Il Tirreno

Livorno

Città e integrazione

Livorno in campo contro le dipendenze col Touch rugby

di Francesca Suggi
Livorno in campo contro le dipendenze col Touch rugby

È il progetto di reinserimento sociale tra Lions Amaranto e cooperativa S. Benedetto «eccome«Esperienza di gruppo, uno strumento educativo»: è partito un mese al Priami di Stagno»

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LIVORNO Il Touch rugby come strumento di crescita personale e reinserimento sociale. Nasce nel territorio livornese una collaborazione sinergica che vede come protagonisti il club Lions Amaranto rugby e la coop sociale San Benedetto.

Questa collaborazione ha portato, tra le varie iniziative, alla creazione di questo progetto educativo e riabilitativo: il titolo, “Touch a soul, take a chance” - “Tocca un’anima, cogli un’opportunità” - nasce da un gioco di parole. È ideato da Olivia Della Vista, psicoterapeuta della coop: è rivolto ai soggetti seguiti dalla coop impegnati in programmi di trattamento e riabilitazione dalla dipendenza da sostanze –talvolta anche inseriti in percorsi di pena alternativa al carcere-.

Prende vita dall’ 11 marzo, al campo Priami di Stagno sotto la guida di Mariano Gambogi e il supporto di tutti i giocatori della squadra “Old” Lions Amaranto Rugby, tra cui Andrea Bigongiali, Andrea Caputo e con la consulenza sempre attiva di Maurizio Berti (dirigente Amatori Rugby Toscana e giocatore Squadra “Old”- Lions Amaranto Rugby) e il sostegno degli educatori della coop Enrico Nocchi e Marta Del Bimbo. «Il rugby genera una forte dimensione sociale e comunitaria, capace di favorire inclusione, integrazione e partecipazione. Il progetto propone l’avvicinamento alla disciplina del touch rugby, una variante del gioco che non prevede contatto fisico e rende l’attività accessibile anche a chi non possiede una preparazione atletica specifica - dice Della Vista - L’obiettivo è quello di creare un’esperienza di gruppo capace di stimolare valori socioeducativi, quali il successo della cooperazione di ogni individuo nel raggiungimento di un obiettivo comune, il rispetto per l’avversario e delle regole condivise, raggiungendo responsabilità e senso di appartenenza. Per persone che stanno affrontando percorsi di recupero, queste dinamiche possono diventare strumenti concreti di crescita personale e collettiva».

La Federazione italiana rugby promuove da anni diversi progetti di responsabilità sociale con l’obiettivo di utilizzare il rugby come strumento di inclusione e crescita nelle comunità. Un esempio concreto di questo approccio è il progetto “Pecore nere” promosso da “Amatori Rugby Toscana” con la collaborazione di Lions Amaranto Rugby attuato al carcere “Le Sughere”. Il progetto ha permesso a numerosi detenuti di avvicinarsi alla pratica sportiva e ai valori del rugby, favorendo relazioni positive, responsabilità, inclusività e sostegno reciproco. «Progetti così dimostrano come lo sport possa trasformarsi in un vero strumento educativo, protettivo e riabilitativo: grazie a tutti gli attori coinvolti nel progetto e a Mauro Fraddanni (presidente Lions Amaranto Rugby) e Andrea Pannocchia (consigliere Lions Amaranto Rugby)», chiude.l


 

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