Schianto mortale dopo la festa di compleanno, il fratello della vittima: «Ci siamo salutati e poi non l’abbiamo più rivisto»
Il dolore di Larbi Haichami, 23 anni: «Eravamo molto uniti». Comunità e famiglia sotto choc dopo il gravissimo incidente stradale
GROSSETO. Larbi Haichami – il fratello del 29enne morto nella notte tra sabato e domenica nell’incidente vicino a Preselle – è appoggiato a una palizzata fuori dall’obitorio dell’ospedale di Grosseto. Ha 23 anni, lo sguardo perso nel vuoto.
Gli amici cercano di confortarlo, mentre il corpo di suo fratello è dentro alla camera mortuaria a disposizione dell’autorità giudiziaria. Decine di persone, tutte originarie del Marocco, si uniscono e si abbracciano, cercano di farsi forza e portare sostegno alla mamma di Abdel, al babbo e al fratello.
Il fratello
«Non sappiamo niente, non sappiamo come è successo, aspettiamo notizie», dice spaesato e a più riprese Larbi, con la mente e il cuore rivolti al fratello. Le fotografie di Abdelwahid raccontano una vita che fino a pochi giorni fa era fatta di momenti semplici: eccolo sorridente davanti al Colosseo, nel parcheggio di un centro commerciale a Grosseto, seduto al tavolino di un bar con cappello e occhiali da sole.
Faceva l’operaio edile, lavorava come muratore in una ditta di Grosseto e, come raccontano gli amici, era conosciuto e apprezzato da tutti per la serietà e il carattere buono. Larbi si lascia abbracciare e consolare, mentre il babbo e la mamma sono a poca distanza disperati, circondati dalla folta comunità musulmana che ieri si è riversata praticamente in massa nella piazzetta fuori dall’obitorio. Decine di persone giunte a portare conforto, da Scansano o da altre zone della provincia.
Su come sia avvenuto l’incidente la famiglia Haichami non sa ancora nulla. Padre, madre, Abdelwahid e Larbi abitavano insieme a Scansano nella stessa casa, mentre le altre due sorelle vivono lontano: «Una vive in Marocco e l’altra vicino Modena».
Abdelwahid lavorava nel settore dell’edilizia, «prima era insieme a me – racconta il fratello – Poi ci siamo divisi e lui è andato a lavorare per un’altra impresa dov’era tuttora impiegato». Sabato pomeriggio è uscito di casa poco dopo le 17. «Ci ha salutati, ha detto ciao a me e ai miei genitori ed è uscito con la sua macchina, una Fiat Bravo. Da allora non lo abbiamo più visto. È stata quella l’ultima volta in cui lo abbiamo visto vivo».
Famiglia e comunità: lo choc e il lutto
La notizia della tragedia è arrivata poche ore dopo, nella mattinata di ieri, domenica 6 settembre, prestissimo quando «sono arrivati i carabinieri a casa nostra a Scansano per avvisarci. Hanno suonato, ha aperto il mio babbo. Gli hanno detto che era successa la disgrazia, saranno state le 6,30/7». Da lì in poi è iniziata la giornata del dolore e dell’attesa per capire cosa fosse successo.
«Abdel stava, a quel che ho capito, tornando da una festa – prosegue Larbi – ma non conosco le ragazze che erano in macchina con lui. Purtroppo non sappiamo niente», ripete il fratello accanto ad altri amici. E il suo pensiero è rivolto anche alle altre persone coinvolte nell’incidente. «Abbiamo saputo che una è molto grave e ci dispiace molto, speriamo che si rimetta il prima possibile».
Lì fuori dall’obitorio c’è il sole, gli amici e i familiari si appoggiano gli uni agli altri, gli sguardi bassi. Cercano riparo e ombra nel parchetto. Molti conoscevano Abdelwahid da anni.
«Funziona così: noi nella disgrazia ci compattiamo. La nostra comunità musulmana è molto unita», raccontano alcuni giovani connazionali che parlano di Abdel come di un ragazzo speciale, da tutti rispettato e benvoluto, che si era costruito una rete di rapporti solidi e si era fatto amare. «Era uno di noi. Era un muratore, era bravissimo. Buono come il pane. Non beveva, non fumava, la più brava persona del mondo. Nella nostra comunità, quando una persona è brava le stiamo vicini, quando una persona perde la strada la lasciamo allontanare altrimenti rischia di tirare dietro anche noi. Con lui e la sua famiglia eravamo sempre vicini e non ci siamo mai allontanati».
«La vita è così purtroppo», scuote la testa un altro amico, anche lui originario del Marocco. «Lavoro a Grosseto come macellaio e anche io sono di Scansano. Conoscevo Abdel da tanto: era nato in Marocco ma era da tempo era qua in Italia, è stata una brutta disgrazia».
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