Porti, sostenibilità e geopolitica: da Livorno la sfida dei corridoi verdi nel Mediterraneo
Al Local Green Port Hub il bilancio di GreenMedPorts: tra crisi delle rotte globali e nuove regole ETS, la transizione ecologica diventa leva industriale e strategica
La transizione ecologica dei porti non è più soltanto una questione ambientale, ma una leva industriale e geopolitica capace di ridisegnare gli equilibri nel Mediterraneo. È il messaggio emerso dal primo incontro del Local Green Port Hub, ospitato nella Sala Ferretti della Fortezza Vecchia di Livorno, dove istituzioni, centri di ricerca e operatori del settore si sono confrontati sul futuro sostenibile della portualità mediterranea.
L’iniziativa ha rappresentato anche l’occasione per tracciare il bilancio dei primi dieci mesi di GreenMedPorts, progetto europeo del programma Interreg NEXT MED coordinato dall’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale, che coinvolge partner di sei Paesi, tra cui l’Algeria.
Crisi delle rotte e nuovi equilibri globali
Il punto di partenza è uno scenario internazionale profondamente mutato. Secondo i dati UNCTAD, nel 2025 il traffico nel Canale di Suez è rimasto del 70% inferiore rispetto ai livelli del 2023, complice la crisi nel Mar Rosso e le tensioni nello Stretto di Hormuz.
Un contesto che ha imposto rotte più lunghe, costi assicurativi elevati e una crescente instabilità. In questo quadro, la sostenibilità assume un significato più ampio: non solo riduzione delle emissioni, ma capacità dei sistemi logistici di essere più efficienti, autonomi e resilienti.
Porti come piattaforme di resilienza
“I porti non possono più limitarsi a intercettare traffici. Devono diventare piattaforme di resilienza”, ha sottolineato Antonella Querci, dirigente Sviluppo e Innovazione dell’AdSP, in apertura dei lavori.
Secondo Querci, un porto resiliente è anche più competitivo. Da qui il valore strategico di GreenMedPorts, che – ha spiegato – “non è un progetto ambientale in senso stretto”, ma un’infrastruttura immateriale capace di integrare standard ambientali, certificazioni di performance e cooperazione tra scali.
L’obiettivo è chiaro: costruire sistemi condivisi di dati e certificazione che possano orientare le scelte degli operatori e, di conseguenza, governare i flussi logistici nel Mediterraneo.
Corridoi verdi: infrastrutture del futuro
Al centro del dibattito il tema dei corridoi verdi mediterranei, considerati non semplici rotte a basse emissioni ma vere e proprie infrastrutture economiche.
“Non sono solo rotte meno emissive, ma sistemi in cui convergono energia, ambiente e commercio”, ha evidenziato Querci, sottolineando come il Mediterraneo sia davanti a un bivio: costruire reti integrate tra le due sponde o accentuare le disuguaglianze tra porti inclusi ed esclusi.
ETS e rischi per la competitività
Tra i nodi più discussi, l’introduzione del sistema ETS nel trasporto marittimo. Dal confronto è emerso un punto condiviso: il prezzo sulla CO₂ rappresenta un segnale forte, ma non basta.
Senza investimenti in carburanti alternativi e infrastrutture, il rischio è un “effetto boomerang”, con lo spostamento dei traffici verso porti extra-UE meno regolamentati.
Luca Brandimarte (Assarmatori) ha annunciato che la revisione del sistema è imminente, con una proposta della Commissione europea attesa entro luglio. Tra le criticità evidenziate: l’impatto su transhipment, Autostrade del Mare e collegamenti insulari, per i quali si chiedono deroghe mirate.
Cold ironing e innovazione tecnologica
Altro tema chiave è il cold ironing, con i porti dell’Alto Tirreno prossimi all’elettrificazione delle banchine. Tuttavia, restano aperte questioni legate alla governance e alle tariffe.
Parallelamente, innovazione e ricerca giocano un ruolo centrale. L’Università di Pisa, con il dipartimento DESTEC, è impegnata nello sviluppo dell’idrogeno per la decarbonizzazione navale, mentre ARTES 4.0 lavora per rendere scalabili e accessibili le tecnologie avanzate.
Cooperazione internazionale e ruolo delle istituzioni
Dal mondo operativo è arrivato anche il contributo della Capitaneria di Porto, che ha ribadito l’importanza della cooperazione tra scali e della diffusione di tecnologie come il cold ironing, già sviluppate in contesti avanzati come quello maltese.
Il filo conduttore emerso dal convegno è la necessità di un cambio di approccio: la transizione ecologica non può essere subita, ma governata.
Una sfida strategica per il Mediterraneo
“Integrare dati, energia e cooperazione è la chiave”, ha concluso Antonella Querci. Solo così il Mediterraneo potrà trasformarsi da area fragile e frammentata a piattaforma logistica globale, sostenibile e competitiva.
Il messaggio che arriva da Livorno è netto: la partita non si gioca solo sull’ambiente, ma sulla capacità di costruire un nuovo modello industriale per i porti del futuro.
