Il Tirreno

Livorno

L’intervista

Livorno, la storia di Gianluca: da San Jacopo a manager a Londra – «Lavoro a Notting Hill, ma ho il cuore amaranto e mi manca la torta di Gagarin»

di Francesca Suggi

	Del Chicca con la maglia amaranto insieme a un amico allo stadio e con lo staff del nuovo negozio di Notting Hill
Del Chicca con la maglia amaranto insieme a un amico allo stadio e con lo staff del nuovo negozio di Notting Hill

Del Chicca oggi è direct manager della multinazionale Whole Foods market: nel 2023 è stato premiato a Boston, insieme al suo team, come miglior dipartimento con il negozio di Piccadilly Circus

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LIVORNO. La catena dei supermercati Whole Foods market in Usa e a Londra la conoscono tutti. Ogni quartiere londinese ne ha uno e da maggio anche Notting Hill Gate ha il suo. Uno dei manager del colosso del cibo bio con base a Austin, Texas è livornese. Nato e cresciuto tra Ardenza e San Jacopo. Gianluca Del Chicca oggi è direct manager della multinazionale. In soldoni assume, forma il personale e a lui vengono spesso assegnate le nuove sfide. I nuovi market. Oggi Notting Hill, ieri nel negozio dell’iconico Piccadilly Circus dove lui e il suo team sono risultati i miglior della Regione e premiati. «La mia più grande soddisfazione: era il 2023, siamo risultati il dipartimento migliore, secondo gli indici di performance, dell’intera Regione e sono stato premiato a Boston durante una cerimonia della compagnia», afferma il 50enne labronico che ha anche una seconda anima, quella di scrittore e poeta.

Una passione alimentata durante gli studi alle Micali, al liceo Enriques fino al master in International human resources preso a Londra.

«Portando avanti la tradizione familiare sono grande tifoso amaranto e Piellino. Ricordo benissimo da bimbetto le doppiette stadio/palazzetto degli anni ’80 con i miei genitori, oltre alle centinaia partite del Livorno negli anni a venire: erano gli anni degli Ottavo Padiglione e delle serate al Tijuana».

Il primo grande salto all’estero?

«Ho avuto un passaggio intermedio a Firenze dove ho vissuto 6 anni e poi, come nelle migliori delle tradizioni, una volta laureato la ragazza dell’epoca è quella che va incolpata per il mio trasferimento a Londra. Mi sono veramente lasciato trasportare dalla corrente: senza saper mettere due parole in fila di inglese ho trovato lavoro in un pub-ostello, e da lì tutto è cominciato. Poi dopo 7 mesi sono stato promosso assistant manager e ho continuato a fare sempre passettini in avanti».

A Londra adesso è direct manager per Whole Foods Market. È arrivato a conquistare premi anche a Boston.

«Nel 2017 ho iniziato a lavorare per Whole Foods Market, una catena di supermercati con sede a Austin. Sono supermercati di alta qualità con un occhio di riguardo ai prodotti organici, al servizio al cliente e agli standards dei negozi. Ho cambiato diverse sedi e dipartimenti in questi 9 anni arrivando ad essere direct manager anche di 70 persone nel negozio di High Street Kensington, occupandomi di assumere, fare in modo che i nuovi dipendenti venissero formati e dirigere poi le attività del dipartimento. La soddisfazione più grande quando ero a capo di un team di sole sei persone nel negozio di Piccadilly Circus, nel 2023 siamo risultati il dipartimento migliore e fui premiato a Boston. Adesso lavoro nella sede di Notting Hill Gate; l’apertura di un nuovo negozio porta con sé molti sacrifici e orari diciamo parecchio flessibili, però vedere i clienti che entrano festanti il giorno dell’inaugurazione è fonte di grande soddisfazione».

Nel suo lavoro cosa porta di Livorno?

«Senz’altro un po’ di ironia e quella leggerezza che non ci manca mai; però qui devi stare attento a rimanere sempre entro certi limiti, i gruppi di lavoro sono multiculturali e ci sono sensibilità diverse da rispettare. E poi un po’ di sano buonumore per tenere la morale del team sempre alta, e magliette del Livorno che ogni tanto sfoggio d’estate, rigorosamente a fine turno però. Infine l’accento, quello proprio non se ne andrà mai, non sono bastati 18 anni in Inghilterra».

A livello lavorativo nota molte differenze tra Italia e Uk?

«Dal punto di vista lavorativo le differenze tra l’Italia e il Regno Unito sono enormi; la prima cosa a cui penso è la cultura del posto fisso, che qui è assente. Nel Regno Unito puoi davvero rimetterti sempre in gioco, a qualsiasi età e in qualsiasi momento, basti pensare che è considerato discriminatorio richiedere la data di nascita nel curriculum vitae, si viene quasi esclusivamente valutati per le competenze. Ovviamente non è tutto rose e fiori, ma tendenzialmente per conoscenze non vai avanti e non fai carriera. La burocrazia poi qui è alquanto snella, in tutti i campi, è davvero in funzione della persona e con l’obiettivo di semplificare le cose. Il rovescio della medaglia è la flessibilità e il numero ridotto, rispetto all’Italia, di efficaci strumenti di protezione a favore del lavoratore».

Frequenta livornesi a Londra?

«Purtroppo dopo la Brexit per gli europei è diventato difficile spostarsi nel Regno Unito, e per forza di cose ci sono anche meno italiani. All’inizio del mio soggiorno a Londra un amico livornese e mio cugino abitavano qui, e casualmente avevo anche incontrato due concittadini, uno in particolare lavorava come barista nel pub Mayflower sul Tamigi, pare nel punto esatto dove salpò appunto la Mayflower, la prima nave con destinazione l’America. A parte quel periodo iniziale non ho più incontrato livornesi purtroppo».

Quando torna come vede la sua città?

«Livorno cerco di vederla il più possibile da vicino: cerco di tornare relativamente spesso, e la città continua a darmi lo stesso senso di incompiutezza che mi ha sempre dato, misto a rassegnazione. Se prima la cosa mi provocava fastidio, ora mi comunica anche una certa dose di tranquillità».

All’estero cosa le manca?

«In passato è capitato che tornando da Londra la mia prima tappa sceso dall’aereo è stata Gagarin e solo dopo due etti di torta casa. I ritmi più a misura d’uomo mi mancano, poter andare ovunque in 20 minuti, uscire di casa le mattine estive alle 9 con l’asciugamano, andare a piedi al moletto di San Jacopo per fare un tuffo in mare, asciugarsi sotto il sole e poi pezzo dolce e cappuccio al bar e ovviamente la famiglia e gli amici di una vita».

Che vita fa a Londra?

«Il tipo di vita è cambiato nell’arco di questi anni, inizialmente mi sono goduto appieno le serate di quella che fu la Swinging London; ora il focus è più sul lavoro e su mia figlia Viola. Il panorama culturale è talmente variegato che cerco sempre di ritagliarmi un po’ di tempo per un concerto o una mostra: difficile da credersi, ma una decina di anni fa ebbi il piacere di vedere in concerto Bobo Rondelli al London Jazz Festival. Più che alla cultura sono ben adattato allo stile di vita londinese, ai ritmi e alle distanze di una metropoli, in aggiunta ho anche preso la cittadinanza britannica; la cerchia di amici è rappresentata quasi esclusivamente da italiani. Cerco poi di portare avanti le mie passioni, giro in bici, lunghe passeggiate nei tanti parchi londinesi e mi diletto a scrivere poesie e racconti. Ho pubblicato un romanzo, "Quel dolorino in basso a sinistra", che è la storia del mio viaggio da Livorno a Londra passando per Firenze. A proposito di Livorno, una grande soddisfazione, nel 2021, vincere la medaglia d’argento al Premio Letterario Città di Livorno con una poesia».

Cosa consiglierebbe ai ragazzi livornesi che hanno sogni da realizzare?

«Non reputo di poter dare consigli, una cosa che posso affermare, visto il mio percorso, è che certe esperienze ti arricchiscono e ti fanno mettere in gioco, che penso sia sempre positivo. Escono fuori degli aspetti di te stesso che non sospettavi di avere, e ogni successo, come i fallimenti, aiutano a farti crescere e ad arricchire il tuo bagaglio. Mettersi in gioco è quello che ho imparato in tanti anni a Londra, uscire dalla comfort zone».

Tornerà un giorno?

«La risposta a bruciapelo è, certo, mi vedo pensionato a Livorno, però dal punto di vista lavorativo Londra ti dà tante opportunità e soddisfazioni, e anche dal punto di vista della scena culturale, delle tendenze in tutti i campi ti senti un po’ al centro del mondo. Adesso, però, comincio a rendermi conto che in un futuro non so quanto lontano, le esigenze saranno altre, e l’idea più in là di tornare a Livorno e a certi ritmi e stili di vita, ovviamente comincia a prendere piede».

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