«Ma lei è Down?». Da Livorno a Striscia Ruffini, Parlanti e le iconiche “merdine” sulle auto dei furbetti della sosta
Inviati speciali in prima serata per il gettonato programma di Canale 5. E nel “dietro le quinte” Chico si lamenta del freddo e che non arriva la merenda
LIVORNO «Scusi questo parcheggio è dei disabili! Ma lei è Down? Chico come si fa a vedere se uno a Down», Paolino Ruffini guarda al furbetto del posteggio auto. Chico Parlanti subito: «Un minuto, si legge la mano: sì, lei è Down», dice al guidatore. «Io invece son guarito». Il furbetto si scusa, si prende l’iconica merdina sul tettino della macchina ed ecco che un altro posto riservato ai portatori di handicap si libera. Qui Varese. La super coppia labronica veste i panni dei giustizieri contro i furbetti che parcheggiano l’auto senza autorizzazione nei posti per disabili. Sono gli inviati speciali di Striscia la Notizia, la voce della presenza. In prima serata tra boia, dé e voglia di denunciare le ingiustizie col sorriso.
Le iconiche merdine ai furbetti
Da una parte c’è l’attore, regista e showman Paolo Ruffini, dall’altra il suo inseparabile amico e collega Federico Parlanti, attore della Compagnia Mayor Von Frinzius e primo speaker radiofonico italiano con sindrome di Down, su Radio24 “Radio Up&Down – la trasmissione con un cromosoma in più”, condotta da entrambi.
«Oggi abbiamo un incarico particolare, cosa dobbiamo fare?», è la preparazione, Ruffini si rivolge a Parlanti. «Boh!», esclama. Prima si gioca. Poi si entra nel ruolo dei “giustizieri”.
Scusi ma lei è Down?
«Scusi, è un posto disabili», fanno notare. «Stiamo andando via», rispondono, come da cliche, da un’auto posteggiata senza autorizzazione. «Va beh, se si tratta di un minutino», ci ride su Chico Parlanti. E l’amico e collega Paolino: «Ma no, non puoi essere così buono». Tra una gag e l’altra si mettono tante iconiche cacchine sui tettini delle auto di chi sgarra. Si liberano posti impropriamente occupati. E, come dice Paolino, si fa anche una figura di M. eh sì, perché tra le varie persone incontrato c’è anche una mamma. In sosta. Con due figli disabili. «Signora ci scusi stiamo monitorando, affinché ci siua attenzione: questa volta la figura di M si è fatta noi».
Il servizio si chiude col grande abbraccio tra Paolino e Chico. Ma prima Federico Parlanti legge la mano anche al suo inseparabile amico e showman: «Sì, anche te sei Down». E’ tutto da Varese. Si torna in studio: Enzo Iacchetti ed Ezio Greggio applaudono: «Straordinario Federico che a quei furbetti non le ha mandate a dire». «E poi si chiama Parlanti: ha parlato eccome».
Chico, fuoriclasse indolente. Ma guai a montarsi la testa
E come ogni trasferta, dai set del mondo agli studi tv, a fianco – dietro le quinte – c’è sempre il deus ex machina della compagnia teatrale Mayor Von Frinzius, che ha fatto della contaminazione la sua bandiera. Nel caso della trasmissione Mediaset il ruolo di Lamberto Giannini è quello di coach. Ma serve a poco. Perché Chico Parlanti è un fuoriclasse. Ma guai a montarsi la testa. «Paolo mi aveva chiesto di dargli qualche indicazione, al massine ne ho date tre».
Come dice, ormaim si ha a che fare con un professionista. Sui generis per carità. «Anche Paolo ha dato a Chico qualche dritta, tutto recepito in un istante e lui come un animale da palcoscenico ha svolto il servizio in serenità, da mestierante e in modo positivo. Questa è la grande crescita di Federico». Parla del suo attore ormai come di «un grande professionista. Questo è dovuto molto al suo carattere: lui è indolente».
Lo dice sempre il prof Giannini. L’indolenza di Chico Parlanti è la sua forza. Il suo manifesto. In ogni cosa che fa. Sia lo speaker su Radio 24. Sia mentre scherza col due volte premio Oscar Dustin Hoffman dopo aver girato in quel di Lucca.
«Non si lascia trascinare dalle situazioni: affronta un servizio a Mediaset, l’Arena di Verona come affronta uno spettacolo alla sagra del popone, con la stessa potenza, la stessa voglia, ma sempre apparentemente distaccato».
Poi la realtà. Il fenomeno Parlanti sta diventando davvero potente. E allora la saggia guida Giannini mette in atto il suo compito: «Quello di demolirlo: alla fine delle riprese mi ha chiesto “come sono andato?” e ho risposto “hai fatto schifo, come vuoi essere andato. T’hanno chiamato qui solo perché sei Down: giochiamo molto su questa cosa qui perché altrimenti c’è il rischio che si monti la testa». E ancora un bel ritratto del nostro fuoriclasse 50enne: «Ormai il Parlanti è un personaggio che sfugge a se stesso, un elemento di commedia dell’arte, riconosciuto immediatamente, è una sorta di italiano che ha poca voglia di lavorare e ha tanto successo, questa cosa le è capitata grazie alla sua espressione incredibile, tempi teatrali che sono immediati, naturali, non fa sforzi. Questo lo porta a volte a essere pigro, a non sapere bene le parti a memoria e questo mi dà l’opportunità di demolirlo, ulteriormente».
E chiude con un aneddoto, tornando all’esperienza di inviato speciale di Striscia: «Si lamentava parecchio del freddo e che non arrivava la merenda». Questo è Chico Parlanti.
