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Fegato, come prendercene cura: le novità nella diagnostica

Fegato, come prendercene cura: le novità nella diagnostica

È il nostro filtro, l'organo più grande del nostro corpo dopo la pelle e dal suo benessere dipende la salute di tutto l’organismo. I consigli di un grande esperto e le novità nel campo della diagnostica per lo studio della steatosi epatica e della cirrosi. Oggi, una nuova ecografia permette di evitare (l’invasiva) biopsia. L’intervista al professor Francesco Pignataro, internista ed ecografista

24 novembre 2022
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Dal benessere del fegato dipende tutto il nostro benessere, non solo fisico, ma anche mentale. Il fegato, infatti, quando è sotto stress, appesantito, intossicato danneggia anche il nostro umore.

Il fegato è l'organo più grande del nostro corpo dopo la pelle. Pesa in media 1 ½ kg e si trova nella zona superiore destra dell'addome. Quando il fegato è sano e non è ingrossato non si riesce a palpare. È fondamentale per una numerosa serie di attività importantissime per l'organismo. Ne parliamo con un grande esperto, il professor Francesco Pignataro, internista ed ecografista. Le ecografie di controllo, abbinate agli esami ematici sono fondamentali per controllare il benessere di questo organo. E ora vedremo una grandissima e recente novità proprio nel capo della diagnostica.

“Il fegato è importante nel controllo dei livelli di zucchero nel sangue. Serve per la produzione della bile, delle proteine, dei grassi e anche di alcuni ormoni. È considerato il filtro insieme con i reni del nostro organismo. Filtra tutto ciò che noi ingeriamo dal cibo alle bevande, così come anche i farmaci. La sua capacità è quella di rigenerarsi quando è danneggiato. Ma attenzione: finché non si ammala. Il fegato è anche fondamentale perché si occupa della trasformazione dei grassi nel mantenere in salute il cuore. E lui che equilibra il colesterolo buono e il colesterolo cattivo: anche per questo dobbiamo prendercene cura. Diete ad alto contenuto di grassi di zuccheri stili di vita errati, mancata attività fisica, sovrappeso, diabete… sono tutte situazioni che vanno a minare la salute del fegato. La prima patologia più frequente del fegato è la steatosi epatica. Ciò succede quando il fegato si ingrassa, produce e immagazzina grasso in eccesso. In questo caso il fegato tende ad ingrandirsi, a ingrossarsi e a livello ecografico si vedono delle macchioline bianche.

Cosa fare?

“In questo caso è fondamentale ripristinare il benessere del fegato per evitare che questo organo possa infiammarsi e crescere troppo. Quando il fegato non riesce più a rigenerarsi può andare incontro alla cirrosi. Sottoporsi a un’ecografia addominale di controllo annuale permette di valutare anche un inizio di steatosi. Chi ha la steatosi soffre di solito della sindrome metabolica, un giro-vita importante dovuto all’eccesso di adipe nel tessuto addominale profondo e viscerale. Presenta, inoltre, una glicemia ballerina e livelli pressori un po’ alti. Alla base del sovrappeso c’è sempre un’alimentazione scorretta. Altro motivo di steatosi epatica è l'eccesso di alcol. Già in età adolescenziale capita di osservare fegati malandati.

Come si può curare in fase iniziale?

“Dieta sana, corretta idratazione e attività fisica, abbinati a un corretto stile di vita sono importanti. Tutto ciò permette anche di assistere alla totale ripresa del fegato. Non ci sono farmaci, ma stile di vita corretto”.

La novità: il fibroscan share wave

Fibroscan share wave è una tecnica mediante ultrasuoni che permette di studiare in maniera estremamente approfondita il fegato. In particolare, riesce a determinare l'eventuale grado di fibrosi del fegato che si correla con la cirrosi, ovvero patologia che determina l’instaurarsi di cicatrici nel fegato che lo rendono man mano sempre meno capace di fare il suo lavoro di filtro.

Questa tecnica non solo è in grado di diagnosticare la cirrosi, cosa che altrimenti si dovrebbe verificare con la ben più invasiva biopsia, ma può mettere in luce tutti quei casi (molto frequenti) di steatosi epatica, ossia di presenza di grasso sul fegato, correlato non solo ad epatite virale o ad abuso alcolico, ma anche nei pazienti con sindrome metabolica. La vera forza di questo nuovo esame è quella di dare una valutazione estremamente più approfondita e precisa della steatosi. Non solo: lieve, moderata e severa. E permette di verificare l’avanzare della patologia e di misurare l’eventuale aggravamento nel tempo. Ma non è finita qui: permette di capire se all'interno di tutti quei pazienti positivi alla steatosi, quali di questi (si sa che sono circa un 25%) hanno invece virato in steatoepatite, andando verso la cirrosi. Questo esame così sofisticato è in grado di fare queste valutazioni, prima ancora dei sintomi, ormai gravi, avvertiti dal paziente e soprattutto fare una diagnosi precoce e precisa, senza biopsia. Si tratta di una metodica di quarta generazione, dove oltre a studiare l'eventuale indurimento del fegato si riesce a conoscere il grado preciso di steatosi e se questo è solo grasso o oltre a essere grasso è anche un inizio di infiammazione del fegato stesso.

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