Il Tirreno

Grosseto

Il fenomeno

Truffe bancarie, è boom di casi: «Con Ia clonano anche le voci». Gli ultimi raggiri e come difendersi

di Matteo Scardigli
Truffe bancarie, è boom di casi: «Con Ia clonano anche le voci». Gli ultimi raggiri e come difendersi

Confconsumatori aiuta a evitare i raggiri e avere i rimborsi. Ecco cos’è lo “spoofing” e perché la Cassazione dà agli istituti di credito maggiori responsabilità verso chi lo ha subito

4 MINUTI DI LETTURA





GROSSETO. C’era una volta il fantomatico principe che ha milioni di dollari bloccati in un conto bancario per cui ha bisogno di un prestanome che si occupi dell'operazione al posto suo, in cambio di una percentuale: una truffa, tra le più diffuse al mondo con innumerevoli varianti, che allettava con un guadagno facile la potenziale vittima facendo leva sulle sue scarse “difese immunitarie” nei confronti dei raggiri. Oggi la tecnologia mette a disposizione dei malviventi strumenti molto più incisivi e sofisticati; e le richieste di aiuto si moltiplicano.

«Nel 2025 abbiamo assistito a un incremento almeno del 50 percento rispetto agli anni precedenti. Un boom che continua ancora oggi», conferma Sara Serritiello, avvocata di Confconsumatori, e aggiunge: «Oggi assistiamo a una diversificazione e a una massificazione delle attività dei malviventi, che sempre più spesso sfruttano le potenzialità offerte dall’intelligenza artificiale». Il che – sia detto con tutte le premesse del caso – per paradosso non è necessariamente un male, almeno dal punto di vista di chi la truffa l’ha appena subita.

È la lettera scarlatta: il raggirato non denuncia perché teme la vittimizzazione secondaria, come in qualche modo fosse “colpa sua” l’esserci cascato; e la banca, non essendo stata chiamata in causa, non rifonde il maltolto. «Oggi invece, con queste nuove tipologie di truffa, sempre più spesso l’istituto di credito deve dimostrare di aver attivato tutte le contromisure necessarie per prevenire o interrompere l’attività dei malviventi; e deve risarcire, almeno in parte», anticipa Serritiello. Merito dell’orientamento della Cassazione, ma ci si arriva tra un attimo.

Una volta il raggiro correva via posta; elettronica, ma prima ancora ordinaria. Oggi ci sono gli annunci sulle varie piattaforme (Facebook e LinkedIn le più gettonate) e ci sono il phishing e lo smishing, cioè quando i criminali tramite email o messaggini (Sms o WhatsApp) si fingono enti o figure affidabili promettendo rimborsi per indurre le persone a comunicare loro stesse dati sensibili come carte di credito o password; ma c’è anche lo spoofing bancario, in cui la comunicazione inviata talvolta dal sedicente “servizio antifrode” risulta particolarmente credibile perché appare nella conversazione avuta fino a quel momento con l'istituto di credito, proviene dallo stesso numero utilizzato realmente dalla banca e riporta il logo dell’istituto finanziario.

«Di recente ho avuto il caso di un pensionato grossetano a cui erano stati sottratti quasi 2.200 euro. Il signore era stato bravo ad allertare la moglie, perché i truffatori avevano preso di mira anche lei dato che entrambi avevano conti allo stesso istituto di credito, ma a fronte di bonifici anomali la banca non aveva fatto partire gli alert», racconta l’avvocata, che ribadisce: «Grazie all’Ia i malviventi sono in grado di “clonare” tutto: mail, numeri di telefono e siti, perfino le voci». Di qui – si diceva – le recenti sentenze dell'organo giurisdizionale di ultima istanza.

«In via principale, se il correntista non ha responsabilità il rimborso ci dev’essere e deve essere integrale. Di norma però l’istituto di credito non adempie, neanche di fronte all’evidenza», ravvisa ancora Serritiello, spiegando quindi che «la Cassazione, riscontrando la sussistenza di colpa lieve da parte del correntista, stabilisce il concorso di colpa». E per concorrere bisogna essere almeno in due.

Cosa fare? «Non considerare mail, messaggi o Sms di natura ordinaria perché gli enti non chiedono credenziali o soldi tramite link ma solo attraverso canali protetti e ufficiali. E denunciare sempre alle autorità competenti», premette ancora l’avvocata di Confconsumatori, invitando quindi a fare un uso consapevole dell’home banking: «È bene andare di persona allo sportello e far impostare per sé e per i propri cari un limite (ci sono giornalieri e mensili) alle operazioni che si possono fare da remoto, se poi si hanno necessità una tantum si torna allo sportello e il limite lo si fa sospendere».

A chi il raggiro lo ha subito l’avvocata consiglia poi di affiliarsi alla propria o ad altre associazioni: «Possiamo accompagnare i consumatori proprio partendo da quelle conversazioni (è bene conservarle in formato originale o, in seconda battuta, con uno screenshot), poi la decisione spetta a loro. Il dato storico ci dice che sei truffati su dieci tentano l’azione risarcitoria e che il 60-70 percento di loro riesce nell’intento: il rimborso parziale può arrivare fino alla metà della perdita». 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

La guida

Mobilità

Monopattini elettrici, scatta l’obbligo di targa e assicurazione: la data e i costi – Cosa si rischia senza

di Redazione web
Speciale Scuola 2030