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Livorno, distretto di Fiorentina: tutto da rifare. Naufragato il piano ex Ferrhotel

di Martina Trivigno

	Il distretto sanitario di Fiorentina (foto d’archivio)
Il distretto sanitario di Fiorentina (foto d’archivio)

Colpo di scena nella storia infinita della struttura sanitaria dei quartieri nord. Asl e Regione a caccia di un nuovo luogo in cui costruire o trasferire i servizi

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LIVORNO. È un po’ come il gioco dell’oca: quando il traguardo sembra vicino, si torna indietro. E si ricomincia daccapo. O quasi. È questo (più o meno) l’ultimo atto (ma forse sarebbe più corretto dire colpo di scena) della storia infinita del distretto sanitario di Fiorentina. Due le novità sostanziali: niente più trasferimento all’ex Ferrhotel di via Provinciale Pisana per i servizi sanitari in attesa della realizzazione della Casa di comunità in via Fiera di Sant’Antonino. Ma c’è di più: la struttura potrebbe nascere anche in un luogo diverso (ancora da definire al momento) rispetto a quella attuale. Ed è come un fulmine in un cielo già carico di nubi, un dietrofront che riporta tutto in discussione.

Un’opera mai partita

Il progetto della futura Casa di comunità di via Fiera di Sant’Antonino – dove oggi ha sede il distretto – è quello più indietro di tutti, secondo soltanto al progetto del nuovo ospedale. L’edificio attuale dovrebbe essere abbattuto e ricostruito per fare spazio a una nuova Casa di comunità e a un ospedale di comunità con 20 posti letto.

Un intervento dal valore complessivo di circa 17 milioni di euro, inizialmente inserito tra quelli finanziati con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e poi eliminato dall’elenco, per essere ricollocato nell’ambito dell’articolo 20 della legge 67 del 1988 sull’edilizia sanitaria. La Regione Toscana lo ha inserito tra i progetti da proporre al ministero e oggi la conferma dell’attribuzione ci sarebbe. Nel frattempo, però, nulla si è mosso sul piano operativo: i lavori non sono mai iniziati e, di conseguenza, il cronoprogramma che parlava di un’apertura nel 2025 è ormai carta straccia.

La struttura-ponte che non c’è più

Il piano prevedeva un passaggio intermedio: trasferire temporaneamente i servizi socio-sanitari nell’ex hotel delle Ferrovie di via Provinciale Pisana – chiuso da anni tra Corea e le Sorgenti – per consentire l’abbattimento dell’attuale distretto e l’avvio del cantiere. Ma proprio su questo snodo si è inceppato il meccanismo. Secondo quanto trapela da fonti regionali, l’opzione Ferrhotel è saltata. Così la Regione e l’Asl Toscana nord ovest sarebbero ora alla ricerca di una nuova soluzione, sia come sede provvisoria sia, addirittura, come possibile nuova collocazione definitiva dell’intervento.

Già l’ipotesi Ferrhotel si annunciava tutt’altro che semplice. La società proprietaria, Immobilgest di Casoria, avrebbe dovuto eseguire una serie di interventi di adeguamento prima di poter accogliere i servizi. In parallelo era in corso un’interlocuzione con Mercitalia per l’acquisto di una piccola porzione di terreno necessaria alla realizzazione di un ascensore esterno. Tradotto: tempi lunghi, lunghissimi. Prima l’adeguamento dell’ex albergo, poi il trasferimento dei servizi, quindi l’abbattimento della sede di via Fiera di Sant’Antonino e, solo a quel punto, la costruzione della nuova Casa di comunità con annesso ospedale di comunità. Un percorso che, nella migliore delle ipotesi, avrebbe spostato l’avvio del cantiere non prima del 2026. Adesso, però, anche quel percorso è venuto meno.

Un quartiere in attesa

Il risultato è che i quartieri nord di Livorno restano ancora in attesa, mentre i bisogni assistenziali crescono, la risposta infrastrutturale resta ferma al palo.

La nuova Casa di comunità rappresenterebbe un presidio strategico: non solo ambulatori e servizi territoriali, ma anche un ospedale di comunità capace di alleggerire la pressione sull’ospedale per acuti e di offrire un punto di riferimento stabile per pazienti fragili e cronici. E invece, ancora una volta, si torna alla casella di partenza. Con un progetto da 17 milioni di euro sulla carta, una sede attuale destinata alla demolizione ma ancora in piedi, una struttura-ponte sfumata e un nuovo capitolo tutto da scrivere. Come nel gioco dell’oca, appunto. Quando il traguardo sembra a un passo, si finisce nella casella che obbliga a tornare indietro. E il dado ricomincia a rotolare. Chissà per quanto ancora.

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