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Livorno, ancora 1.600 pazienti sono in attesa di un intervento chirurgico

di Martina Trivigno
Un intervento chirurgico (foto d'archivio)
Un intervento chirurgico (foto d'archivio)

E nel reparto di ortopedia la fila si è ridotta ma solo grazie ai privati. La fotografia attuale racconta di una coda più corta rispetto a un anno fa quando in lista c’erano circa 2.300 persone

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LIVORNO. Ci sono ancora 1.600 pazienti livornesi in attesa di un intervento chirurgico. La fotografia attuale racconta di una fila più corta rispetto a un anno fa – quando in lista, all’ospedale di Livorno, c’erano circa 2.300 persone – ma ancora lontana dall’essere riassorbita del tutto. Dal canto suo l’Asl Toscana nord ovest rivendica uno sforzo produttivo costante.

Il blocco operatorio di Livorno ha registrato nel 2024 un incremento del cinque per cento degli interventi, circa 400 operazioni in più rispetto all’anno precedente. Nel 2025, invece, l’aumento è stato dell’uno per cento, con altri 100 interventi aggiuntivi. «Il blocco operatorio sta lavorando – spiega l’ingegnera Giulia Salvadorini, responsabile dell’Unità operativa complessa Programmazione e coordinamento della produzione e gestione operativa –. Rispetto alle risorse messe a disposizione, la produzione registra un 85 per cento di utilizzo».

Otto sale operatorie sono attive la mattina e cinque il pomeriggio. Non tutte lavorano su entrambi i turni ma – sottolinea Salvadorini – «la mattina sono tutte funzionanti» e l’aumento di produzione è stato possibile «grazie a una gestione più corretta».

Le discipline

E secondo i dati dell’Azienda sanitaria, l’aumento degli interventi ha riguardato diverse discipline: chirurgia toracica, endoscopia digestiva, oculistica, otorinolaringoiatria e neurochirurgia. E sul fronte delle prestazioni monitorate dal Piano di governo delle liste d’attesa, il dato del 2025 – ancora non consolidato – si attesta all’89,1% di interventi effettuati entro i tempi previsti.

Per i principali tumori i numeri superano il 90 per cento: colon, mammella, retto, utero e tiroide viaggiano sopra la soglia di sicurezza. In particolare, il tumore della mammella registra «una continua crescita dei volumi di produzione».

Il nodo prostata

Diversa la situazione per il tumore della prostata. In passato una convenzione con l’Azienda ospedaliero-universitaria pisana consentiva di smaltire parte degli interventi. Ora l’attività è stata internalizzata su Livorno, ma resta una coda da recuperare. «Nel 2026 dobbiamo mettere a disposizione ulteriori spazi operatori e in questo un alleato sarà il robot», precisa Salvadorini, stimando un incremento del 20 per cento della capacità su questo fronte.

L’ortopedia

Uno dei punti più delicati resta l’ortopedia, in particolare le protesi d’anca e di ginocchio. La protesi d’anca rientra tra le prestazioni monitorate e attualmente il 75 per cento degli interventi trova una risposta entro 30 giorni. Un dato in leggero miglioramento rispetto al 2024, ma ancora lontano dall’obiettivo pieno. La Regione aveva chiesto un’attenzione specifica e l’Asl ha risposto aumentando l’attività, anche attraverso il privato accreditato: «Spazi privati con i nostri professionisti per i nostri pazienti», chiarisce Salvadorini.

Nel 2025, rispetto al 2024, le protesi di anca e ginocchio sono aumentate del 12 per cento: 30 in più in ospedale e 87 nel privato accreditato, per un totale di quasi 120 interventi aggiuntivi. Così – spiega Salvadorini – in Ortopedia la lista è scesa da 700 pazienti nel 2024 agli attuali 400. Tradotto: ancora centinaia di persone in attesa di tornare a camminare senza dolore.

Le specialistiche

Ci sono ambiti dove il recupero è evidente. In chirurgia vascolare, ad esempio, si è passati da 80 pazienti in lista a circa 20, con tempi rispettati per tutti gli interventi sulla carotide, coperti al 100 per cento nei tempi previsti, nonostante un leggero calo della produzione. Resta però un equilibrio fragile. «La tecnologia attrae domanda – osserva Salvadorini –: cresce anche la richiesta, dobbiamo monitorare come può crescere». In altre parole, più aumenta la capacità e la qualità dell’offerta, più aumenta la domanda. Un circolo che rischia di rendere strutturale la pressione sulle liste.

Il paradosso

Insomma, il dato complessivo racconta di una macchina che ha accelerato e che oggi lavora all’85 per cento della propria capacità, con volumi in crescita e una lista d’attesa ridotta di circa 700 pazienti in un anno. Ma racconta anche di 1.600 livornesi che aspettano. La domanda che resta aperta è se il sistema, arrivato «ai massimi livelli di produzione» rispetto alle risorse disponibili, abbia ancora margini per abbattere definitivamente la fila o se servano nuove risorse, nuovi spazi e nuove assunzioni. Perché dietro le percentuali ci sono persone. E 1.600 attese, anche se in calo, sono ancora troppe per una città che chiede tempi certi e risposte rapide.l

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