Il Tirreno

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Solidarietà

Lenny Bottai e Frasca in missione a Cuba per portare gli aiuti di Livorno

di Flavio Lombardi
Lenny Bottai a Cuba
Lenny Bottai a Cuba

I due hanno donato materiale sportivo con il convoglio umanitario del progetto "Aicec". Sono partiti martedì 17 marzo

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LIVORNO. Un convoglio umanitario si è diretto a Cuba, nell’ambito di un’iniziativa europea di solidarietà per sostenere la popolazione caraibica. Il progetto, promosso dall’Agenzia di interscambio culturale ed economico con Cuba (Aicec) e inserito nella campagna “Let Cuba Breathe”, mette al centro la consegna di beni essenziali per affrontare le difficoltà economiche e sociali, attraverso la partecipazione di delegati provenienti da 19 Paesi e oltre 50 organizzazioni di solidarietà internazionali. Fra queste realtà non poteva mancare Livorno. Che con Lenny Bottai e Massimiliano Frasca, partiti martedì 17 marzo per portare materiale sportivo, faranno ritorno in città giovedì 26.

La situazione a Cuba

Cuba è stata per decenni, pur essendo un paese con poche risorse, in grado di concepire un sistema sanitario pubblico molto capillare e orientato alla prevenzione. Ora il sistema è sotto forte stress. Molti medicinali di base (antibiotici, analgesici, farmaci per malattie croniche) sono difficili da trovare, le attrezzature risultano obsolete o guaste, mancano pezzi di ricambio e tecnologie aggiornate. Le strutture ospedaliere sono degradate soffrendo di anni di sotto-investimenti. Intanto, si registra la fuga di personale medico, con molti che emigrano o partecipano a missioni all’estero per guadagnare di più. Insomma, su questo piano, un vero paradosso. Si continua a formare ottimi medici, si esportano servizi sanitari anche con missioni internazionali, ma all’interno del paese la qualità dell’assistenza è in calo. E l’embargo diretto e indiretto ha i suoi effetti.

I due livornesi

Come detto, da Livorno sono partiti in due: Lenny Bottai e Massimiliano Frasca. È l'ex pugile, volto della Spes Fortitude e dello sport popolare, a parlare. Spiegando come sia maturata l’idea di andare a Cuba. Tutto attraverso Federica Cresci, per anni impegnata in ambasciata, tramite per il coinvolgimento con la Aicec, la stessa realtà che portò i medici cubani a Livorno in era Covid. «Prima di tutto – dice Bottai – rappresento la generosità impareggiabile della mia città, la mia palestra e l'associazione Barontini. Una possibilità che mi ha fatto pensare fosse giunto il momento di mettere in pratica quello che da tempo volevo fare: riuscire a portare materiale sportivo dove c'è tanto bisogno. Questa volta quantificato in sette borsoni, più uno scatolone di integratori proteici. La cosa, devo dire, è stata apprezzata». Si entra nel merito, nel come l'azione ha preso corpo. «In due giorni ho iniziato una raccolta, anche fra persone non politicizzate; diciamo che si è rivelata azione trasversale; che dà a tutto ancora più valore. Abbiamo messo insieme una buona cifra, utile ad acquistare scarpe da tennis per bimbi dai 10 ai 12 anni, poi guanti, caschi, corde, paradenti, bendaggi, canotte e maglie prodotte col nome della Spes Fortitude. Tutto da distribuire in palestre, attraverso la collaborazione dell'istituto dello sport cubano. Non l'aveva mai fatto nessuno». Con la nuova settimana, dopo aver stretto la mano alla dottoressa Aleida Guevara (la figlia del Che), incontri con personaggi conosciuti dello sport, uno fra tutti Javier Sotomayor, giudicato il saltatore in alto più grande di tutti i tempi. Bottai e Frasca ora sono di stanza a l’Avana. Realtà diversa dal resto dell'isola. «La vita nella capitale – racconta ancora Bottai – sotto certi punti di vista è meglio, sotto altri, peggio. Gente per strada che cerca di portare a casa qualcosa da mangiare. Situazioni indotte da fattori esterni, bene sia chiaro. Rispetto a tempo addietro, in molti mi dicono che la situazione è precipitata e non promette nulla di buono».

L’esperienza

I delegati sono già andati all'istituto medico oncologico pediatrico a distribuire farmaci, incontrando il direttore della struttura che ha raccontato come si viva il momento. «Hanno grandi difficoltà, perché non solo mancano medicine, ma anche l'energia. Bimbi e bimbe che muoiono per la razionalizzazione. Corrente per due ore al giorno, la vita giocata alla roulette. Siamo poi stati al centro Victor Hugo e all’istituto Finlay, dove si fa ricerca sui vaccini. Verremo via portandoci a casa la grande volontà di resistere dei cubani e la voglia di tornare. Formano medici per paesi del terzo mondo, gratuitamente. Ha parlato una ragazza palestinese, istruita per curare i bimbi. Non solo concepiscono che entrino in azione le brigate mediche come quelle che vennero a Livorno per la pandemia, ma si occupano di far studiare giovani medici di paesi in difficoltà e rispedirli a casa con saperi che possano migliorare la vita del proprio popolo. Una forma di socialismo che sarebbe bello veder crescere senza ingerenze». 

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