Il Tirreno

Livorno

Il rilancio della Valle

Dai templari al benessere interiore: Livorno e il nuovo volto della Valle Benedetta

di Francesca Suggi
Dai templari al benessere interiore: Livorno e il nuovo volto della Valle Benedetta

Ritiri e meditazione: la storica Villa Huygens con cappella e colonica si trasformano. L'imprenditore: «Il progetto sarà completato nel 2027, siamo partiti da casa Sambuca»

8 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO La Valle Benedetta dei ritiri yoga. Della meditazione. Della crescita interiore. Della ricerca dell’equilibrio tra mente e corpo. La sua millenaria storia templare lascia spazio anche a un nuovo volto per la Valle. Un nuovo capitolo che si costruisce intorno alla secolare Villa Huygens con la sua dimora principale, la casa colonica Pellettier e la cappella privata grazie all’investimento maturato negli anni da Eraldo Genovese, insieme alla moglie Komal. Sono compagni di vita e di ricerca da oltre 30 anni e fondatori di Valle Benedetta Retreat Center. «Nel nostro sogno viviamo tutti pienamente, celebrando la nostra unicità come vita che si esprime in energia, gioia e potenza benefica. Crediamo che la trasformazione del mondo inizi dalla nostra e scegliamo di essere l’esempio vivo di ciò che desideriamo vedere fiorire», è il manifesto del progetto di benessere.

Oasi del benessere: dal terreno alla mente

«L idea che sta alla base del progetto e della Fondazione Valle Benedetta creata ad hoc è quella di creare una piccola oasi di benessere, partendo dalla rigenerazione del terreno che è quello che facciamo al nostro bar e alle serre, fino ad arrivare alla rigenerazione dello spirito», a fare la cornice è direttamente questo imprenditore guru della meditazione.


Dal 2003 abita alla Valle: da qui è cominciata la sua “sfida green”. Si investe nella natura, nella mente e nello spirito. Prima col suo modello di coltivazione innovativo de “La Serra” - si coltivano i prodotti utilizzando le torri aeroponiche, dove non viene messo nessun fertilizzante o insetticida -. E nel 2024 ha debuttato anche il “bar agricolo” che funziona con la bella stagione: balle di fieno come sedute, legno e prodotti a km zero, tutto immerso nel verde della Valle Benedetta. Il bar nasce dalla volontà di servire prodotti bio e di dare uno spazio alle persone per staccare dalla realtà.

Lo scorso anno, poi, comincia il maxi progetto del centro ritiri nella storica Villa Huygens. “Che tu sia un insegnante, un team o un’anima in ricerca, qui sei libero di creare, condividere, fiorire: puoi partecipare ai nostri ritiri trasformativi, organizzare un evento o regalare al team aziendale un’esperienza di crescita e rigenerazione”, si legge nella presentazione sul sito vallebenedetta.org

Ecco un’altra faccia della Valle Benedetta. Apprezzata anche all’estero. Così Genovese acquista la settecentesca dimora, la recupera dall’ abbandono, con tutti i suoi misteri templari e gli aneddoti di tunnel segreti. E si comincia a costruire il progetto di Valle Benedetta Retreat center.

Foresteria della rigenerazione

«Nel febbraio scorso siamo riusciti a partire con le attività a Villa Sambuca, questo edificio è moderno, in bio architettura, anni Sessanta, ha 9 camere, capace di ospitare fino a 20 persone, una sala per condividere, una cucina comune».

Si perché il centro della Valle Benedetta ha la sua foresteria del benessere. Per chi viene da fuori. Perché ospita seminari che durano più giorni. Per le aziende che scelgono di portare i loro team in esperienze di benessere. Parola d ordine: condivisione. Consapevolezza. «Dai ritiri di yoga, meditazione e crescita consapevole, ai corsi di cucina vegetale i programmi nascono per rilassare mente e corpo, portare equilibrio e chiarezza, favorire vitalità e rinnovamento», va avanti.

Tante attività si svolgono sulla pedana, è una sorta di terrazza che si affaccia nel verde che guarda al mare. Qui si fanno yoga, laboratori espressivi, danza, meditazione.

Tra circa un anno sarà pronta alla meditazione e ai ritiri anche Villa Huygens: qui saranno ricavate 7 camere, sala da pranzo, spazi di condivisione.

La sua storia è legata mani e piedi con la nascita sia della congregazione vallombrosana che della chiesa con l'annesso monastero. Un salto indietro nel tempo. C on l'aiuto finanziario del ricco mercante Giovanni Antonio Huygens di Amburgo fu aperta la strada fino a Livorno (1694). Lo stesso ricco mercante e mecenate, oltre a contribuire in maniera rilevante alla costruzione della chiesa e del convento, fece costruire intorno al 1700, probabilmente sulle rovine di un edificio precedente, un antico monastero, una villa in località Prati di Santa Lucia. Villa Huygens, appunto.

Apertura nel 2027 anche per casa Pellettier, l’adiacente e storica casa colonica ottocentesca: muri in pietra, 12 camere, una caffetteria. Al piano terra la vecchia macina preservata con tutto il suo fascino per ricordarne la storia, quella della frangitura delle olive e la produzione di olio.

Del XVIII secolo anche la cappella con una cupola ottagonale ricoperta in piombo dedicata a Santa Lucia, tuttora esiste l' altare in marmo di Portogallo. Ottanta metri quadri sospesi nel tempo che saranno utilizzati, anche questi, per lavori di crescita interiore.

Sui misteri “custoditi” nei leggendari cunicoli sotto Villa Huygens ancora nessuna traccia. «Rispetto ai sotterranei non abbiamo ancora scavato in profondità, per adesso solo piccoli cunicoli ma non abbiamo rinvenuto niente di leggendario», chiude Genovese.

Tante richieste dall’estero

Dall’ Austria, dalla Germania. E ancora viaggi aziendali del benessere. Poi coppie, gruppi di persone alla ricerca di equilibrio. Seminari sul mangiar sano. Dall’Europa e da tante regioni d’Italia scoprono la nostra Valle Benedetta. Come luogo dell’ anima. Dello spirito che si rigenera.

«Noi viviamo qui dal 2003 e sempre da 23 anni lavoro alla Valle a tempo pieno - afferma Eraldo Genovese - posso dire che c è tanta voglia di benessere. Per venire qui chiamano da fuori Livorno, dall’estero». Per 35 anni ha gestito una concessionaria di auto. Poi la voglia di cambiare vita. E lo fa davvero, insieme alla moglie Komal.

«Per me questo progetto significa prendersi la responsabilità di un luogo - spiega che cosa lo ha spinto - Non salvarlo, non “rilanciarlo”, ma custodirlo. Custodire Valle Benedetta vuol dire partire dalla sua base più profonda: la terra. Il progetto nasce dalla convinzione che la rigenerazione di un territorio non possa prescindere dalla rigenerazione del suolo, inteso come materia viva, memoria naturale e fondamento di ogni comunità».

E quindi lavorare sulla salute della terra per creare le condizioni per un cibo sano, essenziale, capace di nutrire il corpo in modo consapevole.

Custodi di un luogo

«Un’alimentazione che nasce da un suolo rispettato diventa così parte di un percorso più ampio, che riguarda anche la mente: più lucida, più presente, più in ascolto: è questo quello che facciamo», va avanti. «Valle Benedetta retreat center unisce cura del territorio e cura dell’essere umano, proponendo una visione in cui agricoltura, cultura e responsabilità personale si intrecciano. È un gesto concreto, quotidiano, che guarda al futuro partendo dalle radici, con l’idea che il benessere di una comunità inizi dalla qualità della terra che la nutre». E ancora: «Rigenerare il suolo significa rigenerare anche il nostro modo di vivere». Una consapevolezza che sta attirando in tanti. Dal Nord Italia, dall’estero.

Ritiri e attività

Le attività sono variegate. Supportate da insegnanti specializzati: su www.vallebenedetta.org ognuno si racconta. “Per il costo del programma (alloggio escluso) adottiamo un modello di partecipazione consapevole, con tre livelli di contributo, per accogliere ogni persona secondo le sue possibilità”, si legge sul sito. C’è il livello sostenibile (copre i costi reali); il livello sostenitore (per chi può contribuire di più per sostenere il progetto) e quello sostenuto (il prezzo scende per chi ha bisogno di un sostegno economico). Sul sito si comprende. Si sceglie, si prenota, si paga. Il 25 marzo è “Fun dining: il potenziale creativo della cucina vegetale”, dalle 18 alle 22 con l’insegnante Simone Cipriani.

“Per chi vuole sperimentare, divertirsi ed esplorare il lato più creativo della cucina plant-based”, si legge. Costo 60 euro. Il programma di ritiri ed eventi è ricco. La missione della “Blessed Valley Foundation” (Fondazione Valle Benedetta) creata da Genovese è chiara. «Creare un futuro in cui la trasformazione umana è sostenuta da una rete planetaria di oasi rigenerative: ecosistemi d'avanguardia dove la saggezza e l'intelligenza della natura convergono per manifestare l'armonia che ci appartiene». Il suo scopo, in sintesi, è “accompagnare la trasformazione dell’essere umano attraverso risveglio individuale, rigenerazione del suolo, nuova cultura del lavoro, creatività e comunità vive, generando ecosistemi di beneficio per la vita”. 

La storia secolare della Valle e della Villa

Dai misteri templari a quelli di leggende di fantasmi. Villa Huygens è un tassello di questa storia, immersa nel bosco di via della Sambuca. Una storia, al confine tra leggenda, suggestione e verità, raccontata da Maurizio Silvestri e concentrata nel suo libro “Origini segrete e misteri di Livorno” a cui si è ispirato anche il film di produzione americana “Templars the Medici Mistery”, della casa cinematografica “Web Icon Inc”. Le origini della Valle Benedetta si perdono nella notte dei tempi. A quando questa zona si chiamava valle Inferno ed aveva attirato la curiosità di Dante e poi di Leonardo.

Benedetta la Valle lo diventò per volontà del padre Vallombrosano Celestino Barsi e del ricco mercante Antonio Huygens che qui costruì la sua villa (con la chiesina e la colonica Pellettier) oltre ad aver realizzato il resto, chiesa, villaggio, in stile esoterico. Nella villa ci sono due enigmatici giardini simili a quelli viterbenesi di Bomarzo. Huygens aveva costruita la villa sopra un monastero ed aveva iniziato a fare ricerche. Si parla di cunicoli, di tesori dei templari tra i quali il cronovisore. La villa è stata sede del comando tedesco durante la guerra mondiale. 



 

Domenica sport
Serie B

Carrarese, impresa col Bari al San Nicola: la ripresa è uno show. Un tris azzurro con vista... playoff

di Redazione web
Speciale Scuola 2030