Il Tirreno

Livorno

L'intervista

Se il prossimo premier fosse Down,  il nuovo libro del livornese Paolo Ruffini: «Un romanzo pop sulla disabilità»

di Claudio Marmugi
Se il prossimo premier fosse Down,&nbsp; il nuovo libro del livornese Paolo Ruffini: «Un romanzo pop sulla disabilità»<br type="_moz" />

L’attore, regista e produttore racconta “Io sono perfetto” «L’accento non sulla diversità ma sulla nostra unicità e su come restare umani»

5 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO Paolo Ruffini non sbaglia un colpo. Fresco di conduzione del nuovo “Zelig On” su Italia 1 e mentre il suo “Din Don Down – Alla ricerca di (D)io” con i Mayor Von Frinzius (regia di Lamberto Giannini) si appresta a diventare lo spettacolo teatrale italiano più visto dell’anno (oltre centomila spettatori in settanta date tutte sold out), il vulcanico mattatore livornese ha dato alle stampe il suo nuovo libro, “Io sono perfetto”, edito da “La nave di Teseo”, un romanzo che procede parallelo ai temi inclusivi trattati da Ruffini in altre sue opere (documentari, testi, film, podcast e radio) e risponde alla domanda cruciale: “E se il prossimo Presidente del Consiglio fosse Down?”. Una domanda dai tratti geniali che, al tempo stesso, è satira, provocazione e spunto di riflessione e abbatte molte barriere della società dei Benpensanti, nel perfetto stile di Paolino.

Uno stile e un impatto sociale che porta lui, tra le Eccellenza italiana 2025 a braccetto col “suo” Federico “Chico” Parlanti (anche lui Eccellenza 2025), insieme alla compagnia dei Mayor tutta e lo spettacolo “Din Don Down” il 2 maggio sul prestigioso palco dell’Arena di Verona. Un grande successo che conferma un’onda inarrestabile che nel settembre scorso porta gli attori e Paolino addirittura dal Santo Padre, in Vaticano.

E sempre per parlare del vulcanico showman labronico, con lui Livorno ride, riflette, rompe gli schemi anche su Radio 24, la radio del Sole 24 nella trasmissione settimanale dell’innovativo format “Radio Up and Down, la radio con un cromosoma in più” in onda sabato alle 20.

Classe 1978, regista, scrittore, autore, attore, showman, comico, conduttore radiofonico e televisivo, in oltre 25 anni di carriera Ruffini ha attraversato l’arte in maniera trasversale cercando sempre di scompigliare le carte in tavola, destabilizzando il pensiero unico costituito per inquadrare la contemporaneità sempre, da un’altra angolazione. L’uscita di questo nuovo romanzo, che a pochi giorni dalla pubblicazione è già nella “top ten” dei libri più venduti, è stata l’occasione per fare il punto sull’oggi e sulla difficoltà di restare umani in un mondo che sembra totalmente impazzito.

Paolo, come le è venuta l’idea del romanzo?

«L’ispirazione mi è venuta da alcuni video che ho realizzato per “Din Don Down” nel corso del 2025, in particolare intervistando Giorgio Gabbiadini e Letizia Bombelli, due ragazzi Down molto determinati con una coscienza politica altissima, che parlano di tematiche che la media dell’elettorato ignora. E’ Giorgio in un video a dire: “Io sono perfetto!” e a proporsi come leader. Questo mi ha spinto a consolidare l’idea di un film che avevo avuto un po’ di tempo prima dove l’Italia era governata da una persona con la Sindrome di Down, il tutto calato un contesto reale e non favolistico».

Chi sono i protagonisti?

«Protagonisti del libro sono due gemelli eterozigoti, Paolo e Simone Conforti, il primo fa il politico ma è disonesto, il secondo, con la Sindrome di Down, fa il bidello in una scuola. Quando Paolo diventa incandidabile per una sospetta vicinanza alla mafia, gioca la carta del fratello, pensando poi di poterlo manovrare. Ma non sarà così e accadranno tante cose, anche intricate. Pensate che per convincere il buon Simone ad entrare in politica il furbo Paolo gli racconta che la politica deve rendere felici le persone. E Simone Conforti inizia a diffondere amore».

“Amore” è una parola che le sta molto a cuore, compare in molte sue opere recenti. Pensa ce ne sia poco in giro?

«Quando guardavo i bambini che morivano a Gaza in televisione durante questi lunghi mesi di guerra, mi è sembrato impossibile che nessuno abbia mai pronunciato la parola ‘amore’ o ‘umanità’. Tutti parlano di riarmo, di finanza, di cose che non c’entrano niente con la vita, nessuno fa mai discorsi ‘umani’. Perché oggi ci sono tanti politici al mondo che fanno molti danni e per me non hanno scuse. Ed ecco che il Simone del mio libro può diventare una risorsa: crede nell’abbraccio, pensa come un custode e gestisce l’Italia come una scuola e sa immaginare un Paese migliore sopra i partiti».

Simone è una specie di Forrest Gump?

«È anche Chance di “Oltre il giardino” di Hal Ashby, interpretato da Peter Sellers, del 1979, ampiamente citato».

Cos’è per lei la politica?

«Siamo un Paese dove il 90% della popolazione va sui social a lamentarsi della politica e poi nessuno va a votare. Ecco, io credo che Simone Conforti lo voterebbero in tanti. Forse abbiamo bisogno di un leader che non capisca tanto più di noi ma che riesca a parlarci in maniera molto più chiara e diretta».

Che strade vede per ampliare l’inclusione, tema a lei molto caro?

«Sono dieci anni che collaboro con la compagnia Mayor Von Frinzius diretta da Lamberto Giannini, spero che il libro crei una scia come abbiamo fatto in teatro: abbiamo trasformato la disabilità in un elemento pop. Mi auguro che anche nella narrativa si possa fare un passo in avanti».

“Io sono perfetto” per lei che libro è? Al centro ci sono due pagine bianche, perché?

« Questo è un libro che ha non ha una ‘premessa’ ma ha una ‘promessa’, è un libro che al centro lascia due pagine bianche per permettere al lettore di scrivere le sue considerazioni e che si può anche commentare in corso di lettura, esprimendosi sul voto e sul non voto. E’ un libro che mette l’accento non sulla diversità ma sulla nostra unicità e sulla necessità di offrire un po’ di umanità a questo nostro Paese così angosciato». l
 

La guida

La novità di oggi

Bonus 2026 moto e motorini: via alle domande. Fino a 4 mila euro di incentivo

di Redazione web
Speciale Scuola 2030