un effetto “piastra”, ancorata su due lati, e ha tenuto. Nella parte sinistra, invece, il bordo era libero e avrebbe dovuto essere sostenuto dalle strutture a sbalzo, capaci di reagire al momento negativo. Queste, secondo quanto si può osservare dalle fotografie, erano insufficienti o inesistenti. Ed è nella parte sinistra, infatti, che il balcone è collassato».
Infine, il commento di Paolo Ceccarelli, ingegnere di La Spezia, che punta lo sguardo sulla natura stessa degli elementi strutturali. «Dalle foto pubblicate – scrive – si potrebbe evincere che i travetti siano anch’essi in laterizio, o del tipo Sap. Se così fosse, ritengo che sia quasi un miracolo che il balcone abbia resistito fino ad oggi».
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