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Migranti: costi, leggi e numeri. Il piano del governo tra dubbi e difficoltà


	Proseguono gli sbarchi a Lampedusa
Proseguono gli sbarchi a Lampedusa

Il tema degli sbarchi al centro dell’agenda del presidente del consiglio Giorgia Meloni: ecco le soluzioni che l’esecutivo è pronto a mettere in campo per risolvere la criticità

25 settembre 2023
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Costi, rischi per «l'ordine pubblico», udienze di convalida. Numerose le sfide che il “piano Cpr” del Governo - trattenimenti fino a 18 mesi in caso di «mancata cooperazione da parte dello straniero» e «ritardi dai Paesi terzi» dentro strutture «destinate alla sicurezza nazionale» - deve affrontare.

I costi

Da un'analisi dell’agenzia LaPresse emerge come al Cpr di Gradisca d'Isonzo la Prefettura di Gorizia offra oltre 8,56 milioni di euro per 4 anni fra rinnovi e deroghe: 150 posti che l'Ufficio Territoriale del Governo suggerisce di non utilizzare in «capienza effettiva», ma «sensibilmente inferiore a quella teorica». I motivi vanno ricercati nei «frequenti danneggiamenti» e nelle «potenziali ripercussioni sull'ordine e la sicurezza» derivanti da una «presenza stabile superiore alle 90 unità». In via Corelli, a Milano, per i 72 posti complessivi del Cpr sono stati aggiudicati nell'autunno 2022 alla Martinina srl di Salerno 40,18 euro a persona/giorno e un kit vestiario a sconto da 132,6 euro (150 euro la base) prevedono 31 addetti all'interno: 24 ore al mese per i medici professionisti a collaborazione, passando per le 60 ore/mese dello psicologo fino alle 165 ore/mese dei mediatori-operatori contrattualizzati a tempo determinato con il Ccnl Agidae-Associazione Gestori Istituti Dipendenti dall'Autorità Ecclesiastica che, stando all'ultimo rinnovo del febbraio 2022, è utilizzato in asili nido o conservatori. A Brindisi in contrada Restinco, l'ultima gara per i 48 posti letto del Cpr dettaglia ulteriori servizi: vanno stipulate convenzioni con società di noleggio con conducente ipotizzando 12 viaggi per migrante all'anno di circa 30 chilometri (in genere per andare in Questura o Tribunale). In Puglia la scheda telefonica è da 15 euro. Il kit uomo di primo ingresso prevede un paio di scarpe, ciabatte, 2 tute/pantaloni, 2 magliette intime, 2 t-shirt/camicie, 1 maglione più 1 giaccone, 2 pigiami, 4 paia di slip, set 3 asciugamani, 4 calzini, 1 spazzolino, 1 pettine, 1 borsone da viaggio, 2 lenzuola e 1 federa monouso ogni 3 giorni. I costi dell'igiene vanno da un minimo di 0,83 euro al metro quadro/mese per gli uffici ai 4,97 euro per i servizi igienici.

Leggi e giustizia

Le convalide delle espulsioni e dei trattenimenti le decretano i giudici di pace. Di questi alcune centinaia ancora oggi sono remunerati tra i 10-20 euro lordi a provvedimento, spiega a LaPresse Mariaflora Di Giovanni, presidente dell'Unione nazionale giudici di pace. I magistrati onorari sottolineano che «anche per l'immigrazione è previsto l'utilizzo del processo telematico: servirebbe che il fascicolo nascesse telematico, ma nessuna Questura in Italia è collegata al Portale dei Servizi Telematici del Ministero della Giustizia». «Tutte le Questure sedi di Cpr dove sono trattenuti i migranti irregolari ai fini del rimpatrio, già sono connesse ai portali del Ministero Della Giustizia», ribatte in serata il Dipartimento di Pubblica sicurezza. Sui tempi i 18 mesi del Governo sono «propaganda», secondo l'avvocato Guido Savio di Torino esperto di rimpatri, espulsioni e detenzione amministrativa e socio dell'Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione (Asgi). «Le stesse Questure - prosegue - sanno benissimo che, se non puoi identificare una persona in 2-3 mesi, avere a disposizione un anno e mezzo non serve a nulla» mentre «la storia dimostra che dal 1998 a oggi con la Turco-Napolitano meno del 50% delle persone vengono realmente allontanate». Tra le possibili soluzioni, il legale indica l'identificazione dell'irregolare e pregiudicato «durante la detenzione quando c'è tutto il tempo per farlo». «Lo Stato risparmierebbe - conclude - e il detenuto che ha già scontato la sua pena non si troverebbe a subire un'ulteriore detenzione in condizioni peggiori rispetto al carcere».

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