Alcol tra minori, boom estivo: a Livorno i locali rafforzano i controlli. La Fortezza: «Fuori anche chi cederà solo un sorso dal bicchiere»
Il direttore dell’area dipendenze dell’Asl, Maurizio Varese: «Abbuffata di alcolici sempre più diffusa tra ragazzini di 15 anni. I genitori controllino come i propri figli tornano a casa. Per la loro salute e per capire disagi più grandi»
LIVORNO. L’Italia è una penisola più bagnata dall’alcol che dal mare e il problema del bere tra i giovanissimi è una piaga sociale molto più ampia e più diffusa di quanto i genitori credano.
«Le cifre parlano chiaro – spiega il dottor Maurizio Varese, direttore dell’Area dipendenze dell’Usl Toscana Nord Ovest –: se prendiamo la Relazione annuale al Parlamento 2025 con i dati dell’anno 2024 si dice che tra gli studenti tra i 15 e i 19 anni, il 76% del totale, cioè un milione e novecentomila ragazzi, hanno consumato alcol nell’ultimo anno. Un terzo di questi ha riferito di almeno un episodio di ubriacatura nel periodo in oggetto e il 30%, sempre del totale, ha dichiarato di aver fatto Binge drinking solo nell’ultimo mese».
Binge drinking
Con il maxi weekend di Ferragosto alle porte è bene sapere che uno dei rischi maggiori (e più diffusi) è proprio quello del “Binge drinking”, un’etichetta incomprensibile ai “boomer” ma chiarissima ai ragazzi: è l’abbuffata d’alcol, spinti dall’idea (folle) di bere il più possibile in un brevissimo lasso tempo, spesso prima di andare a ballare, ad inizio serata. Scolarsi grandi quantità di alcol per gioco (come nel “Beer Pong”, gioco con i bicchieri di birra e le palline da ping pong) o, per scommessa, tutto d’un fiato, è potenzialmente mortale. «L’alcol è metabolizzato dal fegato e viene eliminato con le urine e col sudore, ma ha bisogno di tempo», continua il dottor Varese. «In più, il fegato dei ragazzi non ha ancora tutte le batterie enzimatiche mature per sintetizzarlo, dunque il fegato non ce la fa a sopportare lo stress e l’alcol riesce ad entrare in circolo facilmente per esercitare i suoi effetti depressogeni sul sistema nervoso centrale. Assumere alcol in maniera molto rapida e a stomaco vuoto è molto pericoloso perché l’organismo non ha il tempo di smaltire».
I danni dell'alcol
L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda l’astensione totale del consumo di alcol fino ai quindici anni. In Italia, per legge (la Legge 189 dell’8 novembre 2012) è vietata la somministrazione degli alcolici ai minori di diciotto anni (le statistiche, però, parlano di ragazzini che bevono già dagli undici anni). I giovani, abituati dalla società a vedere gli alcolici consumati in qualsiasi ambiente – nelle case, nei locali, per le strade e sulle spiagge – ignorano (o rimuovono) i rischi. «Pensate che noi saremmo progettati per evitare di assumere alcol – continua il responsabile del Serd – perché quando l’alcolemia del sangue arriva a valori di due, due e mezzo o tre grammi su litro, il cervello si spegne e la persona, solitamente, si addormenta. È un sistema di difesa del nostro organismo per impedire al soggetto di bere. Se i ragazzi mandano in circolo, in un tempo brevissimo, grandi quantità di alcol bypassano questa difesa. Il cervello necessita di 40 minuti per iniziare a registrare il picco massimo di alcol in corpo. Ma se in quel lasso di tempo è stato assunto tanto alcol da portare l’alcolemia a 4, arriva il coma. A 5 l’arresto cardiocircolatorio e la morte, come un’overdose da eroina».
È il Ministero della Salute a spiegare che «l’alcol non è un nutriente, è totalmente inutile all’organismo può provare danni cellulari a molti organi come cuore, stomaco, fegato e cervello. Porta alla perdita del coordinamento, dell’orientamento, alla diminuzione della memoria, abbassa pericolosamente la percezione dei rischi e pregiudica la capacità di reagire a stimoli visivi e sonori» (il 40% delle vittime della strada della notte è composto da under 30).
«L’alcol è sempre cancerogeno e questo vale per tutti, giovani e adulti che siano – conclude il dottor Varese –, nei ragazzi, l’alcol modifica i circuiti cerebrali deputati alla gratificazione, alla motivazione e al controllo degli impulsi. L’alcol assunto dai giovani lascia anche una memoria per la quale è più facile che un soggetto ne abusi di nuovo rispetto a chi ha cominciato in tarda età. Per questo bisogna che ognuno torni a fare bene il proprio compito: i genitori dovrebbero controllare, quando i figli tornano a casa, in che condizioni rientrano. Se hanno gli occhi arrossati, se sono pallidi, se hanno vomitato o stanno per vomitare, se hanno un alito che può far pensare che abbiano bevuto. I genitori dovrebbero svolgere questo compito. E anche contare quante volte accade. Se è sporadico, se è una tantum o si ripete. I genitori dovrebbero intavolare un discorso. Costruire un dialogo. Capire perché è successo, perché potrebbe essere la spia di un disagio più grande».
Un altro dei problemi del bere “oggi” è il cambio di paradigma sociale. All’inizio gli utenti del SerD erano il frutto di una cultura del bere cosiddetta “mediterranea”: lavoratori adulti che aveva sempre bevuto e avevano incrementato il bere negli anni (e che non mescolavano altre sostanze all’alcol). Oggi, lo dicono le statistiche, abbiamo importato una cultura del bere tipica dei Paesi nordici, tutta concentrata nello sballo del fine settimana. «E si torna a un dilemma etico non da poco: meglio un cazzotto al giorno o sette tutti insieme al sabato sera?», chiude con una battuta il dottor Varese.
La stretta dei locali
Proprio nei weekend, le statistiche indicano “birra e aperitivi” come bevande preferite, sia nei ragazzi (al primo posto la birra al secondo gli aperitivi) che nelle ragazze (primi gli aperitivi, poi la birra). A Livorno le zone indicate come “a rischio” sono il quartiere della Venezia, il viale Italia e i “moletti”, tutti quei luoghi dove i giovani tendono a riunirsi. Ma è anche vero che i locali e i gestori cercano di attrezzarsi per contrastare i furbetti della bevuta (ad esempio, un amico maggiorenne che compra bevute per tutti). E si lavora anche sulla comunicazione. La Fortezza Vecchia, ad esempio, per le sue serate musicali, ha scelto di pubblicizzare gli eventi con queste precise parole: “Si ricorda che la somministrazione di alcol è vietata ai minori di diciotto anni dalla legge. All’interno, chiunque sarà sorpreso a fornire alcolici ai minorenni (sì, anche un singolo sorso) sarà allontanato dall’evento dalla sicurezza. Vi invitiamo a divertirvi e ballare, ma in modo responsabile”.
È vero che come canta Noemi “Sono solo parole”, però il messaggio è ineccepibile e potrebbe costituire un modello.
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