Grosseto, dal Venezuela alla piazzetta: addio allo storico quadraio delle Mura
Commerciante ambulante, Annunzio Mantini è morto a 88 anni. Partì giovane in cerca di fortuna e colorò la città con una “galleria” a cielo aperto
GROSSETO. Ogni mattina Annunzio montava i cavalletti, tirava fuori le tele e trasformava un angolo ai piedi delle Mura medicee in una piccola grande galleria a cielo aperto. Quadri semplici e popolari, che lui commerciava nel suo quotidiano mestiere di ambulante. A fine giornata rimetteva tutto in macchina, una Opel Kadett marrone, e il giorno dopo ricominciava daccapo.
Per tanti grossetani Annunzio Mantini è stato “il quadraio”, per altri “Van Gogh”: così lo chiamavano in molti. Sicuramente per decenni, con la sua miriade di quadri esposti nella piazzetta accanto allo storico ristorante La Buca di San Lorenzo, ha fatto parte della vita cittadina.
Annunzio si è spento a 88 anni lasciando il ricordo di un uomo che, giovanissimo, aveva attraversato l’oceano in cerca di un futuro migliore. Lascia la moglie Marcella, i figli Francesco e Daniela, i nipoti Alessia e Mattia (figli dei figli) e in Abruzzo le nipoti Belinda e Fabiola, figlie del fratello venuto a mancare tempo fa.
Nato il 14 settembre 1938 a Villa Camera, piccola frazione del comune di Campli, in provincia di Teramo (Abruzzo), Annunzio partì per il Venezuela quando aveva appena 17 anni. Come molti giovani abruzzesi del dopoguerra lasciò quella terra povera per raggiungere oltreoceano un Paese che, con lo sviluppo dell’industria petrolifera, offriva occasioni di lavoro e riscatto sociale. Per molti era la possibilità di costruirsi un’altra vita. «Mio padre partì giovanissimo - racconta Daniela - ma ad aspettarlo in Venezuela c’era un cugino. Così ebbe un punto d’appoggio, un tetto e un lavoro. Cominciò a lucidare i marmi nelle grandi ville di Caracas».
Un lavoro faticoso che lo teneva ore e ore accovacciato sul pavimento. E furono proprio quelle grandi case a fargli balenare in testa un’altra possibilità. “In queste ville con tante pareti vuote – pensò mio padre – ci starebbero bene quadri”».
Fu così che l’intuizione diventò un mestiere vero, grazie a un amico abruzzese che aveva un grande magazzino di quadri a Milano. Annunzio si reinventò un lavoro. «Iniziò pian piano a farsi spedire dall’Italia in Venezuela le tele di quadri senza cornice, arrotolate per occupare meno spazio in viaggio. Una volta arrivate a Caracas lui le srotolava, le incorniciava e le vendeva per le strade di Caracas, lungo le avenidas». In una foto d’epoca che pubblichiamo in alto a sinistra, Annunzio è ritratto proprio accanto a quei quadri che raccontano l’inizio di un’attività destinata ad accompagnarlo per il resto della vita. «Fu in Venezuela che mio padre cominciò a fare il venditore di quadri», racconta Daniela.
Arrivò poi l’incontro con la sua futura moglie. Nel corso di una visita in Abruzzo alla famiglia d’origine, Annunzio incontrò Marcella Di Girolamo, che nata a Castel del Piano abitava a Grosseto con i suoi. La mamma di lei era nata a Villa Camera, stesso paese abruzzese di Annunzio. E anche Marcella faceva abitualmente ritorno al paese d’origine per incontrare i familiari. Proprio come Annunzio.
«Un giorno babbo e mamma si trovarono casualmente in Abruzzo nello stesso periodo e si conobbero alla fontanina di pietra del paese, che esiste tuttora. Mio babbo mi ha sempre raccontato di essere rimasto colpito dal bellissimo sorriso di mia mamma». I due si fidanzarono e sposarono a Grosseto, nella chiesa di San Francesco. Annunzio salutò per sempre il Venezuela e con la moglie costruì una famiglia. La coppia mise al mondo due figli e insieme attraversarono gli anni senza lasciarsi più.
In Maremma Annunzio ripartì dal mestiere che aveva imparato in Venezuela. Vendere quadri. Ambulante, vendeva le opere sulle spiagge e in giro per il territorio finché non arrivò la possibilità, grazie a un’autorizzazione concessa dall’ex comandante dei vigili urbani di Grosseto Felice Serra, di esporre stabilmente le opere in uno slargo a ridosso del corso, laddove sorgevano una pompa di benzina e la Buca di San Lorenzo. Annunzio impreziosiva la piazzetta con i quadri. Chiamato “Van Gogh” o “Il quadraio”, proseguì l’attività dagli anni Settanta fino ai Novanta circa. «Tutti i giorni babbo montava i cavalletti, li apriva e chiudeva a fine lavoro. Il giovedì e il sabato andava ai mercati di Grosseto e Castiglione». Si riforniva di quadri tra Milano, Lucca e Livorno, scegliendo soprattutto paesaggi, pitture semplici e popolari. Conosceva bene le preferenze dei clienti.
«Quando d’estate il sabato andava a Castiglione della Pescaia, spesso portava con sé opere con le cornici bianche, perché diceva che c’erano tanti svedesi a cui piaceva proprio quel tipo di quadri. Non erano opere di grande valore economico», spiega la figlia, ma accessibili a tutti, semplici e popolari, gradevoli e destinate alle pareti delle case e alla vita di tutti i giorni. Con le sue opere Annunzio è entrato a lungo nelle abitazioni e nelle abitudini di tanti grossetani, una presenza familiare in città.
Anche suo padre Pasquale in Abruzzo aveva venduto quadretti con immagini della Madonna e santini. Camminava anche per giorni lungo le strade polverose dell’Abruzzo. «Nonno faceva tanti chilometri a piedi per vendere ciò che riusciva – racconta oggi Daniela – Anche per lui era stato un modo per arginare la miseria di quei tempi».
Annunzio, che ne aveva raccolto il testimone, partì giovanissimo dalla povera terra d’Abruzzo per cercare un riscatto sociale, approdò in Venezuela e trovò infine a Grosseto il suo luogo dell’anima.
Oggi Daniela, commossa, ricorda suo padre con infinito amore. «Mi piace ricordare mio babbo perché ha vissuto tante vite insieme. Ho voluto tessere un omaggio sentito e doveroso a lui per tutti gli anni in cui è stato ambulante a Grosseto e ha svolto un lavoro anche duro, al freddo e alla pioggia, senza uno stipendio fisso, ma grazie al quale non ci ha fatto mai mancare niente, dandoci una casa e facendo studiare tutti e due, mio fratello che me. È stato un babbo esemplare che non dimenticheremo mai».
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