Livorno, il giovane del Vernacolo e l'appello per scongiurarne l’estinzione: «Fate come me, salviamolo»
Lorenzo Cinali, studente del Vespucci rappresenta il futuro di questa tradizione
LIVORNO Piccoli attori vernacolari crescono: sulle orme di Renato Pancaccini e Gino Lena, di Carlo Carpitelli e di Otello Papini marcia da qualche anno, nonostante la giovane età, il diciannovenne Lorenzo Cinali. È diventato ormai una delle colonne della compagnia “la Carovana” diretta da uno dei massini esponenti del teatro vernacolare ancora “in servizio” ovvero Alessio Nencioni. E in un contesto, quello attuale, dove il patrimonio culturale rischia l’estinzione, ecco che questo esempio diventa più che mai virtuoso. La speranza è che sia contagioso per le nuove generazioni. Ed è il 19enne che frequenta il Vespucci a raccontare come è nata questa passione. E come sta crescendo.
Lorenzo in genere alla sua età i giovani hanno altro per la testa e se proprio hanno attrazioni per lo spettacolo preferiscono altri generi. Come è nata la sua passione per il vernacolo?
«Che le devo dire ? Che tutto cominciò una sera di circa tre anni fa quando mamma e babbo mi portarono a vedere uno spettacolo vernacolare proprio della compagnia La Carovana. Mi piacque talmente tanto che, a sipario chiuso, costrinsi i miei genitori a portarmi in camerino dagli attori per sapere come fare per diventare anch’io un attore vernacolare. Quella sera fui praticamente adottato da loro e cominciai a fare la mia esperienza ovvero a cominciare a frequentare le prove degli spettacoli al fine di diventare un attore pure io».
Oggi i risultati di quel colpo di fulmine ci sono? Sta recitando?
«Sì, salvo qualche parentesi: ovviamente recito nella parte del giovane ovviamente».
Ha altri interessi?
«Certo, chi ha detto che gli interessi non si possano aggiungere alla mia passione artistica per il vernacolo? Così come per lo studio e inoltre(quarta ragioneria al Vespucci ndr). Inoltre aiuto l’associazione Reset come volontario in materia di pulizia nei luoghi che ospitano le bellezze storiche e architettoniche livornesi, a suo tempo fui anche premiato per il mio impegno all’Accademia Navale con un riconoscimento ad hoc. E tra poco tornerò pure a praticare la lotta come già ho fatto per molti anni».
I suoi genitori sono felici della scelta teatrale?
«Moltissimo: sono loro stessi a incentivarmi a percorrere questa strada».
Ci sono fra gli attori vernacolari qualcuno cui si ispira ?
«Sicuramente, fra quelli che esercitano ancora, Alessio Nencioni e Angelo Menapace. Per quanto riguarda il passato c’è solo da scegliere fra i mille nomi di attori e attrici entrati ormai nella leggenda».
Quante volte “provate” alla settimana?
«Due volte alla settimana al circolo Luigi Norfini oppure ai 4 Mori».
Si ricorda il giorno del suo debutto ?
«Come potei scordarmelo: la notte di San Silvestro del 2024. Salii sul palco con una grande emozione dentro. Ma andò tutto bene. Quando sei sul palco e dai il via alla prima battuta passano tutte le paure».
La preoccupazione che corre in città è che il vernacolo abbia un futuro incerto.
«Bisogna lavorare perché questo non succeda, il vernacolo non è solo spettacolo ma anche cultura, è la storia e l’anima dei livornesi. Ci dovrebbe essere un impegno di tutta la città in questa direzione».
Dopo il diploma di ragioniere che cosa farà? L’attore vernacolare professionista?
«È presto per rispondere o, forse meglio, non ci ho ancora pensato. D’altra parte sono solo in quarta superiore e ho ancora quindi molto tempo a disposizione per decidere».
Le sue ultime apparizioni sono state in “E,C, L’Extra ‘ omunitario” di Alessio Nencioni e “ La ‘ontessa sur pisello” di Angelo Menapace. Le prossime?
«Ancora non è stato redatto il calendario per questo anno. Ma io non vedo l’ora di salire sul palco».l
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