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Giovanni Bagnoni, primo giorno fuori dalla sanità pubblica dopo 30 anni: «Reparto in buone mani, ora la nuova sfida di Luxcare»
L’ex primario del reparto di Dermatologia a Livorno ripercorre le tappe della sua carriera: «Spedali Riuniti indietro sul fronte strutturale, ma ci sono grandi professionisti». Ora lavorerà con la compagna nella clinica privata Luxcare che aprirà a Carrara
LIVORNO. Per il dottor Giovanni Bagnoni oggi è una data simbolica: il primo giorno da non primario della Dermatologia dell’ospedale di Livorno e di Massa, il primo giorno lontano dalla sanità pubblica dopo oltre tre decenni in corsia.
Un passaggio importante, che non ha il sapore del commiato, piuttosto quello di un nuovo inizio. Ha costruito la sua carriera tra gli Spedali Riuniti, il Nuovo ospedale Apuane di Massa (dove è direttore dal 2019) e la Melanoma Unit dell’Asl Toscana nord ovest e ora Bagnoni, classe 1964, carrarino (per la precisione avenzino doc) apre un nuovo capitolo della sua vita professionale nel privato, dopo le dimissioni rassegnate nel dicembre scorso. E – racconta al Tirreno – porterà con sé un patrimonio di esperienza clinica, chirurgica e diagnostica costruito in anni di lavoro intenso e di innovazione.
Dottor Bagnoni, oggi è il primo giorno da non primario e anche il primo giorno lontano dalla sanità pubblica. Che momento è per lei?
«Sto vivendo questo momento con grande serenità. Lascio l’ospedale con la convinzione di aver fatto tutto quello che era possibile fare e di aver impostato il lavoro anche per il futuro prossimo. Lascio soprattutto un gruppo di persone preparate, che ho contribuito a formare negli anni e che oggi hanno raggiunto una professionalità piena. Questo è forse l’aspetto più importante: sapere che il reparto è in buone mani e avere la coscienza totalmente tranquilla».
Che percorso è stato il suo?
«Il mio è stato un percorso di oltre 30 anni al servizio della sanità pubblica, della Dermatologia di Livorno e, più in generale, dell’Asl Toscana nord ovest. Un cammino lungo, impegnativo, ma anche ricco di soddisfazioni e di risultati che sono stati costruiti insieme a tante persone».
Cosa sente di aver lasciato alla Dermatologia livornese?
«Credo che in questi anni siano stati fatti molti passi avanti. Già nel lontano 1997 siamo stati il secondo gruppo in Italia a raggiungere risultati importanti nel nostro ambito, insieme al mio maestro, il professor Ferdinando Crudeli, che ricordo sempre con grandissima stima e affetto. È stato davvero il Maestro, con la M maiuscola. Da lui ho imparato tutto: la tecnica, l’approccio al lavoro, ma soprattutto il rigore etico che deve guidare ogni medico. Ecco, io ho cercato di portare avanti quel testimone con determinazione e con grande orgoglio. Il nostro lavoro ha permesso di consolidare una realtà che oggi funziona e che rappresenta un punto di riferimento non solo per Livorno, ma per tutta la regione e anche per pazienti che arrivano da fuori».
Che cosa rimane, oltre ai risultati clinici?
«Il rapporto con le persone e con la città. Livorno ha aspetti straordinari, ha un potenziale enorme. Lo stesso vale per l’ospedale di Livorno: una struttura con grandi professionalità al suo interno, anche se in parte penalizzata negli anni da vicende di natura strutturale».
Dopo oltre 30 anni di ospedale si apre ora una nuova fase della sua carriera. Insieme alla sua compagna, Alessandra Benedetta Caffaz, la vera ideatrice del progetto, state lavorando a “Luxcare”. Che capitolo è questo?
«È sicuramente un nuovo capitolo. Trent’anni di ospedale sono un traguardo importante. In realtà sono di ruolo da 33 anni: due li ho trascorsi da giovane osservatore, appena specializzato. Tutta la mia carriera si è sviluppata tra l’ospedale di Livorno e la Melanoma Unit dell’area vasta. Insieme abbiamo creato qualcosa che oggi è solido, riconosciuto e capace di attrarre pazienti da tutta la regione e anche da fuori. È una realtà che è stata costruita nel tempo e che ora dovrà essere mantenuta e rafforzata. In “Luxcare” porto tutta l’esperienza maturata in questi anni di lavoro. Sono stati anni intensi, spesso di 16 ore al giorno, tra attività clinica, chirurgia e diagnostica. La dermatologia è una disciplina molto tecnica, molto complessa. In “Luxcare” porterò soprattutto questa esperienza: quella diagnostica e quella chirurgica, in particolare nel campo della dermatologia oncologica. Ma ci sarà spazio anche per altri aspetti della dermatologia».
Quali?
«Continueranno certamente la diagnostica clinica, quella oncologica e la chirurgia dermatologica-oncologica, ma ci saranno anche ambiti nuovi, tra cui alcuni aspetti della dermatologia estetica che devono essere affrontati con grande attenzione e con standard qualitativi altissimi».
Proprio l’estetica è un tema molto discusso. Spesso si parla di improvvisazione e di rischi. Che consiglio si sente di dare ai nostri lettori?
«Il consiglio è molto semplice ma fondamentale: affidarsi sempre a professionisti con esperienza comprovata e con una qualità certificata del proprio lavoro. È importante che vengano utilizzate tecniche e strumentazioni sicure, di assoluta affidabilità ed è quello che abbiamo fatto con “Luxcare”. Abbiamo, soltanto per fare un esempio, laser di ultima generazione realizzati in Italia. Purtroppo viviamo in un mondo in cui è facile improvvisarsi, ma le conseguenze possono essere davvero gravi. Le cronache dei media sono piene di situazioni paradossali e talvolta drammatiche. Anche nel campo dell’estetica bisogna portare lo stesso impegno e la stessa serietà che applichiamo ogni giorno nella pratica clinica. Non ci si improvvisa. Non si può trascurare alcun aspetto. Il paziente e la sua pelle vengono prima di tutto. Questo è ciò che ci hanno insegnato i nostri maestri: la tecnica è fondamentale, ma l’etica lo è ancora di più».
Il suo impegno nella lotta ai melanomi continuerà?
«Assolutamente sì. Continuerà sia dal punto di vista tecnico sia da quello divulgativo. Non basta diagnosticare e curare precocemente i melanomi: è altrettanto importante diffondere la cultura della prevenzione e della tutela della salute. La buona medicina si fa anche portando le informazioni giuste alle persone, nei luoghi e nei momenti in cui possono essere più efficaci. È fondamentale raggiungere soprattutto le fasce più giovani e più fragili della popolazione, i ragazzi, che spesso sono un po’ sprovveduti rispetto ai rischi. In questi anni abbiamo fatto molto, ma molto resta ancora da fare. La pelle manda segnali che dobbiamo saper interpretare. Non solo per quanto riguarda i tumori cutanei, ma anche perché la cute è spesso lo specchio di problemi internistici più profondi. Questo vale anche nel campo dell’estetica: bisogna sapere bene cosa si fa e quali possono essere le conseguenze, non solo tecniche e morfologiche, ma anche psicologiche sul paziente».
Se dovesse scegliere un ricordo di questi 30 anni, quale porterebbe con sé?
«In realtà sono due. Il primo riguarda il mio maestro, il professor Crudeli, che per me è stato come un padre. Devo moltissimo alla sua impostazione, sia dal punto di vista tecnico sia da quello etico. Il secondo riguarda tutti i colleghi con cui ho lavorato negli anni. Abbiamo condiviso il lavoro quotidiano, spesso fianco a fianco, qualche volta anche confrontandoci in modo più acceso, ma sempre con un unico obiettivo: stare dalla parte del paziente. E poi c’è la città».
Non a caso un ambulatorio “Luxcare” sarà a anche a Livorno, mentre la sede principale è a Marina di Carrara.
«Livorno mi ha accolto quando ero un ragazzo e nel tempo si è dimostrata fraterna con me. Ormai mi sento, in qualche modo, anche un po’ livornese».
Proprio in questi giorni, come anticipato dal Tirreno, è stata designata chi prenderà il suo posto, per almeno i prossimi mesi, la dottoressa Silvia Pecenco. Un ultimo pensiero sull’ospedale di Livorno.
«Come detto, credo davvero che Livorno e il suo ospedale abbiano tutte le caratteristiche per essere una grande realtà sanitaria. È vero, sotto il profilo strutturale siamo rimasti indietro per alcuni aspetti, ma sono convinto che si tratti di una sfida comune che dovrà essere affrontata e risolta. In questa direzione, il nuovo ospedale potrà certamente rappresentare una svolta importante. Nonostante i limiti strutturali, dentro quelle stanze lavorano professionisti di altissimo livello. Basti pensare a un dato: da quelle sale passa circa lo 0,2 per cento di tutti i melanomi del mondo. Sono numeri che fanno riflettere e che dimostrano quanto valore ci sia in questa realtà. Ed è un valore che merita di essere sostenuto e rafforzato. Io però sono convinto che nel prossimo futuro ci saranno sviluppi importanti. Livorno merita una struttura ospedaliera all’altezza della città e del lavoro delle persone che ogni giorno operano con grande impegno dentro l’ospedale».
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