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Livorno, crolla il valore dei beni: Spil entra in liquidazione

di Juna Goti
Livorno, crolla il valore dei beni: Spil entra in liquidazione<br>

Approvato il bilancio 2025 con un rosso di 2,8 milioni  Pesa l’ulteriore svalutazione del patrimonio immobiliare

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LIVORNO. Dalle 12.35 di ieri Spil, la società dell’Odeon e di decine di altri beni sparsi per la città, è in liquidazione. Subito dopo l’assemblea ordinaria dei soci che in mattinata ha approvato il bilancio, si è aperta l’assemblea straordinaria, che davanti al notaio Pesarin ha scritto l’ultimo capitolo di una vicenda che si trascina almeno da quindici anni. E che da qualunque punto la si guardi ha dell’incredibile.

Partiamo dalla notizia. L’assessora alle partecipate, Viola Ferroni, non ci gira tanto intorno quando conferma che «con l’approvazione del bilancio 2025 è stata registrata una perdita di 2.793.000 euro che azzera il patrimonio» e «in virtù di quanto disposto del codice civile, la società è dovuta andare in liquidazione».

Ma perché una perdita così alta dopo che lo scorso anno, guardando al 2024, la società aveva chiuso sempre con un rosso, ma intorno ai 600mila euro? Cosa è cambiato? «La svalutazione degli immobili iscritti al patrimonio di Spil». Che di fatto non è una società che ha un’attività industriale propria: la gestione caratteristica coincide con il piano di ristrutturazione del suo mega debito, con la vendita dei suoi beni. E «lo stesso piano prevede la svalutazione del patrimonio nel momento in cui le vendite non sono realizzate», svalutazione che è arrivata a superare i due milioni di euro.

Del resto Ferroni lo aveva già in parte detto in consiglio comunale a dicembre: il Comune (che di Spil ha il 65 per cento dopo l’uscita della Camera di Commercio) voleva rivedere l’ultimo piano di ristrutturazione del debito omologato dal tribunale, perché il debito non sta scendendo e gli interessi con le banche continuano a salire (banche che in Spil sono di fatto al tempo stesso soci e creditori). Così non stupisce che oggi dica che «la messa in liquidazione rappresenta un passo ulteriore verso la risoluzione, nella miglior condizione possibile, di un tema che riguarda la città da anni». Insomma, «non è un fatto negativo – sostiene – perché attraverso la liquidazione riusciremo a ottenere condizioni migliori a tutela del patrimonio di Spil».

Ma tutta questa vicenda continua a lasciare l’amaro in bocca. Sono lontanissimi i tempi in cui in seconda commissione si sentiva dire che «Spil è sana e solida»: era il giugno del 2012, secondo mandato di Alessandro Cosimi, il parcheggio Odeon era aperto da un anno, tirato su a fatica dopo la demolizione del cinema, e l’allora presidente Riccardo Vitti, sommerso dalle critiche, lo descriveva come «un progetto ambizioso», «se guardiamo al lungo periodo». Nel «lungo periodo» la società nata nel 1928 per risollevare il porto e andata avanti per essere il motore industriale della città (col recupero di ex Borma, Cmf e Officine San Marco) è finita per essere schiacciata da un parcheggio che è costato più di 20 milioni, generando una serie infinita di difficoltà finanziarie.

Nella società figurano Comune di Livorno, Provincia, Comune di Collesalvetti, Bpm e Mps, che nel tempo hanno ceduto il loro credito milionario a Illimity e Amco.

Nel 2018 l’amministrazione M5s di Filippo Nogarin tentò un primo piano di risanamento ex articolo 182 bis della legge fallimentare, che prevedeva, con l’alienazione di beni, il pagamento dei debiti alle banche e alle stesse amministrazioni locali. Ma quel piano ha incontrato significative difficoltà, a cominciare dalla flessione del mercato immobiliare in era covid. Tanto che nel 2023 l’assessore Gianfranco Simoncini, volto della giunta di centrosinistra di Luca Salvetti che nel frattempo aveva vinto le elezioni, annunciò un nuovo piano, sulla base della rivalutazione dei beni fatta fare a un soggetto esterno: un piano che, come titolava il Tirreno, sapeva già di liquidazione, visto che prevedeva la vendita (con aste dinamiche) di tutto il patrimonio della società. Tutto: quasi 300 beni, tra case, terreni, capannoni, lo stesso maxi parcheggio. Spil avrebbe tentato di vendere in cinque anni, «poi chi ci sarà deciderà se la società dovrà essere liquidata o se potrà rimanere in vita con una nuova missione sociale», fu detto. Nell’ultimo bilancio votato ieri si prende atto del fatto che nel corso del 2025 sono stati venduti 54 beni, soprattutto box e posti auto (42) più qualche appartamento, per un valore di 1.781.000 euro. Ma la “polpa” è ancora lì: per esempio i capannoni in affitto a BCube a Guasticce, il palazzo-ex sede di Spil in via Calafati, l’Odeon e così via. E il debito nei confronti delle banche continua a sfiorare i 22,8 milioni (per circa 24 milioni totali).

Questo nonostante Spil, con la nascita di Spil 2 (Spil Strategic Contract Logistic) abbia venduto nel tempo i gioielli di famiglia, i “terreni d’oro” di Paduletta in porto, oggi nelle mani dei Neri: l’operazione, voluta dai 5 Stelle, non ha evidentemente risolto la situazione, nonostante la vendita del primo 80 per cento delle quote abbia avuto una base d’asta sopra i 13 milioni e il restante 20 per cento ne sia valsi altri 3. Finiti dove? «Nella riduzione dei debiti», è lapidaria Ferroni.

Da ieri Alessandro Bagnoli è passato da amministratore a liquidatore. «Il piano – riprende Ferroni – sta andando avanti e continuerà ad andare avanti nonostante la messa in liquidazione della società», questo in attesa che venga presentato quello rivisto al tribunale. «Come Comune abbiamo ribadito, mettendoli agli atti, quelli che per noi devono essere gli indirizzi del liquidatore». Ovvero? «Stiamo rivedendo il piano, nei rapporti con le banche e con il ceto creditorio, perché vogliamo che venga rinegoziato a tutela del patrimonio pubblico che nel tempo è stato realizzato da Spil o a Spil conferito». Per quanto è stato possibile ricostruire, nel verbale di ieri si parla in particolare della possibilità di fare operazioni di saldo e stralcio dell’esposizione bancaria e di verificare l’esclusione dalla procedura degli immobili di interesse istituzionale. A cosa pensa il Comune non è un mistero: per esempio il palazzo di via Calafati, la sede dei Canottieri, le case di Stringi-Stringi. E l’Odeon? C’è chi scommette che il Comune voglia provare a gestirlo direttamente.

Intanto la parola liquidazione sa di chiusura di Spil, ma la strada appare ancora lunga e quali saranno i tempi è difficile da dire oggi.l

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