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Durante gli scavi riaffiorano le antiche fondamenta della Fortezza vecchia di Livorno

di Stefano Taglione
Archeologi in Fortezza
Archeologi in Fortezza

Scoperte tracce di una vecchia cortina e di un canale di scolo. Il sopralluogo della Soprintendenza: «I lavori continuano». Potrebbero avere un valore storico inestimabile

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LIVORNO. Sotto terra, in Fortezza Vecchia, sono riaffiorate tracce di quella che era la Livorno di un tempo. Due manufatti di interesse archeologico sono stati individuati durante i lavori (che per il momento non si fermano) per restituire l’acqua a uno dei simboli della città. Uno è un antico canale di scolo, realizzato in mattoni e ardesia e forse confluito nella rete di drenaggio della zona a fine Ottocento. L’altro potrebbe invece essere ancora più importante: resti che, secondo una prima ipotesi, potrebbero appartenere alle fondamenta della cortina originaria che collegava la fortificazione a Santa Trinita.

La scoperta è avvenuta nei giorni scorsi nell’area interessata dal primo lotto dei lavori di messa in acquaticità. A individuare le tracce l’archeologo incaricato da Porto Immobiliare, la società partecipata dall’Autorità di sistema portuale del mar Tirreno settentrionale (per il 72%) e dalla Camera di commercio della Maremma e del Tirreno (per la restante quota) che sta seguendo l’intervento. Venerdì sono emerse le prime evidenze e ieri mattina è intervenuta anche la Soprintendenza, che ha effettuato un sopralluogo insieme all’amministratore unico di Porto Immobiliare, Lorenzo Riposati, e a due tecnici dell’Authority. «Siccome si tratta di un bene vincolato, è prevista la cosiddetta sorveglianza archeologica – spiega Riposati – e un archeologo da noi incaricato ha rilevato delle tracce di rilevanza archeologica».

Le presenze si trovano a livello ipogeo, quindi in profondità. La prima è quella che appare, almeno in questa fase, più facilmente interpretabile. È una sorta di canaletto destinato allo scolo delle acque e si trova nell’area compresa fra il bastione della Capitana e il Mastio di Matilde. «È uno scolo composto da mattoni e ardesia – racconta Riposati – e secondo una prima lettura potrebbe essere stato utilizzato fino al tardo Ottocento». Ben più complessa invece l’interpretazione della seconda struttura. Gli elementi affiorati potrebbero infatti essere riconducibili alle fondamenta dell’antica cortina muraria che collegava le diverse parti del sistema difensivo della Fortezza. Si tratta, per ora, di un’ipotesi che dovrà essere verificata dagli archeologi attraverso ulteriori approfondimenti.

La scoperta arriva in un momento particolarmente significativo per la Fortezza Vecchia, perché proprio in questi mesi il monumento sta tornando al centro di un importante intervento di riqualificazione destinato a cambiarlo profondamente. Il progetto di Porto Immobiliare punta infatti a riportare l’acqua attorno alle mura, restituendo alla fortezza quella dimensione che aveva nell’Ottocento, prima che il canale perimetrale venisse progressivamente interrato. Il primo lotto dei lavori, dal valore di circa 3,3 milioni, prevede lo scavo dell’area fino a circa 2,80 metri rispetto al piano attuale, in modo da creare un nuovo specchio acqueo non navigabile, ma capace di circondare le mura fino al Mastio di Matilde. L’intervento comprende una passeggiata lastricata e una nuova scalinata di collegamento verso la Fortezza e la Venezia. Il cantiere, affidato all’associazione temporanea di imprese composta da Edilizia Tirrena e Lu.Mar. Impianti, dovrebbe concludersi entro 18 mesi dall’avvio dei lavori, quindi per luglio dell’anno prossimo. Per il restyling completo, invece, servirà almeno qualche anno. Al momento la scoperta archeologica non ha comportato rallentamenti del cantiere.

I lavori proseguiranno in collaborazione con la Soprintendenza e nel «rispetto delle prescrizioni che saranno indicate dagli archeologi», prosegue l’amministratore unico. «Stiamo andando avanti – rimarca – ed è chiaro che, trattandosi di un bene vincolato e di un’area con una storia così importante, lavoreremo insieme alla Soprintendenza e seguiremo tutte le indicazioni che ci verranno date. Al momento non ci sono rallentamenti».

La sorveglianza archeologica, prevista proprio perché l’intervento interessa un’area di grande valore storico, assume dunque un significato particolare. Ogni scavo può infatti riportare alla luce porzioni della Livorno precedente alle trasformazioni urbanistiche degli ultimi due secoli. La Fortezza Vecchia, costruita a partire dal XVI secolo sui resti delle precedenti fortificazioni e uno dei simboli della città , è al centro di un progetto più ampio di valorizzazione. La riapertura dell’acqua attorno alle mura rappresenta la parte più scenografica del primo lotto: il piazzale oggi occupato dalla superficie asfaltata e dalle aree di servizio sarà trasformato in uno spazio nel quale il monumento tornerà a essere circondato dal mare. E proprio gli scavi necessari per realizzare la trasformazione stanno permettendo di recuperare anche pezzi di storia. Il canale di scolo e le possibili fondamenta della cortina muraria raccontano due momenti diversi della vita della Fortezza e del suo rapporto con la città. Per ora, però, occorre cautela. Saranno gli ulteriori accertamenti a stabilire l’esatta natura e datazione delle strutture emerse. La certezza, invece, è che sotto il terreno del cantiere sono comparsi elementi tali da essere studiati e documentati. Nella speranza, naturalmente, se questo non comporti rallentamenti nei lavori. 

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