Il Tirreno

Grosseto

Strutture ricettive

Grosseto, abusi edilizi in un agriturismo: il Comune ordina di demolire anche la zona matrimoni

di Ivan Zambelli

	A sx il Comune di Grosseto
A sx il Comune di Grosseto

La polizia locale ha contestato alla struttura ricettiva tredici diverse opere irregolari. Assenti le autorizzazioni paesaggistiche: scatta l’obbligo di demolizione in 90 giorni

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GROSSETO. Anche la pergola dove celebrare i matrimoni, con tanto di panche e fioriere, è risultata abusiva. Ma nell’elenco stilato dal Comune c’è molto altro: in quell’agriturismo c’era una veranda da 116 mq utilizzata come sala ristorante, una cucina, un grande tendone, una casetta adibita a bar, una palestra con lavanderia, tettoie, porticati chiusi, un car port e per finire una piscina fuori terra. Una lunga serie di opere, in tutto tredici, che a vario titolo dopo gli accertamenti della polizia locale, sarebbero stati realizzati senza i necessari titoli edilizi o paesaggistici, per la quale adesso è arrivato l’ordine di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi.

Il provvedimento riguarda un’attività ricettiva – che per motivi di privacy non viene specificata, ma si tratta di un agriturismo – e nasce dagli accertamenti compiuti dalla polizia locale lo scorso giugno. Il sopralluogo aveva fatto emergere una serie piuttosto nutrita di interventi che non sarebbero risultati regolari. Il “catalogo”, per così dire, parte dalla veranda costruita in accanto al fabbricato principale e utilizzata come sala ristorazione dell’agriturismo: circa 116 metri quadrati, struttura e pareti in legno e copertura inclinata. C’è poi l’ampliamento oggi utilizzato come cucina. Per quest’ultimo era stata presentata nel 2017 una pratica per realizzare locale tecnico, servizi igienici e spogliatoi, ma la concessione non era mai stata rilasciata, mentre durante il sopralluogo è stata riscontrata una struttura con conformazione e utilizzo differenti rispetto a quanto richiesto. E ancora: un tendone di 15 metri per 15, formato da nove moduli e sistemato sopra una pedana in legno. Per la struttura era stata presentata una comunicazione per un’installazione temporanea di 180 giorni; peccato però che, scrivono gli uffici, un tendone con le stesse caratteristiche sia visibile nelle ortofoto fin dal 2023. Dalle immagini risulterebbe poi l’eliminazione di due piante di olivo. In questo caso la normativa paesaggistica, ricorda l’ordinanza, consente per questa tipologia di strutture temporanee una permanenza massima di 120 giorni nell’anno solare.

Poi l’elenco si allunga. Ci sono un annesso con tettoia aperta su un lato e, appunto, il manufatto destinato alle celebrazioni dei matrimoni: un pergolato in legno coperto con cannucciato, davanti al quale erano state sistemate panche e fioriere. Seguono una casetta da giardino di circa quattro metri quadrati utilizzata come bar e una struttura in legno che dal sopralluogo è risultata destinata a palestra, affiancata da un altro manufatto utilizzato come lavanderia.

Non è finita: vengono contestati anche una tettoia e un camminamento coperto di collegamento, la chiusura di un porticato con pannelli in legno e infisso in vetro, la chiusura parziale di un secondo porticato e un car port. Per gli interventi dal numero 1 all’11 il Comune rileva l’assenza sia del titolo abilitativo edilizio sia dell’autorizzazione paesaggistica. Nell’area è stata trovata anche un’isola ecologica coperta da un pergolato, classificata però come intervento privo di rilevanza edilizia, mentre per una piscina fuori terra viene contestata l’assenza dell’autorizzazione paesaggistica.

Di conseguenza al proprietario e alla società è stato ordinato di ripristinare, a proprie spese, lo stato dei luoghi demolendo e rimuovendo le opere contestate. Il Comune da tempo 90 giorni, precisando tra l’altro che in caso di mancato rispetto del termine è prevista l’acquisizione gratuita al patrimonio comunale del bene e dell’area interessata, oltre a una sanzione amministrativa che può andare da 2mila a 20mila euro. Resta comunque aperta, precisa il Comune, la possibilità di ricorrere alla sanatoria per le opere che dovessero risultare conformi alle normative e quindi sanabili.


 

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