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Il personaggio

Sanremo 2026, chi è Sayf: il vero nome, il legame con Genova e la frase sulla religione

di Redazione web

	Sayf a Sanremo 2026
Sayf a Sanremo 2026

Sebbene venga spesso associato alla nuova ondata cantautorale genovese, il suo linguaggio principale resta il rap, arricchito però da influenze jazzistiche

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SANREMO. Tra i nomi nuovi più attesi del Festival di Sanremo 2026 c’è Sayf, terzo in scaletta, pseudonimo di Adam Viacava, classe 1999. Per molti il suo volto è diventato familiare già nell’estate 2025, quando ha condiviso con Rkomi e Marco Mengoni il successo del brano Sto bene al mare, una delle hit più ascoltate della stagione. Ora il giovane artista arriva sul palco dell’Ariston come uno dei rappresentanti più freschi della nuova scena musicale ligure.

Le radici musicali: rap, jazz e una tromba che lo accompagna da sempre

Sebbene Sayf venga spesso associato alla nuova ondata cantautorale genovese, il suo linguaggio principale resta il rap, arricchito però da influenze jazzistiche. Una caratteristica che lo distingue è l’uso della tromba, strumento che suona fin dalle scuole medie e che ha contribuito a definire il suo stile personale. Tra i riferimenti che lo hanno formato c’è anche Fabrizio De André, ascoltato grazie al padre. Il brano che più lo ha segnato è Ho visto Nina volare, contenuto in Anime salve, disco che considera una pietra miliare.

Genova, la “Santissima Fest” e il legame con la Liguria

Nel 2025 Sayf ha organizzato al Porto Antico di Genova tre serate live intitolate “Santissima Fest”, un piccolo festival che ha attirato centinaia di giovani e ha confermato il suo ruolo nella scena locale. Le sue origini sono divise tra Italia e Tunisia: la madre, tunisina, è la figura con cui è cresciuto maggiormente. Oggi Viacava vive a Rapallo e non ha intenzione di trasferirsi a Milano, nonostante sia il centro dell’industria musicale italiana. In un’intervista a Esquire ha spiegato: «Se vivessi a Milano finirei per adottare una mentalità che non mi appartiene».

Fede, identità e spiritualità

Cresciuto in un contesto familiare legato alla cultura islamica, Sayf ha assorbito alcuni precetti religiosi pur non definendosi praticante. Osserva il ramadan, non mangia carne di maiale e mantiene una dimensione spirituale personale. «Prego, ma non voglio chiudermi in un’etichetta», ha raccontato ai giornalisti. «Mi considero un peccatore per entrambe le religioni», riferendosi sia all’Islam sia al cristianesimo. Un debutto che porta una storia nuova sul palco dell’Ariston. 

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