Il fatto
Terrosi muore a Chicago nella casa di Giulianotti. Il chirurgo è «sotto choc»
Il manager 62enne era in Illinois ospite dell’amico medico L’intervista: «L’ho trovato senza vita, sembrava dormisse»
GROSSETO. «Sono addolorato e senza parole», commenta al Tirreno, al telefono da Chicago, Pier Cristoforo Giulianotti, pioniere della robotica ed ex primario dell’ospedale di Grosseto.
L’amico fraterno Riccardo Terrosi, 62 anni, manager, divulgatore scientifico e organizzatore di eventi in campo medico, è morto proprio a Chicago, nella casa dello stesso Giulianotti dove si trovava ospite per motivi di lavoro. È venuto a mancare, probabilmente per infarto, nella notte tra giovedì e venerdì. Ad accorgersene è stato lo stesso Giulianotti una volta tornato a casa. «L’ho trovato senza vita nel letto».
Nato nel 1964, figlio del notissimo pediatra Ferruccio Terrosi venuto a mancare nel a novembre del 2024, sposato e con tre figli, Riccardo Terrosi lavorava nel campo dello sviluppo tecnologico, della comunicazione e dell’organizzazione di eventi medico-scientifici, collaborando strettamente con il professor Giulianotti di cui era da molto tempo amico vero e sincero.
In questi giorni Riccardo era a Chicago per lavoro, doveva organizzare alcuni eventi ed era ospite di Giulianotti. Un rapporto radicato nel tempo e risalente agli albori della Scuola internazionale di chirurgia robotica, fondata a Grosseto nei primi anni del 2000 dal medico e diventata un polo di eccellenza mondiale. Terrosi già a quel tempo iniziò a organizzare corsi di formazione in robotica avanzata per chirurghi di tutto il mondo. È quindi diventato direttore e manager della Crsa (Clinical robotic surgery association), associazione mondiale con sede a Chicago dedicata alla chirurgia robotica generale, e ha curato finora la segreteria organizzativa della Ti.Gi. Congress che ha sede a Grosseto, società specializzata nell’organizzazione di eventi medico-scientifici nazionali internazionali.
Un divulgatore medico considerato punto di riferimento del settore, stimato e le cui competenze erano ben conosciute. La notizia della sua morte improvvisa è circolata rapida in città; sotto choc i tantissimi amici.
Il Tirreno ha raggiunto telefonicamente a Chicago il professor Giulianotti, ancora sotto choc per la morte dell’amico.
Professor Giulianotti, prima di tutto come sta?
«Sono senza parole, è per me un colpo terribile, non sono molto nelle condizioni di parlare...».
Comprendiamo purtroppo, anche perché si è accorto lei della morte di Riccardo, è così?
«Sì, l’ho trovato morto nel letto della sua stanza, era ospite a casa mia qua a Chicago, era venuto a passare una settimana.... Dovevamo organizzare una serie di convegni che erano già in programma. Io ieri mattina (venerdì mattina, ndr), sono uscito prestissimo di casa, in silenzio per andare a fare un intervento chirurgico che sarebbe durato parecchie ore; queste sono operazioni che iniziano intorno alle 6 del mattino, e si protraggono a lungo. Lui era nella sua stanza a dormire. Quando ho finito alle 14 ho provato a chiamarlo, avevamo appuntamento insieme con la segretaria per discutere di alcuni problemi organizzativi per gli eventi in programma, ma non ha risposto. Allora ho chiamato anche la segretaria: “Riccardo è con te?” le ho chiesto, ma lei ha risposto di no. “Non si è visto”. A quel punto sono rientrato a casa e lui era sdraiato a letto, sembrava che dormisse, non rispondeva. Mi sono avvicinato, non dava segni di vita. Era morto. Cosa sia successo è ancora difficile da capire, probabilmente un problema cardiovascolare. Era una settimana che era a Chicago, doveva tornare in Italia domani (oggi, ndr). Guardi, sono distrutto».
Terrosi ha sempre detto che la vostra era un’amicizia profonda e leale.
«Ma sì, lui era davvero un amico vero. A chiacchiere sono buoni tutti a dirsi amici, ma lui lo era sul serio. Era una persona generosa, sincera, buona. “Se hai bisogno sono qui” mi diceva sempre. Ed era vero. Le amicizie si vedono da questo. Ci sono quelli che si spacciano per amici. E poi ci sono gli amici veri, come lui. Ci volevamo bene davvero, il che per noi ha significato condividere non solo il bene ma anche le sfortune, i dispiaceri che potevano capitarci».
Un’amicizia di lunga data?
«Sì, un’amicizia lunga e vera, ci siamo conosciuti quando ero primario là a Grosseto, all’inizio degli anni 2000, quindi è durata oltre venti anni».
Cosa succede ora? Quando tornerà Terrosi a Grosseto?
«Il corpo qua in Usa è stato esaminato dal coroner (funzionario pubblico che si occupa di fare accertamenti su decessi improvvisi) e hanno già accertato che è stata una morte naturale. Adesso è in una “funeral home”. So che il desiderio di Riccardo era di essere cremato, qua ci sono delle regole, penso che ci sarà una cerimonia qua in America, poi una a Grosseto. Voglio dire che Riccardo è stato davvero un punto di riferimento per tanti professionisti, una colonna del settore. E soprattutto un uomo generoso e buono». l
