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Un po' di Livorno agli Oscar: ecco a chi è andata la nomination

di Francesca Suggi
Un po' di Livorno agli Oscar: ecco a chi è andata la nomination

Federico Conforti firma il montaggio della canzone candidata del film Viva Verdi: «Un traguardo pazzesco: si racconta al mondo una storia italiana da prendere a modello»

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LIVORNO C'è un po' di Livorno all’attesa notte degli Oscar del 15 marzo. Tutto il team di “Viva Verdi” è incollato alla diretta streaming del 22 gennaio per sapere le nomination. Sono le 5.30 del mattino a Los Angeles, si trasmette da New York. Il “nostro” montatore Federico Conforti, nato in Venezia e cresciuto sul Pontino, sta dormendo nella sua casa di Santa Monica. Alle 7 accende il cellulare e via al tripudio di messaggi. «Appena ho acceso il cellulare è stato un tripudio di complimenti. Ho subito capito, ho cominciato a urlare dalla gioia», così il 42enne al Tirreno. Sì, perché la 98esima edizione degli Academy Awards, i mitici Oscar appunto, quest’anno fanno onore anche a Livorno.


Tra i candidati alla statuetta come miglior canzone c’è “Sweet dreams of joy”, brano tratto dal documentario ideato a Hollywood ma girato nella casa di riposo milanese, voluta dal compositore nel 1899. Qui la regista italoamericana Yvonne Russo si avvicina a questo microcosmo con rispetto e delicatezza, coadiuvata dal montaggio di Conforti, premio David di Donatello per Lo chiamavano Jeeg Robot. Un tocco labronico da Oscar il suo. Lui che da 11 anni vive a Los Angeles, lavora nel mondo del cinema anche a fianco di mostri sacri di Hollywood tra cui John Malkovich, Andy Garcia, Mason Gooding, Toni Collette, Frank Grillo.

«È un traguardo fantastico, la mia famiglia mi ha sempre supportato e sono orgogliosissimi», racconta l’ex studente del liceo scientifico. Appena è arrivato a Los Angeles ha fatto scrivere boia dé sulla targa dell’auto. «Sono negli Stati Uniti ma mi sento livornesissimo, per questo ho scelto di vivere vicino al mare a Santa Monica: mi manca la mia città. Subito mi sono fatto scrivere sulla targa, come usa qui, boia dé, purtroppo ho dovuto aggiungere la “h” al dé perché la versione corretta c’era già». Senso di appartenenza alle stelle. «Mia moglie è americana ma dice rigorosamente boia dé», ci scherza su. Torna al docufilm e al suo montaggio. Lasciandosi andare a una critica all’Italia. «È servita una regista americana per far venir fuori questa bellissima storia tutta italiana di Casa Verdi a Milano, l’ ultimo documentario su questa realtà risale a 30 anni fa - dice - Io per primo non la conoscevo, adesso dico che è una pensione che vorrei vivere anche io, così». Il docufilm è girato nella casa di riposo milanese voluta da Giuseppe Verdi. Il lavoro racconta la vita all'interno della casa di riposo che ha una storia tutta sua: intreccia le vite tra Milano e riferimenti americani, è un ritratto commovente dell'invecchiamento degli artisti, la passione per la musica lirica e il desiderio di preservare un luogo unico al mondo. E, quindi, per Conforti la felicità è doppia. Essere in nomination per gli Oscar e accendere riflettori mondiali su questa storia.

«La sera delle nomination siamo andati tutti a cena col team del docufilm per festeggiare. La produttrice Christine La Monte è veramente pazzesca, conosce bene tutte le dinamiche politiche interne, è membro dell’Academy e ha saputo fare campagna mirata, spingendo la musica del documentario. Grande orgoglio e felicità per il compositore, Nicholas Pike: il docufilm seppur piccolo, avrà così una grandissima cassa di risonanza e lo merita». Sicuramente uscirà nuovamente al cinema a Los Angeles. «Andrò alla notte degli Oscar se ci saranno gli inviti per tutti, altrimenti mi infilerò a una delle feste dedicate che organizzeranno, col resto del team». E parla del suo montaggio. «Sono riuscito a incastrare questo lavoro mentre facevo altri due film: ho portato la mia sensibilità su un documentario che parla di musica - e lo tratteggia - È la prima volta che un’aria operistica finisce come nomination agli Oscar come miglior canzone: fantastico. Quell’aria ispirata alle opere come anche il soggetto del film era stata composta prima, quando ancora stavano facendo sopralluoghi e riprese: hanno iniziato a girare 13 anni fa, poi la pandemia. Una lunga gestazione, poi ci siamo ritrovati con materiali che andavano fatti funzionare: il compositore mi ha fornito delle musiche molto belle e il bilanciamento è stato usare momenti musicali che siano coerenti con anche silenzi e momenti di riflessione. Casa Verdi è un esempio che dovrebbe essere diffuso e raccontato in Italia e nel mondo: un modello di come arrivare alla pensione, una casa di riposo, dove la musica aiuta a mantenere la memoria a mantenersi attivi».

E su di lui: «Io faccio tutti i tipi di lavori da serie tv a docuseries, documentari lunghi, corri: la mia è una carriera molto varia, la mia passione sono i film». Impossibile non chiedere del suo rapporto con le celebrities. «La cosa mi fa ridere - risponde - ho lavorato con divi di Hollywood, ho curato il montaggio dell’ultimo film di Andy Garcia e Toni Collette, con Malkovich e tanti altri e che mi è capitato di conoscere. Dico solo questo, ricordo che a Roma per esempio Scamarcio doveva andare in giro con la sciarpa per non farsi riconoscere, qui invece puoi trovare tranquillamente Di Caprio e Christopher Nolan in giro a mangiarsi un taco». E non nasconde un sogno nel cassetto: «Spero un giorno di ricevere un Oscar per il montaggio di un film tutto mio». Chiude cuore di mamma, Antonella Fasulo: «Sono alle stelle per il nostro “bimbo”, lui è modesto e io mi esalto perché se lo merita. Abbiamo fatto tanti sacrifici e ne è valsa la pena».

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