Viaggi, c’è la paura del blocco all’estero: sempre più cancellazioni. I consigli degli operatori: «Timori irrazionali»
L’incertezza frena i voli. E il contesto è reso ancora più complesso anche dalla struttura stessa dei collegamenti aerei
GROSSETO. C’è chi aveva già prenotato e ha deciso di cancellare, chi continua a rimandare la scelta e chi, semplicemente, quest’anno non partirà. Non per mancanza di mete o offerte, ma per un clima generale di incertezza che si è trasformato nelle ultime settimane in un vero e proprio blocco delle prenotazioni.
Le guerre in corso, le tensioni internazionali e il continuo flusso di notizie spesso frammentarie o poco chiare stanno incidendo in maniera diretta sul turismo, alimentando timori che, in molti casi, finiscono per andare oltre il reale livello di rischio.
Il risultato è un mercato in stand by, fermo non tanto per impossibilità oggettive, quanto per una percezione diffusa di insicurezza che sta portando a disdette e rinvii.
A confermarlo è Barbara Urbano dell’agenzia Infiniti Viaggi, che invita però a distinguere tra realtà e percezione: «Purtroppo di fronte ad eventi come questi si fa di tutta l’erba un fascio. È normale avere dubbi o paure, ma certe dinamiche non si conoscono. Chi, ad esempio, ha timori per andare in vacanza a Sharm el-Sheikh dovrebbe ricordare che conviviamo da quattro anni con la guerra in Ucraina, ma non pensiamo che viaggiare in Italia sia insicuro».
Sono dinamiche che gli operatori di viaggio hanno già visto. «Noi come categoria siamo abituati – spiega – Io ho iniziato ai tempi della seconda guerra del Golfo ed è normale che la gente si faccia prendere dall’ansia». Oggi però il contesto è reso più complesso anche dalla struttura stessa dei collegamenti aerei. «Molti voli fanno scalo a Dubai. Abbiamo viaggi prenotati da qui a fine anno con transiti negli Emirati, ma a chi deve partire tra luglio e settembre diciamo di stare tranquilli, perché è necessario riportare un minimo di razionalità. Magari nel giro di due mesi la situazione cambia e non c’è alcun motivo per disdire o annullare il viaggio in questo momento».
Molti infatti temono, come successo nelle scorse settimane, di restare bloccati durante il viaggio. Su questo, fa sapere Urbano, un aspetto centrale sono le garanzie per chi parte con un pacchetto turistico. «La cosa fondamentale è il contratto di viaggio e la normativa europea del 2018 che tutela il cliente. Se si acquista tramite tour operator ci sono obblighi precisi: chi è rimasto bloccato nel Sud Est asiatico lo scorso mese non ha speso un euro per hotel o il rientro». Diverso invece il discorso per chi organizza tutto in autonomia: «I problemi li hanno avuti soprattutto i fai-da-te o chi ha acquistato solo il volo».
Urbano fa un esempio: «Abbiamo avuto clienti rimasti alle Maldive cinque giorni in più. Erano in viaggio di nozze, in un resort da 600 euro a notte. Non hanno tirato fuori un euro». Certo è che il mercato rallenta ed ha bruscamente rallentato. «C’è richiesta per il Mediterraneo e per le crociere, mentre Africa e oltre oceano tengono. L’effetto guerra si sente soprattutto nel breve periodo». A incidere è anche il caro voli o l’oligopolio verso l’Oriente di talune compagnie come Qatar Airways, Emirates ed Etihad che appunto sono vicine agli scenari di guerra. «Le alternative sono poche e i prezzi salgono».
Uno scenario confermato da Andrea Mazzanti di Farm Holidays Grosseto: «Siamo in stand by. I viaggi verso l’Est o il Medio Oriente sono fermi, compresi quelli che prevedono scali in quelle aree. Si lavora solo con voli diretti, ma con costi elevati e incertezze legate al prezzo del petrolio».
Il blocco secondo lui è più ampio. «La situazione è complicata ovunque. C’è tanta attesa, la gente non prenota. Dopo lo scoppio della guerra qualcuno ha disdetto, soprattutto all’inizio. Ora il problema è che nessuno si muove, nemmeno verso altre destinazioni o all’interno dell’Italia». Perché alla base c’è anche un fattore economico. «Il caro vita pesa – conclude – e la prima cosa che si taglia è la vacanza».
