«Tranquilla, ci penso io», ma il dentista le rovina il sorriso a 18 anni: il caso in Toscana finisce in tribunale
La giovane aveva affrontato un percorso odontoiatrico complesso tra impianti e apparecchio, ma complicazioni e interventi correttivi l’hanno costretta a rivolgersi ai giudici: una consulenza tecnica ha ricostruito errori e responsabilità, portando alla condanna del professionista
GROSSETO. A 18 anni si era sottoposta a un trattamento ortodontico e implantologico. Ma quell’intervento non sarebbe stato eseguito correttamente, visto l’insorgere di una serie di conseguenze che la costrinsero a nuove cure, ulteriori spese e a un lungo percorso di riabilitazione. Oltre ai comprensibili disagi psicologici che può avere una ragazza di 18 anni con problemi alla dentatura.
La causa civile e la decisione del giudice
Per questa ragione la ragazza si era rivolta al tribunale di Grosseto, dove il giudice Amedeo Russo le ha riconosciuto il danno condannando un odontoiatra a risarcirla per circa 10mila euro, rigettando anche la richiesta di manleva avanzata dal dottore nei confronti della compagnia assicurativa.
Gli interventi tra 2015 e 2016 e l’insorgere dei problemi
Questo perché la vicenda risale indietro nel tempo, al periodo compreso tra il 2015 e il 2016. La ragazza, all’epoca studente appena maggiorenne, si era affidata al professionista per una terapia ortodontica associata a interventi implantologici. Col passare del tempo, tuttavia, emersero problemi che la spinsero a rivolgersi ad altri specialisti per comprendere sia le cause del fallimento di parte del trattamento eseguito, ma anche per sottoporsi a ulteriori misure. Tutto questo tramite specialisti privati; l’urgenza richiedeva una tempestività tale da non permettere una lunga lista d’attesa nel sistema sanitario pubblico.
La consulenza tecnica e le responsabilità individuate
Capito l’origine del problema, decise di avviare un’azione civile chiedendo il risarcimento dei danni subiti. Nel corso del procedimento il tribunale ha disposto una consulenza tecnica d’ufficio affidata a due specialisti, le cui conclusioni hanno rappresentato il punto centrale della sentenza. Secondo i periti infatti i danni riportati dalla giovane sono riconducibili al mancato rispetto delle regole di diligenza professionale da parte del dentista. Nelle conclusioni della consulenza si legge che il sanitario non si sarebbe attenuto alle linee guida e alle raccomandazioni cliniche previste per questo tipo di interventi, e che quindi questi errori hanno determinato il fallimento di due impianti dentali.
Le conseguenze cliniche e psicologiche
Le conseguenze non sono state soltanto economiche. La consulenza ha accertato una perdita ossea nella zona interessata dagli impianti non riusciti, con un aggravamento della situazione clinica preesistente. I periti hanno inoltre evidenziato un periodo di malattia e sofferenza legato ai numerosi interventi successivi, riconoscendo anche il disagio personale e relazionale vissuto dalla giovane. Nella valutazione è stato considerato anche il fatto che le cure si siano protratte in un periodo particolarmente delicato della sua vita, coincidente con l’esame di maturità e quindi fonte di ulteriore stress.
I costi sostenuti e il risarcimento finale
Sul fronte economico la ragazza aveva sostenuto 4.600 euro per le cure originarie, dei quali 2.700 relativi agli impianti poi risultati fallimentari. A questi si sono aggiunte le spese per consulenze specialistiche e accertamenti, oltre ai costi delle cure correttive rese necessarie per rimediare agli errori riscontrati. Complessivamente i consulenti hanno quantificato in oltre 5mila euro le sole terapie riparatorie necessarie per rimediare ai danni causati dal precedente trattamento. Sommando danno biologico, spese mediche già sostenute e cure ancora necessarie, il tribunale ha liquidato alla giovane un risarcimento di 10.375 euro, oltre agli interessi.
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