Economia
«Falsi certificati ai marittimi». Imputate 44 persone: i nomi. Coinvolti medici, infermieri e naviganti
Livorno, le accuse: corruzione e cartellini timbrati durante le assenze. Si ipotizzano truffe ai danni dello Stato
LIVORNO. La procura ha chiesto il processo per 44 persone coinvolte nelle inchieste sui presunti falsi certificati medici della sanità marittima e sui cartellini timbrati mentre i dipendenti dello stesso Servizio assistenza sanitaria ai naviganti di piazza Micheli sarebbero stati assenti.
Davanti alla giudice per l’udienza preliminare Sara Merlini, a fine maggio, dovranno comparire i 37 indagati della prima indagine, poi gli altri nove (il totale è 44 perché due sono in comune fra i due filoni). Si tratta comunque di un tecnicismo, visto che i fascicoli – la cui titolare è la pubblico ministero Alessandra Fera – verranno poi probabilmente riuniti in un unico procedimento penale, essendo entrambi scaturiti dagli accertamenti della Squadra mobile della polizia di Stato.
Il presunto sistema
Al centro dell’inchiesta – come anticipato – il presunto sistema dei certificati medici falsi e delle visite di idoneità facili al “Sasn”. Secondo l’accusa, marittimi e lavoratori avrebbero ottenuto attestazioni di malattia non veritiere (anche se le malattie lo erano, evidentemente perché certificate senza una visita) o prolungamenti di assenze dal lavoro pagando somme di denaro o offrendo utilità. Figura centrale, secondo la ricostruzione della procura, sarebbe stata Pierluigi Fornaro, infermiere sessantacinquenne originario di Taranto e residente a Livorno nonché coordinatore del “Sasn”, che – pur non essendo medico – avrebbe materialmente redatto le certificazioni utilizzando timbri e credenziali dei medici della struttura, tra cui il fiduciario Giovanni Citti (livornese di 59 anni) e il direttore sanitario Stefano Neri, 61 anni, ora in pensione, difeso dall’avvocato Mario Galdieri. Tutti e tre hanno patteggiato il primo filone dell’inchiesta che li vedeva sotto accusa e, per le altre contestazioni che li vedono sul banco degli imputati, potrebbero comunque chiedere un ulteriore patteggiamento in continuazione. Per Fornaro e Neri la pena è attorno ai tre anni, ma il quantum – come anticipato – potrebbe aumentare per effetto dell’ulteriore pena concordata.
L'ipotesi corruzione
Fra gli imputati per cui la procura chiede il processo ci sono diversi marittimi accusati di corruzione per aver offerto (o promesso) denaro o utilità in cambio di certificazioni irregolari «al fine – si legge negli atti – di ottenere l’indennità di malattia corrisposta dall’Inps o nell’anticipazione dei tempi per l’espletamento delle visite di idoneità biennale». Tra loro Salvatore Di Luca, cinquantenne di Torre del Greco e dipendente della compagnia Moby, accusato di aver consegnato a Neri tre bottiglie di vino di valore in cambio di certificati di malattia ritenuti falsi. Accusa analoga per il sessantaquattrenne tunisino Ali Ben Ahmed Said, lavoratore della Cin di casa a Livorno, che secondo l’accusa avrebbe consegnato una bottiglia di vino. Stesso capo di imputazione anche per il dipendente della Dalmare Calogero Di Stefano – sessantaseienne di Sciacca, in Sicilia, e residente a Viareggio – che avrebbe pagato 150 euro, e per Doriano Mataloni (sessantunenne di Orbetello e comandante Dalmare) e Leopoldo Assantino – sessantaduenne di Torre del Greco e domiciliato a Livorno, direttore di macchina della stessa compagnia – accusati di aver versato 50 euro come quota per certificazioni di malattia. Nel medesimo filone sono contestate condotte analoghe anche al sessantottenne livornese Arcangelo Di Maio (stesso ruolo di Assantino) e al marinaio della medesima società Antonio Mennella – 66 anni, di Torre del Greco e residente a Livorno – che, secondo l’accusa, avrebbero consegnato soldi a Neri tramite Fornaro. Accuse analoghe vengono mosse all’ufficiale di macchina sessantaduenne Gerardo Scala (nato a Torre del Greco e residente a Scafati, in provincia di Salerno), al commissario cinquantaduenne livornese della Corsica Ferries Gabriele Aluzzi, al primo ufficiale della Dalmare Bartolomeo Mezzina (56 anni, di Molfetta), al palermitano residente a Collesalvetti Pietro Borrello (66 anni), al comandante della Dalmare Giuseppe Franco Ambrosino (61 anni, dell’isola di Procida e residente a Pisa), al direttore di macchina della stessa compagnia Aniello Cozzolino – sessantaduenne nato a Ercolano, in Campania, e di casa a Collesalvetti – al quarantaduenne marinaio di Sciacca Salvatore La Rosa, al cinquantaseienne primo ufficiale Toremar Fabio Mataloni (residente a Orbetello), al cinquantasettenne primo ufficiale livornese della Dalmare Alessandro Trivella, al sessantottenne livornese Francesco Bibbi, al comandante orbetellano della “Fratelli Neri” Francesco Coccoluto – 57 anni, di Porto Santo Stefano, in Maremma –, al sessantunenne livornese Salvatore Citti, marinaio della Dalmare, al comandante della stessa compagnia Luca Giglioli, trentasettenne di Collesalvetti e al collega marinaio Gerlando Di Stefano, 39 anni di Massarosa. I ruoli operativi all’interno delle società, riportati negli atti, nel frattempo potrebbero naturalmente essere mutati: si riferiscono a qualche anno fa, a quando è partita l’inchiesta.
La truffa all’Inps
Una parte consistente dell’inchiesta riguarda il presunto reato di truffa aggravata ai danni dell’Inps. Secondo la procura, infatti, diversi marittimi avrebbero utilizzato certificati medici falsi presentati all’ente previdenziale per ottenere indebitamente l’indennità di malattia.
Tra questi figurano il cameriere cinquantunenne cecinese della Moby Aurelio Centoducati, che secondo l’accusa avrebbe percepito dall’Inps oltre 6.600 euro; il quarantaseienne dipendente della Dalmare Alessandro Iervasi, domiciliato a Firenze, circa 2.750 euro; il comandante della Corsica Ferries Salvatore Mastellone, quarantacinquenne di Piano di Sorrento e residente a Livorno, 2.496 euro; il dipendente della Dalmare cinquantaseienne di Sciacca Giovanni Sabella, 6.636 euro; Ben Ahmed Said, 3.205 euro; l’assistente commissario Forship Adnana Alì, trentasettenne rumeno che abita a Rosignano, 5.298 euro; il cinquantaseienne di Campiglia Marittima Salvatore Balzano, 3.593 euro; la cinquantunenne livornese, residente a Casciana Terme, commissaria Forship Roberta Di Maio, 6.211 euro; il cinquantaseienne livornese, originario di Torre del Greco e direttore di macchina della Dalmare Fabio Mauriello, 2.421 euro; il marinaio sessantaseienne livornese Nunzio Raia, 2.412 euro e il comandante Forship di 43 anni Maurizio Sandri, residente a Rosignano, 5.283 euro. Secondo l’accusa i certificati falsi venivano utilizzati per ottenere indennità di malattia non dovute, causando un danno economico all’Inps.
L’induzione indebita
Un capo d’imputazione riguarda anche Lorella Pratesi, campigliese di 63 anni e all’epoca dei fatti cuoca della Grimaldi Lines, accusata di induzione indebita a dare o promettere utilità. Secondo l’accusa avrebbe consegnato denaro a Fornaro per ottenere un certificato, pur avendo effettivamente diritto alla malattia. L’infermiere, secondo l’accusa, le avrebbe «fatto intendere che, ove non avesse ottenuto il pagamento di quanto richiesto, non avrebbe rilasciato certificati di malattia», si legge negli atti.
Le presenze falsificate
C’è poi – secondo la ricostruzione dei poliziotti – il filone sui presunti cartellini timbrati dai colleghi durante l’assenza dei dipendenti interessati. Per questo la procura contesta a Fornaro, che come anticipato ha patteggiato una parte delle accuse, alle infermiere Karin Matarese – trentaduenne di Canicattì, in provincia di Agrigento, e residente a Livorno – e Silvia Orsini, livornese di 58 anni, all’oculista Saverio Caggiati (cinquantenne di Camaiore) e alla cardiologa cinquantanovenne livornese Gioia Maria Camerini i reati di truffa aggravata allo Stato e falsa attestazione della presenza in servizio. Secondo l’accusa avrebbero alterato il sistema di rilevazione delle presenze, scambiandosi i badge o modificando manualmente gli orari nel sistema informatico per risultare al lavoro anche quando non erano in servizio.
I nuovi imputati
Alla prima richiesta di rinvio a giudizio se ne è aggiunta una seconda, relativa a un ulteriore filone investigativo, in cui compaiono sempre Fornaro e Neri (che sulla precedente, come anticipato, avevano patteggiato), oltre al medico cinquantanovenne livornese Giovanni Citti, fiduciario del “Sasn”, difeso dall’avvocato Marco Talini e anch’egli uscito dal primo procedimento penale grazie alla pena concordata con la procura. In questo caso la stessa pm contesta i reati di truffa aggravata ai danni di un ente pubblico, l’Inps.
Gli indagati sono il sessantatreenne viareggino Luca Bertacca (domiciliato a Nozzano), il sessantaduenne Alessandro Brucioni – livornese e difeso dall’avvocato Stefano Neri – il suo concittadino cinquantunenne Antonio Careri, il cinquantacinquenne livornese Riccardo Costa, il suo coetaneo e concittadino Ilio Folena e Vincenzo Raia, 63 anni, residente a Livorno e originario di Torre del Greco. Solo per Fornaro, Citti e Neri, in questo filone, alla presunta truffa si aggiunge l’accusa di falso materiale in atto pubblico.
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